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Nuova via della Seta, Salvini: non saremo colonia cinese

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“L’Italia non ha bisogno di essere salvata da nessuno”. Risponde così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a chi gli chiede se sarà la Cina a salvare l’Italia. Il Paese della grande muraglia, infatti, mira a rendere lo Stivale uno snodo chiave per l’ingresso di Pechino in Ue. Creare un ponte tra Asia, Europa e Africa attraverso la nuova Via della Seta è l’ambiziosa iniziativa del governo cinese. Ma i dubbi riecheggiano dentro e fuori le mura di Palazzo Chigi: opportunità o rischio per il Bel Paese?

Se da una parte il premier Conte è certo che un’Italia al centro della nuova via della Seta costituisca una grossa opportunità per le imprese italiane, è più cauto il vicepremier Matteo Salvini che chiarisce subito: “non voglio che l’Italia sia una colonia di nessuno. Studiamo, lavoriamo, approfondiamo, valutiamo…”. Le opposizioni chiedono al governo di riferire al Parlamento sugli accordi con la Cina, e c’è chi sottolinea che i rischi prevalgono sulle opportunità: “ieri il Parlamento europeo ha approvato un documento che dice attenzione alla Cina perché c’è in atto una sfida sul piano commerciale ed economico. E fa intravedere che la sua è una sfida anche sul piano politico e anche militare”, afferma il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi.

D’altra parte, non più di due settimane fa da Oltreoceano gli Stati Uniti lanciavano un avvertimento all’Italia: “vediamo la Belt and Road Initiative come una iniziativa ‘fatta dalla Cina, per la Cina’. Siamo scettici sul fatto che il sostegno del governo italiano porti un qualsiasi beneficio economico duraturo al popolo italiano, e questo potrebbe finire col danneggiare la reputazione globale dell’Italia a lungo termine”, affermava Garrett Marquis, portavoce del consiglio per la sicurezza nazionale Usa.

Ma il premier Conte non è di questa idea. “Operiamo per un futuro di crescita e sviluppo e il memorandum con la Cina offre preziose opportunità per le nostre imprese”, afferma in un’intervista al Corriere della Sera sull’intesa con Pechino. Il testo, “imposta la collaborazione in modo equilibrato e mutualmente vantaggioso“, in una cornice “trasparente”. È “perfettamente compatibile” con la nostra collocazione nella Nato e nel Sistema integrato europeo. Il premier esclude che alla fine possa non arrivare la firma: “non ci sono ragioni ostative per non finalizzare il lavoro compiuto in questi mesi”. “L’Italia – precisa Conte sulla questione – formalizza in modo trasparente la cornice entro cui avviare questa collaborazione, senza mettere minimamente in discussione la sua collocazione euroatlantica”.

Ma per Salvini “la sicurezza nazionale viene prima di qualunque interesse commerciale. La protezione dei dati e della sicurezza degli italiani viene prima di qualunque altra cosa. Se si parla di business va bene, quando si parla di interesse dei cittadini e degli imprenditori italiani bisogna stare molto attenti”. Il vicepremier sottolinea poi di non essere preoccupato: “se si aiutano le imprese italiane a fare business e a esportare i nostri preziosi prodotti io son contento. Però ovviamente c’è da valutare la sicurezza nazionale. Non voglio – afferma – che l’Italia sia una colonia di nessuno. Studiamo, lavoriamo, approfondiamo, valutiamo…”.

Ai timori del vice Salvini sull’accordo, il premier Conte risponde: “Nessun rischio di colonizzazione. Le ragioni della prudenza sono pienamente condivise all’interno del governo: la tutela della sicurezza nazionale, anche sul piano economico, è un valore fondamentale che intendiamo rafforzare”. E agli Usa, per i quali potrebbe risultare ‘opaco’: “nessun rischio del genere, come si potrà constatare dalla lettura dell’accordo”.

Non è singolare rinviare sulla Tav e poi dire sì al progetto Via della Seta?, gli viene chiesto. “La Tav ormai è un’ossessione nazionale. Ci sono centinaia di cantieri sul territorio che possiamo far ripartire grazie al decreto legge che anticiperà la riforma del codice degli appalti. Già in settimana apriremo un tavolo con le Regioni, con Anci e con Ance per sbloccare le opere ferme in tutta Italia. Operiamo per un futuro di crescita e sviluppo e – aggiunge – il memorandum con la Cina offre preziose opportunità per le nostre imprese”.

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