27 Marzo 2019

Generali, la leva per la competitività è il welfare aziendale

Giancarlo Salemi

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Dal coach per la giusta postura, alla mappatura dei nei, dai check up medici ai servizi di baby sitting: il welfare aziendale sta assumendo una connotazione sempre più innovativa, è diventato un vero e proprio investimento, una leva con cui far crescere la competitività della propria azienda. Da un lato motivato dal fatto che gli imprenditori si rendono sempre più conto dell’importanza del loro “ruolo sociale” di attori responsabili sul territorio e nella comunità, dall’altro c’è la consapevolezza che il welfare aziendale sia diventato un vantaggio competitivo perché permette di creare un ecosistema virtuoso che innalza la produttività e la reputazione della singola azienda. Generali ci crede al tal punto che da quattro anni misura proprio l’indice del welfare nelle aziende italiane e, con grande sorpresa, oramai un’impresa su due scommette sempre di più su questo “patto” che si instaura tra datore di lavoro e dipendente.

“Dal 2016 al 2019 – ha spiegato Marco Sesana amministratore delegato di Generali Italia – le pmi molto attive nel welfare aziendale sono passate dal 7,2% al 19,6% del totale. Questo significa che 130mila piccole medie imprese in Italia adottano queste politiche come progetto d’impresa, con l’ascolto dei bisogni dei lavoratori”. Lo sviluppo del welfare nelle imprese è iniziato dal gennaio 2016 con gli sgravi fiscali introdotti dalla legge di Stabilità. In pochi anni c’è stata una forte crescita ma secondo Sesana “ci sono ancora ampi margini di miglioramento: la maggioranza delle pmi (54%) ha ancora poca consapevolezza dei vantaggi del welfare aziendale”. Questo anno in particolare si evidenzia l’importanza dell’ascolto dei dipendenti, che dà la possibilità di aumentare la produttività del lavoro: nel 64% dei casi quando si parte dall’ascolto la produttività aziendale aumenta. “Il welfare – ha proseguito – attiva sul territorio e nelle comunità locali un elemento positivo che fa bene non solo all’azienda che adotta il welfare ma anche alle aziende di servizio e assistenza collegate sul territorio”.

Generali ci crede a tal punto che creato una vera e propria società del gruppo Generali Welion che offre servizi innovativi dalla salute ai flexible benefit, anche attraverso partnership con start up. Con questa nuova iniziativa il colosso italiano delle assicurazioni punta a consolidare la propria leadership su un business strategico ed in forte crescita, quale è il welfare integrato, che oggi conta su 1,8 milioni di clienti e nel 2016 circa 3 miliardi di premi tra previdenza complementare e salute (circa 500 milioni di euro). “Con Generali Welion – ha spiegato Sesana – vogliamo evolvere nel settore della salute e del welfare. Investiremo fino a 50 milioni di euro nel prossimo triennio. Vogliamo consolidare la nostra leadership sul mercato: puntiamo ad aumentare, entro il 2021, del 25% i premi nel settore salute e di 30 milioni di euro il risultato tecnico”.

D’altra parte in questi ultimi anni il fattore della conoscenza del welfare si è diffuso rapidamente e si è esteso anche ad ambiti aziendali minori. Le piccole imprese possono creare programmi di welfare aziendale ascoltando i propri dipendenti e organizzando servizi che lo veicolino, uscendo dunque da un isolamento da micro-impresa e generando fattori positivi nei territori in cui lavorano. È Andrea Mencattini, amministratore delegato e direttore generale di Generali Welion a spiegare bene questo passaggio: “l’elemento principale è la conciliazione dei tempi di vita con quelli del lavoro. Nel mondo del lavoro c’è questa “generazione sandwich” stretta tra i figli da crescere e i genitori anziani da accudire. Questo genera un’esigenza di maggiore flessibilità nel lavoro ed è uno degli elementi principali a cui si affianca anche quello della formazione dei giovani insieme a quello della salute e dell’assistenza”.

Ascoltare il lavoratore è una sorta di must del nuovo secolo e l’obiettivo dell’azienda che vuole migliorare la propria performance deve andare proprio in questa direzione. “L’inclusione del lavorare determina il successo di un’azienda – conclude Sesana – Noi questo anno dedicheremo alla formazione il 30% in più delle ore, l’engagement è la strada da seguire: condividere idee, ricevere supporto e collaborazione, e mettere in atto piani di azione concreti. Per aumentare la soddisfazione delle persone sul posto di lavoro è essenziale più di ogni altra cosa ascoltare soprattutto la loro voce”.

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