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Boeri: non giuro fedeltà al Governo, rispetto per Inps

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Una risposta durissima ai vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, sia nel merito che nel metodo. Il presidente dell’Inps Tito Boeri resta sulla linea che ne ha sempre contraddistinto il mandato: piena indipendenza dalla politica e dialettica accesa con il governo di turno. Una dialettica che con il nuovo esecutivo Lega-M5s è diventata scontro in campo aperto alla prima occasione concreta, l’esame del decreto Dignità.

Le stime dell’Inps possono apparire addirittura ottimistiche se si tiene conto che ai lavori in somministrazione vengono estese tutte le restrizioni stabilite dal decreto per i contratti a tempo determinato”, scandisce in audizione sul decreto dignità davanti alle commissioni Finanze e Lavoro della Camera, a proposito delle stime di 8mila posti persi l’anno per effetto del decreto. La richiesta di relazione tecnica per il decreto dignità, spiega, è arrivata “il 2 luglio” e l’ufficio legislativo del ministero del Lavoro ha richiesto di “stimare la platea dei lavoratori coinvolti al fine di quantificare il minor gettito contributivo derivante dalla contrazione del lavoro a tempo determinato”. Parole che servono a sottolineare che “come si evince, il ministero aveva già messo in conto una riduzione dell’occupazione a tempo determinato per effetto del decreto”.

Poi, affrontato l’oggetto della contesa, Boeri passa a contestare la forma e la sostanza dell’attacco che ritiene di aver ricevuto dal Governo. “L’esecutivo che mi ha nominato non mi ha mai chiesto di giurare fedeltà al suo programma, né io avrei mai accettato di farlo. Chiedo lo stesso rispetto istituzionale a questo esecutivo, non tanto per me stesso, quanto per la carica che ricopro“, chiarisce, ricordando che l’Inps “ha 120 anni di storia alle spalle”.

L’Istituto, prosegue Boeri, “è un’istituzione che ha contribuito a tenere insieme il paese in anni molto difficili. Obbligare il suo Presidente a schierarsi politicamente (cosa oggi richiesta paradossalmente proprio da chi mi ha spesso rinfacciato di politicizzare l’istituto) significa rendere l’istituzione che ho il grande onore di presiedere una istituzione che promuove il conflitto anziché la coesione sociale e svilire le grandi competenze che ha al suo interno. Non sono perciò in nessun modo disposto ad accettare che questo avvenga“.

Il presidente dell’Inps replica quindi direttamente a Salvini e Di Maio. “Se nelle sedi istituzionali opportune mi venisse chiesto di lasciare il mio incarico anticipatamente perché ritenuto inadeguato a ricoprirlo, ne trarrei immediatamente le conseguenze. Ciò che non posso neanche prendere in considerazione sono le richieste di dimissioni on line e le minacce da parte di chi dovrebbe presiedere alla mia sicurezza personale“, dice, riferendosi chiaramente al titolare del Viminale. “Io personalmente non sono affatto contrario allo spirito del provvedimento” ma “questo non mi esime dal fare i conti con la realtà che, spesso, ci impone delle scelte”, premette Boeri, sottolineando poi che “affermare che le relazioni tecniche esprimono un giudizio politico, come ha fatto “il ministro Di Maio”, significa “perdere sempre più contatto con la crosta terrestre, mettersi in orbite lontane dal nostro pianeta”. Un “esercizio molto pericoloso perché, “prima o poi bisognerà spiegare ai cittadini quali sono i vincoli di cui è costellato il mondo reale”.

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