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Tensione Di Maio-Giorgetti su reddito di cittadinanza. Conte: si farà

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Tensione sul reddito di cittadinanza tra il vicepremier, Luigi Di Maio, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti. Il primo, forse per rispondere alla marcia trionfale dell’alleato leghista nei sondaggi, ha promesso che si farà (insieme a quota 100) entro Natale. “Lo faremo con un decreto, non un ddl perché ci vorrebbe troppo e c’è emergenza povertà”. Il secondo ha fatto sapere che ci sono “complicazioni attuative non indifferenti“. In mezzo, come spesso capita, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che da Tunisi ha corretto il tiro: “Il reddito di cittadinanza partirà l’anno prossimo. Siamo ben consapevoli tutti che va fatta con molta attenzione: è’ la ragione per cui non è stata inserita adesso, teniamo farla bene e con tutti i dettagli”.

Ma Di Maio va avanti come un treno. “Nei prossimi due mesi” nell’iter della manovra “dovremo dare più soldi a scuola, università e ricerca” ha spiegato Di Maio, “tagliando un po’ le detrazioni e gli sgravi fiscali ai petrolieri. Tagliamo da dove si inquina e mettiamo dove serve, per la formazione dei ragazzi e anche per gli stipendi degli insegnanti”. Il vicepremier ha garantito che ci sarà l’emendamento che taglia i fondi all’editoria e che proporrà anche la riduzione dello stipendio dei parlamentari. Poi, è tornato anche sulla Tav: “Non siamo contro alta velocità ma la Tav non serve”.

I tagli all’editoria di cui ha parlato Di Maio sono già contenuti nella legge di Bilancio. A partire dal 2020, si prevede la soppressione di alcune riduzioni tariffarie (tra l’altro tariffe agevolate per le spese telefoniche, postali e per le spedizioni delle rese) e di alcuni contributi per le imprese editrici e radio tv che vale, come si legge nella relazione tecnica “un risparmio netto di 28.252.000” euro. Secondo quanto viene riferito da fonti di governo, un ulteriore intervento dovrebbe andare nella direzione di dettagliare meglio i tagli per tutelare i piccoli giornali e l’editoria locale.

Ma i Paesi del Nord Europa avvertono l’Italia facendo balenare la possibilità di una riforma dell’Eurozona attraverso una una stretta del fondo Salva-Stati e chiedendo una maggiore responsabilità dei singoli stati sulle perdite. E’ quanto hanno messo nero su bianco in un ‘paper’ i ministri delle Finanze di 10 Paesi nordici europei (Danimarca, Estonia, Finlandia, Irlanda, Lituania, Lettonia, Svezia, Olanda, Slovacchia e Repubblica Ceca) della ‘neo-lega anseatica’. Secondo il quotidiano olandese De Volkskrant si tratterebbe di un “forte avvertimento all’Italia: gli investitori in titoli di stato italiani potrebbero perdere i loro soldi”.

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