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Apple, il 2019 comincia male: taglio 10% produzione iPhone

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Anche il 2019 non sembra essere un anno felicissimo per Apple, come lo è stato il 2018, almeno guardando i numeri. Cupertino ha infatti tagliato del 10% i piani di produzione dei nuovi iPhone nel primo trimestre. La notizia arriva dal Giappone, dal quotidiano economico Nikkei.

La riduzione interessa tutti i nuovi modelli di iPhone lanciati sul mercato in autunno: XS, XS Max e XR. Nel complesso, tra modelli nuovi e vecchi, Apple produrrà 40-43 milioni di iPhone tra gennaio e marzo, contro 47-48 milioni precedentemente pianificati. A confronto, nel primo trimestre 2018 Apple ha venduto 52,21 milioni di iPhone. La compagnia di Cupertino nei mesi scorsi ha reso noto che, a partire dal trimestre appena concluso, non comunicherà più i dati sul numero di iPhone consegnati.

Solo una settimana fa, la compagnia ha corretto al ribasso le previsioni sui ricavi del quarto trimestre anche a causa di un rallentamento di vendite di iPhone. A fine dicembre Apple ha chiesto ai fornitori di ridurre la produzione di smartphone tra gennaio e marzo, scrive il quotidiano giapponese, evidenziando che si tratta del secondo taglio produttivo deciso in due mesi.

Eppure il Ceo di Apple continua ad essere ottimista, almeno guardando le prospettive a lungo termine: ”I bastian contrari possono dire quello che vogliono”, ha detto Tim Cook a Cnbc, “il nostro ecosistema è probabilmente sottovalutato e il nostro stato di salute nel lungo termine non e’ mai stato migliore. In Apple c’è una cultura per l’innovazione. Non sono mai sorpreso dal mercato, che è emotivo nel breve termine”. I titoli di Apple nel giorno dell’intervista (in attesa della riapertura dopo le ultime notizie provenienti dal Giappone) hanno chiuso in rialzo a New York, del 2,03%. Secondo Cook, il crescente ecosistema di dispositivi e servizi di Apple è ”probabilmente sottostimato” dai bastian contrari di Wall Street: “li ho sentiti ripetutamente. Li ho ascoltati nel 2001, nel 2005, nel 2007, nel 2008, nel 2010, nel 2012 e nel 2013. È possibile rinvenire le stesse parole pronunciate dalle stesse persone ripetutamente”, afferma Cook. ”Non sono sulla difensiva: questa è l’America e si può dire quello che si vuole. Ma la mia onesta opinione è che c’è una cultura di innovazione ad Apple e la cultura dell’innovazione insieme agli incredibili, fedeli e contenti consumatori e al nostro virtuoso ecosistema è qualcosa che è probabilmente sottostimato”.

Tra le cause dei problemi di Cupertino viene spesso indicata la Cina, la cui economia – la seconda al mondo, fondamentale per i giganti del tech – ha subito il contraccolpo di un anno di guerra commerciale con gli Stati Uniti di Trump. Una causa che accomuna Apple a un altro colosso dai numeri preoccupanti: anche Samsung Electronics ha annunciato una brusca frenata dei conti con utili e vendite in affanno nel quarto trimestre 2018 e la previsione di un anno difficile e in ripresa solo nella sua seconda parte. Il gruppo sudcoreano ha mostrato un’inattesa debolezza coi profitti operativi in calo annuo del 28,7%, a 10.800 miliardi di won (9,6 miliardi di dollari), meno dei 13.800 miliardi stimati dai mercati e in flessione per la prima volta in due anni. Come ha scritto Antonio Fatiguso per Ansa, ai dati preliminari emerge, come per Cupertino, il deterioramento dei rapporti sul commercio tra Usa e Cina, i due mercati di riferimento per l’export, tra le cause alla base del calo della domanda di memorie chip per personal computer e dispositivi mobili, i pilastri dei risultati record finora registrati.

Le vendite scendono del 10,6%, a 59.000 miliardi di won (a fronte dei 63.600 miliardi attesi), avvalorando lo scenario che non si limita solo alle minori commesse di componenti da Apple, ma anche alla più incerta domanda e alle pressioni al ribasso sui prezzi di smartphone, server e pc. I titoli della società hanno ceduto alla Borsa di Seul l’1,68%, in linea con il trend al ribasso materializzatosi in tutto il 2018 con un calo del 24%. Le memory chip, la più grande fonte di profitti per il gruppo, hanno avuto i prezzi sotto pressione (dal 5% al 3%): Samsung ha detto di attendersi un primo trimestre difficile, con la profittabilità in ripresa nella seconda metà dell’anno in scia al miglioramento dei mercati e alla nuova linea di smartphone. Un settore, quest’ultimo, in cui pur tenendo la leadership mondiale, ha visto margini sempre più sotto pressione per la concorrenza dei player cinesi come Huawei. Le spese di marketing e le vendite piatte degli smartphone hanno portato al declino della redditività in un “mercato stagante e fortemente competitivo”. Nel terzo trimestre 2018, la consegne sono scese del 13% annuo a livello globale, secondo International Data Corporation. Un altro colosso sudcoreano LG ha lanciato un profit warning con un tonfo atteso nell’ultimo scorcio del 2018 dell’80%. Il secondo produttore mondiale di tv dopo Samsung ha ipotizzato utili operativi preliminari di 75,3 miliardi di won (67,03 milioni di dollari) contro stime della vigilia di 387 miliardi di won. Pesante la reazione in Borsa, nel giorno dell’annuncio: -3,58%.

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