Con l’elaborazione di nuovi modelli di business è già possibile aumentare la produttività
Molte analisi sulle prospettive del quantum computing lambiscono il confine tra fisica, neuroscienze, antropologia e filosofia. Il quantum computing in sé è un paradigma di calcolo che utilizza qubit, che a differenza dei bit dei computer e supercomputer, possono esistere contemporaneamente in diversi stati (0, 1 o entrambi) ed essere interconnessi (entanglement), così da aumentare esponenzialmente la velocità di calcolo nella piena capacità di risolvere problemi dinamici.
La domanda è: quando diventerà davvero utile? Al momento il quantum computing è ancora un sistema molto fragile (fattori esogeni minimi influenzano i quanti), energivoro (occorre mantenere temperature bassissime), instabile e forse inefficiente (occorrono decine di qubit fisici per generare un qubit logico), ma la tecnologia corre alimentata da ingenti investimenti e perfezionandosi supera sé stessa: si parla già da tempo di fotonica, di luce come vettore di informazioni.
Se l’immaginario collettivo del quantum si sta popolando di grottesche (aspettative, entusiasmi e paure), alimentate da una certa dose di ignoranza, e di manipolazioni mediatiche, non è solo perché il quantum permetterà di decriptare qualsiasi codice (cosa ne sarà di criptovalute? cybersecurity? privacy?), ma perché sarà il motore di un’intelligenza artificiale (l’algoritmo) sempre più potente, generativa, e autonoma. È il momento della singolarità che ci fa arrovellare: quello nel quale l’algoritmo ci raggiunge e ci supera nel nostro potere decisionale.
Nel frattempo, già sono possibili aumenti significativi della produttività, nell’elaborazione di nuovi modelli di business, investimenti e occupazione non solo nei settori delle ‘core’ quantum technology, ma in quelli del ‘key enabling’ technology (materiali avanzati, software, infrastrutture di controllo) e del quantum downstream (applicazioni finali nel mondo della logistica, della chimica, della supply chain, delle terapie mediche, della finanza, ecc.).
L’opportunità non sarà la stessa per tutti in funzione: della capacità di investimento, ovvero del capitale di rischio disponibile; della cultura diffusa e la propensione all’adozione di nuove tecnologie. Si impone la possibilità e la capacità di gestire la tecnologia, i suoi effetti allocativi e riallocativi in termini di ricchezza, di lavoro e di prospettiva.
Non sarà possibile cercare di usare il futuro per replicare il passato: Einstein chiamò l’entanglement “azione fantasma a distanza” e non riuscì ad accettarlo. La sua resistenza ci dice non poco di come certe idee arrivino prima che la mente umana abbia sviluppato le categorie logiche per contenerle.
Tuttavia, il salto quantico dell’elettrone oggi induce quello dell’organizzazione sociale, civile e politica dei Paesi per poter essere attivi nel flusso del futuro: un qubit non è né 0 né 1 finché non lo osservi; le cose più profonde esistono prima che si possano misurare. Saremo pronti quando avremo condiviso i valori e le intenzioni che ci permettono di stare in quel flusso con responsabilità, dignità, passione e compassione.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di giugno 2026 (numero 5, anno 9)
