25 Febbraio 2019

Infrastrutture: impennata degli irregolari, al Sud 1 edile su 4 in nero

Fortune

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In Italia, la crisi del 2008, nel settore delle infrastrutture si è tradotta nell’abbattimento dei posti di lavoro – 539 mila in meno in 8 anni – a fronte dei quali è stata registrata un’impennata del lavoro nero: “è passato dall’11,4% del 2008 al 15,8% del 2016, rendendo così l’edilizia il secondo settore produttivo, dopo quello agricolo, con il più alto livello” di occupazione ‘sommersa’. Un elemento, questo, osservano i consulenti, più marcato nel Sud Italia, “dove quasi un edile su quattro lavora in nero (23,7%), quota che scende al 27,9% nelle regioni del Centro e al 10,4% in quelle del Settentrione”. Questo ciò che ha riscontrato l’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro ‘Edilizia, una crisi inarrestabile’.

Maglia nera al Sud, dunque, nonostante il crollo verticale del numero di lavoratori regolari abbia coinvolto soprattutto il Nord: è qui che il 44% degli oltre 500 mila edili è stato licenziato, quasi tre volte tanto rispetto a ciò che è accaduto nel Centro (16%), e poco più di quanto riscontrato nel Mezzogiorno (40%), ma “con forti differenze regionali: in Sicilia se ne è persa quasi la metà, in Liguria solo il 4%”.

Se il settore ha registrato difficoltà in tutta Europa dove “dal 2008 al 2017 in Europa si sono persi 3,4 mln di posti di lavoro“, lo Stivale detiene comunque un primato negativo: dal 2015, mentre gli altri paesi Ue hanno aumentato gli occupati, l’Italia ne ha persi, “e soltanto nel 2017 ha registrato l’ascesa di 5.000 unità”.

La perdita di mezzo milione di posti in Italia, “è determinata per il 71% dal settore delle costruzioni per privati e aziende, per l’8% dalle opere pubbliche e per il 21% dai lavori specializzati”, scrive l’Osservatorio. La flessione di oltre mezzo milione di occupati nel decennio precedente, si legge nell’indagine, “ha coinvolto principalmente i lavoratori italiani (-498 .000), specie i più giovani, mentre è nettamente inferiore tra gli stranieri extra-comunitari (-41.000) e soprattutto tra quelli comunitari, in gran parte romeni, che registrano un calo di ‘sole’ 1.000 unità (-0,8%)”.

Sulla crisi del comparto infrastrutturale, nel nostro Paese, pesa (anche) il calo delle risorse impiegate dalle Pubbliche amministrazioni: nel complesso, gli investimenti della Pa “hanno subito una flessione dal 2008 al 2017 di circa 12,9 miliardi di euro (-26,6%), passando da 48,6 miliardi a 35,7 miliardi”, ma nel dettaglio si nota come “gran parte della riduzione sia stata determinata dalle costruzioni (-10,7 miliardi, pari a -38%)”, rileva l’Osservatorio evidenziando come, nel decennio scorso, siano saliti solo “gli investimenti per abitazioni popolari, aumentati da 833 a 926 milioni (+93 milioni, pari a +11,2%)”.

L’opportunità di godere di sconti sulle tasse per attività di ristrutturazione edilizia si conferma un importante ‘traino’ per l’uso delle risorse: su “701 miliardi di euro investiti dal 2007 al 2017 in manutenzione straordinaria, infatti, 218 sono stati mossi dagli incentivi fiscali (pari al 31,1% del totale)”, somme che “per ciascun anno hanno attivato circa 300.000 posti di lavoro”.

Gli sgravi, pertanto, possono ancora giocare un fondamentale ruolo di rilancio del settore: aumentarli di circa un miliardo di euro, hanno calcolato i professionisti, “permetterebbe di creare una domanda aggiuntiva diretta e indiretta di circa 2 miliardi e 292 milioni, con un effetto indotto di circa un miliardo e 221 milioni e con una ricaduta complessiva sul sistema economico di 3 miliardi e 513 milioni, che produrrebbe un incremento di circa 15-18.000 unità nette di lavoro, di cui 10-12.000 direttamente nel settore delle costruzioni e il restante nei comparti collegati”, si legge. “Investire in infrastrutture e ridurre il costo del lavoro sono le direttrici principali con cui far ripartire l’economia italiana creando occupazione. L’esempio del Ponte Morandi ha drammaticamente sottolineato come il sistema delle infrastrutture viarie in Italia sia fermo da oltre 50 anni”, è il commento del presidente della Fondazione studi dei consulenti del lavoro, Rosario De Luca.

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