Lo streaming nasce dalla sala

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L’avvento di Netflix e degli altri over the top (ott) metterà in crisi l’industria dell’audiovisivo italiano, assestando il colpo di grazia al nostro cinema. La previsione, rilanciata a più riprese da media ed esperti, è quasi diventata un luogo comune. Eppure basta parlare con chi in Italia i film li produce, li distribuisce e li proietta nelle sale per capire che la realtà è assai diversa. Per Federica e Paola Lucisano – dai primi anni Duemila alla guida di Lucisano media group (Lmg), società che controlla Italian international film (Iif), storica casa di produzione fondata nel 1958 dal padre Fulvio, che ancora oggi presiede il gruppo – l’avvento degli Ott rappresenta soprattutto una grande opportunità.

Le incontriamo a Roma, in uno dei loro uffici appena dietro piazza del Popolo. Un cartonato a grandezza naturale di Francesco Totti non lascia dubbi su quale sia la squadra del cuore della famiglia, mentre sulla grande scrivania spiccano il David di Donatello vinto nel 2015 per Noi e la Giulia di Edoardo Leo e il Telegatto per Notte prima degli esami di Fausto Brizzi, blockbuster del 2006 che ha segnato la svolta della nuova gestione iniziata nel 2003 con la nomina di Federica ad amministratore delegato del gruppo. Oggi la sfida è rappresentata da Netflix e Amazon. “Non capisco l’attitudine catastrofista sul cinema italiano”, osserva l’Ad, “né le crociate contro queste nuove piattaforme che investono tantissimo nel cinema. Le sale e le piattaforme non sono fronti contrapposti ma due ambiti che devono convivere, ampliando la catena del valore. Certo, servono regole, perché è facile dire ammazziamo la sala, evviva lo streaming. Anche il cosiddetto decreto anti-Netflix in realtà non è contro nessuno, perché la protezione delle sale è una cosa, lo sfruttamento in streaming un’altra. Da un punto di vista culturale tutto quello che poi va in streaming nasce dalla sala. Alfonso Cuaron che vince a Venezia con ‘Roma’ prodotto da Netflix o Paolo Sorrentino che fa ‘The Young Pope’ sono diventati famosi perché prima hanno fatto film per il cinema”.

(La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di febbraio).