20 Ottobre 2018

La pace fiscale? “Un condono con effetti devastanti”

Chiara Baldi

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La pace fiscale è una sanatoria, un condono. Che ha effetti positivi sulle casse dello Stato perché permette di incassare soldi, così come ha conseguenze positive per gli imprenditori che così possono mettersi in riga. Ma ha un effetto psicologico devastante: andando nella stessa direzione di quelle precedenti, rischia di scoraggiare chi regolarmente paga i tributi e lo induce a dire “ma chi me lo fa fare di pagare con regolarità se poi ogni due anni fanno una legge che permette di pagare in ritardo senza interessi e senza multe?””. Gianluca Massini Rosati ha 37 anni, da oltre 15 anni fa l’imprenditore e tre anni fa ha scoperto il mondo delle tasse. “Non nel senso che ho iniziato a pagarle solo di recente”, scherza, “ma perché ho dato vita a ‘escapologia fiscale’, un corso online che voleva essere un cambio di passo nella gestione del pagamento delle tasse”. E un cambio di passo lo è stato davvero, visto che quel corso – che aveva un costo non proprio irrisorio di 197 euro – ha venduto oltre 10 mila copie e è stato il più acquistato in Italia.

Allora, Massini Rosati, cos’è esattamente “l’escapologia fiscale” e perché un imprenditore dovrebbe avvicinarcisi?
L’”escapologia fiscale” è una teoria secondo cui riesci a pianificare le tue imposte pur non evadendo un solo euro. Chi lavora come imprenditore dovrebbe conoscerla proprio per evitare di ricevere le cartelle di Equitalia, che sono sempre spiacevoli. Inoltre, grazie a questo metodo, ci si può liberare definitivamente dalla burocrazia, che in Italia diventa spesso il primo ostacolo per quello che si vuole fare. Poi, per me, “escapologia fiscale” è diventato addirittura un libro, pubblicato due anni fa, in seguito al quale ho creato “Soluzione tasse”.

E che cos’è “Soluzione tasse”?
Si tratta di un’azienda di consulenza fiscale che ho fondato nella primavera del 2016. Quest’anno fattureremo circa 7 milioni di euro con 2500 clienti. In “Soluzione tasse” lavorano 35 commercialisti super esperti – che diventeranno 300 nei prossimi tre anni – che lavorano in gruppo per fornire al cliente – di solito imprese piccole e medie, che vanno dal mezzo milione di fatturato fino ai 100 milioni di euro – la migliore strategia di pianificazione per il pagamento delle tasse su misura.

In Italia l’evasione fiscale si aggira tra i 124,5 miliardi e i 132,1 miliardi di euro, secondo un recente studio dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Ma chi sono coloro che non pagano le tasse?
Ci sono tre categorie. I pirati, cioè quelli che vogliono evadere a prescindere: sono i peggiori perché non li recupereremo mai. Per fortuna sono una parte piccolissima della società. Poi ci sono quelli che evadono “per sopravvivenza”: sono imprenditori ligi al dovere che si trovano in difficoltà a causa della crisi o dei fornitori che non li pagano. Sono quei manager che preferiscono pagare gli stipendi ai dipendenti piuttosto che le tasse, che rimandano di mese in mese. E poi, terza categoria, ci sono coloro che evadono “per ignoranza”, e sono quelli su cui ci concentriamo noi: si tratta di persone che vorrebbero pagare le tasse in modo corretto ma, a causa della pressione fiscale così alta, finiscono per fare una fattura falsa, per “dimenticare” qualche scrontrino, hanno un po’ di nero… Noi li aiutiamo cercando di far capire loro come pagare meno imposte pur rimanendo nella legalità.

Qual è, nella vostra esperienza di commercialisti, la tassa più odiata?
L’Inps, anche se non è una vera e propria imposta. In realtà, infatti, sono dei contributi che ti versi in vista della pensione. Eppure, quando durante i corsi di formazione chiediamo: “Quanto prenderai di pensione?”, il 99 per cento delle persone risponde “chissà se la prenderò mai”. Per questo vivono il versamento dell’Inps come una ulteriore tassa. E quindi, se li aiutiamo a ridurre il peso di questo tipo di contribuzione, loro sono già felicissimi.

Lei sostiene che la “pace fiscale” inserita nella manovra finanziaria avrà un effetto psicologico devastante su chi paga regolarmente le tasse. Che consigli darebbe al Governo per arginare l’evasione fiscale?
Il problema dell’evasione fiscale è legata a due aspetti. Il primo è che la pressione fiscale è percepita come troppo elevata: al 60 per cento, sebbene sia al 48. E quindi l’imprenditore vuole un modo per pagare meno tasse. Il secondo aspetto riguarda l’educazione fiscale degli stessi manager: nella maggior parte dei casi, e con “Soluzione tasse” ce ne rendiamo conto ogni giorno, non sa nulla di questo tema. Per questo è importante dare loro delle linee guida, insegnare come abbattere il carico fiscale rispettando però le leggi dello Stato. È importante quindi fare formazione: lo Stato deve fare in modo che i commercialisti abbiano gli strumenti per spiegare ai propri clienti come pagare correttamente le tasse. L’obiettivo deve essere quello di educare fiscalmente gli imprenditori italiani.

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