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Carige, Conte: assurdo conflitto interessi. Pronti 4 mld pubblici

Nessun conflitto di interessi, diretto o indiretto di Giuseppe Conte nel caso Carige. La precisazione è arrivata prima da fonti di Palazzo Chigi e poi dallo stesso premier che, parlando a Porta a Porta, definisce l’ipotesi “un’assurdità” ed esclude che si possa parlare per la banca di un salvataggio statale. “In questo momento non parliamo di salvataggio di Carige, confidiamo che la logica di mercato e che gli azionisti possano ricapitalizzare”, spiega, per poi aggiungere: “Se questo non arriverà, non intendiamo usare soldi dello Stato”. Nella bozza di decreto esaminata in Cdm, però, le risorse pubbliche potenzialmente impiegate nell’operazione ammontano a 4 mld.

La garanzia dello Stato sulle obbligazioni Carige sarà valida fino ad un valore massimo dei bond di 3 miliardi di euro. Il Mef, si legge nella bozza del provvedimento entrato in Cdm, “è autorizzato fino al 30 giugno 2019 a concedere la garanzia dello Stato su passività di nuova emissione di Banca Carige nel rispetto della disciplina europea in materia di aiuti di Stato, fino a un valore nominale di 3.000 milioni di euro”. Non solo. “Al fine di evitare o porre rimedio a una grave perturbazione dell’economia e preservare la stabilità finanziaria”, il Mef è autorizzato a sottoscrivere entro il 30 giugno 2019, “anche in deroga alle norme di contabilità di Stato, nel limite massimo di 1 miliardo di euro per l’anno 2019, azioni emesse da Banca Carige”.

Quanto al potenziale conflitto di interessi, la puntualizzazione di fonti di Palazzo Chigi è articolata. Riguardo al professor Alpa, pur essendo stato consigliere di amministrazione di Carige fino al 2013, “il presidente Conte ha già chiarito che non ha mai avuto con lui uno studio professionale associato né ha mai costituito con lui un’associazione tra professionisti. Hanno sempre svolto in maniera distinta le rispettive attività professionali”. Anche rispetto ai rapporti con Raffaele Mincione, “il presidente Conte non è mai stato suo consulente né l’ha mai incontrato o conosciuto, neppure per interposta persona. Nel maggio 2018 è stato chiesto all’avvocato Conte, prima che diventasse Presidente del Consiglio, di esprimere un parere pro-veritate per conto della società Fiber 4.0, di cui il sig. Mincione risulta presidente, sulla questione riguardante la legittimità, da parte della Libyan Post Telecommunications information Technology Company, del controllo su Retelit s.p.a., alla luce delle regole in materia di golden power. Si tratta dunque di una questione che non ha nessun collegamento con la Banca Carige. Il rapporto professionale con la società Fiber 4.0 – si sottolinea – si è esaurito con la redazione di questo parere pro-veritate”. Per questo, “non ricorrendo, dunque, le situazioni di conflitto di interesse di cui alla legge 215/2004 e all’art. 51 cpc, non sussisteva alcuna ragione , né giuridica né anche solo di opportunità, per un’astensione da parte del Presidente Conte nel corso del Consiglio dei Ministri che ha approvato il provvedimento relativo a Banca Carige”.