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La crisi e l’assuefazione

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Il rischio più concreto e’ l’assuefazione. Un dato, pessimo, alla volta. Un allarme dopo l’altro, innescato da segnali inequivocabili che disegnano prima inquietanti previsioni e poi puntuali conferme. Insieme a un costante avvicendarsi di strappi, lacerazioni e provocazioni. La distanza fra la realtà e la narrazione si sta allargando mentre la percezione della situazione, soprattutto sul piano economico, finisce schiacciata dall’urgenza di seguire il flusso di una propaganda politica che da una parte nasconde, archivia e minimizza e dall’altra amplifica, enfatizza, cannibalizzando l’informazione.

La crescita non c’è già più, i dati che arrivano dall’industria indicano una nuova fase di profonda flessione dell’attività produttiva, rallenta anche la domanda di credito. Si sta entrando, più rapidamente di quanto si potesse prevedere, in una nuova crisi economica. Le conseguenze, per chi avesse dimenticato gli effetti di quella appena messa alle spalle, sono le imprese che chiudono, i posti di lavoro che si perdono, le prospettive dei giovani che si bruciano. Questa, purtroppo, è la realtà. 

Poi ci sono il 2019 bellissimo, il boom economico, la pacchia finita per i migranti, i poteri forti che non fanno paura, l’Europa dei vincoli di bilancio che andrà a casa. Insieme a nuovi nemici da combattere, all’invasione francese da respingere, a qualche stipendio eccellente da tagliare, alla Banca d’Italia da azzerare, alle nomine da contrattare, a una piattaforma da consultare per nuove dosi di rassicurante democrazia diretta. Questa, invece, è la narrazione. 

Intanto, scorre il tempo. E mentre passiamo da un tweet all’altro, da un post all’altro, leggendo via social la trama di uno sceneggiato a puntate, sale il conto da pagare. Arriverà presto il momento di scrivere un nuovo Def, di pensare alla prossima legge di Bilancio. Un brusco ritorno alla realtà dice che serviranno 23 miliardi solo per disinnescare le clausole di salvaguardia sull’Iva per il 2020 e pagare quindi le cambiali sottoscritte con la Ue per dare in pasto agli elettori più fedeli il reddito di cittadinanza e quota 100. A meno di non voler veramente assaltare i caveau della Banca d’Italia, dove ci sono le riserve in oro, o di pianificare sul serio una secessione dall’Europa, serviranno dolorose decisioni di politica economica. 

Ricordarlo, oggi, vuol dire anche tentare di  combattere il rischio di cedere all’assuefazione e perdere definitivamente il contatto con la realtà.