Mattarella: impegno per stabilità e tutela risparmio

(Dell’inviato Andrea D’Ortenzio) – Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella torna a sottolineare la necessità della stabilità finanziaria per tutelare il risparmio e chiede una “forte responsabilità comune per consolidare la fiducia di famiglie, imprese, risparmiatori e investitori”. Nel suo messaggio alla Confcommercio e nel suo discorso al congresso dell’Acri a Parma il tema della tutela del risparmio, costituzionalmente protetto, viene così ribadito di fronte a un’incertezza dei mercati sul nostro paese che ancora permane. Il neo ministro dell’economia Giovanni Tria, da parte sua, assicura che “tra le priorità del nuovo esecutivo, ha la difesa del risparmio in tutte le sue forme“.

La presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella al congresso e le sue parole di elogio per il ruolo di “stabilità finanziaria, elemento prezioso per il risparmio” assicurato dalle fondazioni bancarie, sono pilastri fondamentali grazie ai quali l’Acri fa fronte alla delicata fase di inizio del nuovo governo offrendo all’esecutivo collaborazione sulla lotta alle diseguaglianze, tema centrale nel contratto ma ponendo paletti severi sulla Cdp. In attesa di misure e proposte di legge più dettagliate si parte subito dalle nomine (con Massimo Tononi che resta il candidato favorito) e dal ruolo della Cassa di cui le fondazioni sono azioniste di minoranza ed esprimono il presidente. E così al congresso dell’associazione inaugurato a Parma nell’auditorium di Renzo Piano, il presidente Giuseppe Guzzetti mette i paletti a uno sviluppo incontrollato della Cdp che alcuni settori della maggioranza vorrebbero trasformare di volta in volta in una ‘banca pubblica degli investimenti’ o un ‘cavaliere bianco’ per le situazioni di crisi. Già in passato i vertici supportati dagli enti hanno respinto l’assalto alla diligenza della politica, allargando comunque il perimetro di intervento anche a comparti non proprio ‘strategici’ ma tenendo la linea su situazioni ad alto rischio come Alitalia, vicenda peraltro ancora aperta e incerta.

Guzzetti rende l’onore delle armi a Costamagna (che peraltro tre anni fa fu indicato dall’allora premier Renzi con uno scontro con gli enti) e non fa nomi. Una decisione formale arriverà nella riunione delle fondazioni la prossima settimana. Tononi però resta in pole mentre al neo ministro Giovanni Tria spetta l’indicazione degli altri 6 nomi in cda e dell’ad. A Tria che garantisce l’impegno per la tutela del risparmio, Guzzetti chiede di attuare tale principio non mettendo a rischio i 250 miliardi di euro di risparmio postale gestiti da Cassa. Guzzetti fa leva così sul ruolo che lo stesso Capo dello Stato attribuisce alle fondazioni: quello di investitore di lungo termine paziente che ha accompagnato le trasformazioni delle banche, di supporto e integrazione del pubblico negli investimenti sociali e in ultima analisi di stabilità finanziaria per garantire i risparmi degli italiani. Un tema caro a Mattarella anche nelle recenti consultazioni per la nascita del governo.

La riconoscenza di Guzzetti e della platea sono palpabili nel lungo applauso tributato al Presidente della Repubblica e alle sue doti di “equilibrio e fermezza” che “tranquillizzano” rispetto a eventuali colpi di mano sul patrimonio degli enti e del loro impegno in Cdp. Peraltro fu lo stesso Mattarella, che nel 1989, aiutò a sbloccare l’iter parlamentare della legge Amato del 1990 che istituì le fondazioni bancarie. Il presidente Acri si commuove poi ricordando Piersanti Mattarella assassinato quando entrambi erano presidenti di Regione (Lombardia e Sicilia). Il ramoscello d’ulivo a Palazzo Chigi le fondazioni lo consegnano sotto forma di “collaborazione” nella lotta alle diseguaglianze. Lo strumento del fondo alla lotta della povertà minorile varato dall’Acri potrebbe fare da spunto. Una timida autocritica ma con qualche accusa arriva poi per quegli ‘incidenti di percorso’, ovvero le crisi di Mps, Carige o Carimini viste nel 2017. Situazioni dove le fondazioni hanno bloccato il cambiamento rifiutando di diversificare il patrimonio e arroccandosi nel rifiuto di fusioni e integrazioni spalleggiati magari da alcuni manager. Un risultato che ha portato la distruzione di valore e in ultima analisi un danno di immagine allo stesso mondo delle fondazioni bancarie.