Vincenzo Esposito (Microsoft Italia): “Chi controllerà il calcolo del futuro controllerà l’economia”

Microsoft Italia

*Nella foto due approcci al quantum computing: architettura a qubit multipli vs chip quantistico Majorana 1

In ‘Dialoghi per la Competitività’ intervistiamo Vincenzo Esposito (Microsoft Italia) che parla di come le condizioni infrastrutturali stiano ridefinendo i confini della competitività italiana.

C’è un momento, nella storia di ogni rivoluzione tecnologica, in cui ci si accorge che la partita vera si stava già giocando altrove. Così fu con l’elettricità: non vinse chi la usò prima, ma chi controllò le reti di distribuzione. Così fu con internet: il valore non si concentrò nei contenuti, ma nelle infrastrutture. Oggi la storia si ripete con l’intelligenza artificiale: mentre le imprese adottano strumenti di produttività, la competizione si sposta sull’infrastruttura computazionale. E all’orizzonte il calcolo quantistico si profila come discontinuità ancora più radicale. La domanda che ne segue non è solo tecnologica: quali condizioni di investimento, di capitale umano, di ecosistemi locali determineranno la capacità delle Pmi italiane di non restare escluse dalla nuova gerarchia competitiva? Per esplorare queste domande dialoga con noi Vincenzo Esposito, Amministratore delegato di Microsoft Italia. La sua posizione alla guida di un operatore globale a contatto quotidiano con grandi imprese, Pmi e pubblica amministrazione offre un punto di osservazione privilegiato su come le condizioni infrastrutturali stiano ridefinendo i confini della competitività italiana. Non si tratta di capire quale strumento adottare oggi, ma su quale architettura costruire la capacità competitiva di domani.

L’intelligenza artificiale è entrata nell’agenda delle imprese italiane, spesso ancora come strumento operativo. Ma la competizione si gioca già a un livello più profondo. Siamo davvero di fronte a un cambio di paradigma in cui chi controlla la potenza di calcolo controlla l’economia?

La competizione non si gioca più sull’algoritmo, ma sulla capacità di trasformare la potenza di calcolo in crescita economica reale. L’AI è diventata infrastruttura critica, paragonabile all’energia o alle reti. Sta emergendo una nuova ‘commodity’: i token, l’unità base del calcolo, e la competitività dipenderà dalla capacità di produrli in modo efficiente. Per le imprese italiane la sfida è salire di livello: dall’uso operativo individuale alla riprogettazione dei modelli di business, integrando l’AI nei processi chiave. Il quantum computing rappresenterà poi una vera discontinuità: non un’evoluzione, ma un salto che cambierà radicalmente ciò che è computazionalmente possibile.

Quando la competitività dipende dall’accesso a un’infrastruttura, cambia la natura stessa della sfida. Se la competitività si gioca sull’infrastruttura computazionale, come possono le Pmi italiane reggere questa sfida? E come si evita che la discontinuità tecnologica allarghi il divario tra chi ha accesso e chi no?

Il nostro impegno è democratizzare l’accesso all’infrastruttura. Cloud, AI e quantum non sono tre layer separati, ma un’unica piattaforma scalabile per ogni organizzazione. In Italia questo si traduce in investimenti su ecosistema, competenze e nell’iniziativa nazionale AI Lab, dove le imprese sperimentano casi d’uso concreti. La sfida più grande non è tecnologica, ma culturale: accompagnare le organizzazioni dall’uso sperimentale all’integrazione profonda nei processi core, attraverso formazione e una rete di partner sul territorio.

La risposta tocca un nervo scoperto: la sfida non è solo tecnologica ma culturale, e il ritardo culturale è spesso il più difficile da colmare. Eppure proprio qui si apre la questione più delicata per il sistema Italia. La competizione sull’infrastruttura computazionale è anche una questione di sovranità. I Paesi che non investono oggi rischiano di diventare fruitori di tecnologie sviluppate altrove. Su cosa deve puntare l’Italia per costruire una posizione competitiva reale sul quantum?

Sovranità tecnologica vuol dire capacità nazionali forti e alleanze tra Paesi che condividono regole e valori. Costruire da soli l’intero stack quantistico non avrebbe senso: ritarderebbe proprio la competitività che si vuole proteggere. La strada passa per tre pilastri che si reggono insieme. Il primo è fisico: servono data center, connettività e energia sul territorio. Il secondo è umano: fisici, ingegneri e sviluppatori quantistici formati in Italia, Il terzo è istituzionale: una collaborazione pubblico-privato in cui fondi, ricerca e industria condividano davvero rischio e ambizione. La finestra esiste, ma si chiude: dovremo decidere se vogliamo essere tra chi scrive le regole del calcolo o tra chi le riceve già scritte.

 

Il dialogo con Vincenzo Esposito conferma come la competizione sull’infrastruttura computazionale sia ormai una condizione strutturale del business e della politica industriale. L’AI diventa infrastruttura critica: chi ne governa i layer non offre servizi, ma definisce le condizioni entro cui le imprese competono. Il calcolo quantistico si gioca ora, in una finestra che si chiude, e richiede una postura attiva non di importatore, ma di co-costruttore di standard. Il modello delle Pmi italiane specializzazione verticale, know-how di filiera, prossimità al cliente è un patrimonio reale che richiede però condizioni abilitanti: accesso alle infrastrutture computazionali a costi sostenibili, competenze diffuse, ecosistemi locali di sperimentazione. La domanda non è se le Pmi possano beneficiare di AI e quantum, ma se il sistema-Paese sappia costruire queste condizioni prima che altri lo facciano al loro posto.

‘Dialoghi per la Competitività’ proseguirà esplorando come i principali driver del cambiamento stiano ridisegnando il perimetro del possibile per le imprese italiane, affinché la discontinuità tecnologica diventi terreno di crescita e non di esclusione.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di giugno 2026 (numero 5, anno 9)

Poste Italiane Dic 25

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