26 Settembre 2018

Fallimento Qui! Group, ansia lavoratori e commercianti

Maria Chiara Furlò

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Lavoratori sospesi e a forte rischio licenziamento, esercenti che vantano crediti fra i 5 e i 100 mila euro ciascuno, dipendenti di altre aziende e della pubblica amministrazione che hanno in mano ticket ormai inutilizzabili. Le conseguenze del fallimento della società genovese di buoni pasto Qui! Group – dichiarato dal Tribunale di Genova lo scorso 7 settembre – si allargano a macchia d’olio e le cifre di questa vicenda non sono per niente rassicuranti. I dipendenti più vicini al licenziamento e per ora sospesi sono 187 (di cui 161 a Genova) ma secondo i sindacati di categoria questo numero potrebbero arrivare anche a 1.000 se si innescasse un effetto domino su tutte le altre società del gruppo. A spaventare è poi soprattutto l’entità del debito totale accumulato dall’azienda: 325 milioni di euro. Di questi, ben 193 (ossia quasi il 60%) sono quelli che aspettano di riscuotere oltre 123 mila esercenti (bar, ristoranti ma anche diverse catene di supermercati), ossia tutti quelli che hanno accettato i pagamenti in ticket da parte dei loro clienti ma non hanno poi ricevuto il corrispettivo in denaro da parte di Qui! Group. Fra questi ci sono esercizi pubblici “con crediti di oltre 100mila euro ciascuno”, dice Giancarlo Banchieri della Fiepet Confesercenti, spiegando che questa vicenda coinvolge attività commerciali di almeno sei diverse regioni, le stesse in cui risiedono i lavoratori di Qui! Group a rischio licenziamento, ossia: Lombardia, Liguria, Toscana, Lazio, Campania e Piemonte.

Da noi, a Torino, la situazione è tragica, conosco persone che hanno un credito con Qui! Group di 2.000 euro, noi con tre diverse attività arriviamo a vantarne 37.000. Una cifra per noi davvero altissima”. A parlare è Ilaria Lovesio, socia del gruppo Focaccerie Gran Torino, un’attività che in città è un’istituzione e che dà lavoro a circa una trentina di dipendenti. “Su come poter recuperare quanto ci è dovuto non abbiamo ricevuto nessun tipo di comunicazione, ma solo una mail in cui si dice che la società è fallita e la cosa che mi fa più arrabbiare è che su quegli importi ci abbiamo anche già pagato l’Iva e le tasse, senza però averli mai percepiti”, continua l’esercente spiegando che alcune fatture risalgono infatti a oltre un anno e mezzo fa e che intanto i telefoni di Qui! Group continuano a squillare a vuoto, lasciando senza risposte i commercianti in cerca di chiarimenti. Una situazione che si riflette anche sul nuovo appaltatore dei servizi buoni pasto della Pubblica amministrazione, la società francese Sodexo. “Sono venuti subito a proporci di accettare i loro ticket, ma li ho messi alla porta dicendo loro: prima voglio vedere i 37mila euro che mi spettano, poi si vedrà”, ha concluso Ilaria.

E’ dal 2 agosto scorso, infatti, che il nuovo fornitore di buoni pasto nella P.A è la società Sodexo. A farlo sapere è stata la Consip, la centrale degli acquisti per la Pubblica Amministrazione, spiegando che “la procedura straordinaria di ‘interpello’ (scorrimento della graduatoria di aggiudicazione per l’individuazione del nuovo fornitore) sui lotti 1 – Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta, Lombardia – e 3 – Lazio – della convenzione ‘Buoni Pasto ed. 7’, ha individuato in Sodexo Motivation Solutions Italia Srl, l’aggiudicatario per la prosecuzione del servizio, alle stesse condizioni già vigenti. Per rimpiazzare i buoni pasto di Qui! Group, visto che già da diversi mesi si erano verificati casi di ticket rifiutati da bar, ristoranti e supermercati, si è infatti scelto di sondare, in ordine di graduatoria, le disponibilità di chi aveva partecipato alla precedente gara. Una procedura, questa, prevista dal Codice degli appalti e finalizzata a individuare velocemente un nuovo fornitore.
Si tratta di una soluzione “che andrà avanti fino ai primi di dicembre 2018, perché poi ci sarà l’attivazione della nuova convenzione”. Aveva annunciato in quei giorni la ministra della Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, aggiungendo che anche per i buoni pasto che sono nelle mani dei dipendenti ci sarebbe stata una soluzione in tempi brevi: “vogliamo rassicurare che c’è la massima attenzione” e “non saranno più carta straccia: c’è assolutamente questo tipo di impegno”.

A capo di Qui! Group – dalla fondazione del suo marchio Qui Ticket nel 1989 – c’è l’imprenditore di origini calabresi Gregorio Fogliani che secondo il sito della stessa società “dimostra fin da giovane la sua predisposizione per l’imprenditoria. A soli 23 anni è al timone del più importante locale genovese, il Moody”. Nei giorni scorsi, ha rilasciato un’intervista al quotidiano genovese Secolo XIX in cui si è detto “pronto ad aiutare” i suoi impiegati subito dopo averli visti piangere per la situazione in cui versa l’azienda. A seguito di queste dichiarazioni, proprio i dipendenti, sul gruppo Facebook “Noi siamo QUI!”, hanno risposto al loro presidente spiegando che quelle lacrime “che tanto la addolorano nascono dalla rabbia e dall’impotenza che tutti noi stiamo provando perché siamo stati le prime vittime a pagare le scelte industriali portate avanti in questi mesi dalla nostra azienda senza essere mai stati coinvolti direttamente in esse”.

Intanto, durante il primo incontro istituzionale svoltosi al Mise lo scorso 20 settembre i sindacati di categoria – Fisascat, Filcams e Uiltucs – hanno chiesto ai curatori fallimentari di Qui! Group l’esercizio provvisorio. Soluzione però al momento rigettata. Si cerca un compratore, ma l’impresa a detta degli stessi sindacati è disperata. Un nuovo tavolo al ministero è previsto per l’1 ottobre. Ci parteciperanno anche le istituzioni delle sei regioni coinvolte e le associazioni degli esercenti.

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