16 Febbraio 2019

Gli atleti che investono scelgono le startup

Nicola Sellitti

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E’ il mattone 4.0, l’investimento in startup, la nuova ‘fissa’ degli atleti con enormi riserve da investire per costruirsi il futuro senza calzoncini e magliette. E, quindi, non solo auto di lusso o immobili, o vacanze a sette zeri. Eccoli diventare venture capitalist, con milioni di euro piazzati nelle nuove tecnologie. L’ultimo ad aggregarsi al gruppo degli atleti nerd con le tasche piene è stato l’attaccante della Lazio, Ciro Immobile, che ha investito in svariate iniziative imprenditoriali: con la sua società 9 Invest ha partecipato alla campagna di crowdfunding di ShapeMe, primo servizio oline che promuove il benessere dei dipendenti delle società, con innovativi massaggi on demand. E poi ha fatto capolino nel delivery food, con Revoilution, olio d’oliva calabrese, poi Inkdome, start up dei tatuaggi: utente che va sulla pagina del sito, clicca su send message, interagisce con il bot di Inkdome, ovvero l’algoritmo con cui la startup indica il tatuatore adatto per il cliente. E ci sono fondi anche per Vikey, start up del portafoglio di Lventure, che ha sviluppato una tecnologia, installata negli appartamenti, che permette ai proprietari delle case in vacanza l’apertura in remoto delle abitazioni, attraverso lo smartphone.

Il fascino dell’innovazione ha colpito anche gli assi del pallone, i dominatori della sfera dell’ultimo decennio. Cristiano Ronaldo per esempio ha investito (ma è anche ambasciatore) in un’azienda portoghese, Mobitto, che assegna dei punti ai clienti che entrano in negozi che fanno parte di un certo circuito legato da un abbonamento annuale all’azienda, con punti su una card (che dà accesso a premi, sconti) anche solo entrando fisicamente in un’attività commerciale. Mentre il suo rivale per magie, assist e gol, Leo Messi, per ora è solo il volto di una startup, Sirin Labs (produttrice di telefonini innovativi) che ha realizzato il primo smartphone blockchain al mondo, Finney. E restando in zona gol, anche il polacco del Bayern Monaco Robert Lewandowski ha fiutato l’affare, investendo in una startup tedesca, Scondoo, con base a Berlino, fondata nel 2012, che permette agli utenti di trovare le offerte e le promozioni per ogni tipo di genere alimentare. E tra i milionari del pallone anche gli spagnoli Sergio Ramos (Fever, app che aiuta a scegliere cosa fare nel tempo libero) e Gerard Piquè (Kerard Games, videogiochi) hanno scelto il rischio di una startup, anziché ingrossare il conto in banca.

Il campione che piazza i risparmi nelle startup è un fenomeno che viene dagli Stati Uniti. Molti depositano i dollari nella Silicon Valley. Kobe Bryant (oltre 100 milioni di dollari investiti in circa 20 startup), Serena Williams, Michael Phelps, Lebron James. E c’è addirittura una concentrazione di nerd nei Golden State Warriors, campioni Nba in tre delle ultime quattro edizioni del campionato. Infatti sia Steph Curry che Kevin Durant che altri della squadra californiana come Draymond Green e Andre Iguodala hanno puntato sulle startup innovative.

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