23 Novembre 2018

Manovra, Di Maio: no macelleria sociale. Salvini: spread giù perché economia sana

Attilia Burke

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Lo spread oggi va giù perché qualcuno si sta rendendo conto che l’economia italiana è sana, motivo in più per andare avanti con la manovra perché “passi indietro non se ne fanno”. Anche oggi i vicepremier del cambiamento Matteo Salvini e Luigi Di Maio recitano il mantra quotidiano che accompagna ormai da mesi le mattinate degli italiani. Tante parole che ruotano attorno a un unico concetto: la legge di bilancio non si tocca.

Secondo il vicepremier Salvini – che ieri sosteneva che l’aumento dello spread fosse riconducibile a una ‘manina’ che dall’altra parte del mondo decide le sorti dell’Italia con un click – oggi, invece, lo spread sarebbe sceso per una presa di coscienza da parte di Bruxelles: “Noto con piacere che lo spread è calato di decine di punti in queste ore – afferma – chi sta leggendo attentamente la Manovra si sta rendendo conto che l’economia italiana è sana”. Questo nonostante l’Istat abbia rivisto al ribasso le previsioni per il Pil nel 2018 con una crescita del Pil prevista dell’1,1%, e a +1,3% per il 2019.

Sulle fibrillazioni del mercato e l’aumento dello spread, Di Maio si è detto preoccupato, ma fiducioso che le cose cambieranno: “Non posso dire che non sono preoccupato, perché lo sono. Facendo un’analisi attenta, c’è una grande paura che l’Italia lascerà l’euro o l’UE, ed io assicuro che non sarà così“. Per il vicepremier pentastellato “è ovvio che la tensione con Bruxelles non aiuta lo spread. Ma l’importante sarà vedere quale legge sarà approvata in Parlamento: allora i mercati si calmeranno”.

Il governo ribadisce l’apertura a un dialogo con Bruxelles, ma non intende cambiare i contenuti della legge di Bilancio. Nella manovra “non si potrà fare a meno dei punti cardinali”, ossia “i nove miliardi per il reddito di cittadinanza, i 6,5 miliardi per le pensioni, 1,5 miliardi per i truffati dalla banche, 1,2 miliardi per i tagli fiscali. I diritti non si toccano. Ma possiamo cercare nuove fonti di entrate”, afferma Di Maio. “Passi indietro non se ne fanno“, afferma Salvini sottolineando che “se Bruxelles continua a dire che la legge Fornero non si tocca, non mi convincerà mai”.

Dunque, si cerca realmente un dialogo o si viaggia in direzione di un tentativo ripetuto di ‘convincimento’ della bontà di una legge di bilancio che non risponde ai canoni concordati dalla stessa Italia, e per questo bocciata? Di Maio insiste, “voglio dialogare con l’Ue in termini di riduzione degli sprechi, aumento della vendita di beni immobili e beni della pubblica amministrazione, di clausole per garantire che non supereremo il deficit del 2,4%. Ma deve essere chiaro che in Italia non ci sarà un’altra macelleria sociale”.

“Negli ultimi dieci anni – aggiunge – abbiamo avuto riforme del lavoro, aumento dell’Iva, riforma delle pensioni, aumento delle tasse per le aziende, e tutti i politici hanno detto che lo aveva chiesto l’Europa. Credo in un’Unione solidale che attui i suoi principi, ma la macelleria che ci chiedono non è possibile. Dialogheremo senza rinunciare a più diritti per gli italiani. Di tagli – prosegue – ne possiamo fare di più, perché non abbiamo completato in 5 mesi di governo tutte le istruttorie che servivano per tagliarli tutti”. La manovra “può migliorare per quanto riguarda la dismissione di immobili inutili: questo è un Paese che ha accumulato un patrimonio pubblico di immobili, asset secondari che si possono vendere. Può migliorare – aggiunge il vicepremier – rafforzando l’impegno sul 2,4 per cento di deficit che abbiamo preso: si parte col 2,4 e si arriva al 2,4. Capisco che la Commissione europea ha paura che questo governo si possa comportare come governi precedenti, cioè con la truffa dei numeri. I governi precedenti dicevano facciamo solo 1,8% di deficit all’inizio dell’anno e poi alla fine arrivava altro deficit, il che significa indebitare ulteriormente il Paese”, conclude Di Maio rispondendo ai giornalisti.

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