Tim, Cdp al 4,262%. Vivendi ‘sterilizza’ Mediaset

Cdp detiene il 4,262% del capitale di Tim. Sono gli aggiornamenti della Consob sulle partecipazioni rilevanti a svelare la consistenza del pacchetto di azioni rilevato dalla Cassa. Blackrock invece lima la sua partecipazione aggregata dal 5,027% al 4,977%. Questo, mentre il primo azionista Vivendi conferma la scelta di privilegiare la partecipazione nella società telefonica rispetto a quella detenuta in Mediaset. Il gruppo guidato da Vincent Bolloré ha trasferito al ‘blind trust’ Simon Fiduciaria il 19,19% (pari al 19,95% dei diritti di voto) del capitale di Mediaset. L’Agcom aveva dato un anno di tempo, che sarebbe scaduto il prossimo 18 aprile, per scegliere tra la partecipazione in Tim e quella nella società televisiva.

Intanto, i consiglieri indipendenti di Tim espressi dai fondi, gli stessi che hanno votato contro il ricorso d’urgenza, denunciano il conflitto di interessi del cda che ha deciso di non ammettere le proposte di Elliott nell’odg dell’assemblea del 24 aprile. “La delibera del 22 marzo è stata adottata in violazione dei commi 1 e 2 dell’art.2391 cc, e per di più col voto determinante di consiglieri in conflitto di interessi (perché contrari all’integrazione avente ad oggetto la loro revoca)”, spiegano i consiglieri ‘dissidenti’ di Tim sono Ferruccio Borsani, Lucia Calvosa, Francesca Cornelli, Dario Frigerio e Danilo Vivarelli.

Lunedì scorso si sono opposti alla decisione assunta dal cda di Tim di contrastare con azioni legali l’integrazione dell’agenda assembleare del 24 aprile, decisa dal collegio sindacale, che porterà al voto dei soci sulla revoca e sostituzione dei consiglieri vicini a Vivendi, su richiesta del fondo Elliott. “L’ordinamento prevede l’impugnazione da parte del collegio sindacale delle delibere del cda ma non conosce l’ipotesi inversa” sottolineano. Non si è mai visto un cda contestare le decisioni di chi deve vigilare su di lui. “Si presenta come un ‘monstrum’ non solo sul piano processuale ma anche sul piano sostanziale in ordine al normale articolarsi dei rapporti interorganici”, rilevano infatti gli amministratori. E per quanto riguarda la sostanza e non solo la forma “l’integrazione dell’ordine del giorno dell’assemblea del 24 aprile è rilevante e dovuta anche in presenza delle dimissioni della maggioranza dei consiglieri, e condividiamo quindi il provvedimento di integrazione adottato dal collegio sindacale”.