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La disoccupazione a febbraio risale: 10,7%

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L’Italia è terza per tasso di disoccupazione nella Ue a febbraio. Secondo Eurostat, tra gli stati membri il tasso più alto è riferito alla Grecia (18,0% registrato a dicembre 2018, non disponibili dati successivi), seguita da Spagna (13,9%) e Italia: a febbraio infatti il tasso di disoccupazione italiano risale, attestandosi al 10,7%, in aumento di 0,1 punti. Secondo i dati dell’Istat, le persone in cerca di occupazione aumentano dell’1,2% (+34 mila), risultando pari a 2 milioni 771 mila. Su base annua tuttavia il numero dei disoccupati è in calo (-1,4%, -39 mila).

Confrontando il dato con il minimo pre-crisi (5,8%, dell’aprile 2007), emerge come il tasso disoccupazione sia ancora di quasi 5 punti superiore. Il tasso di disoccupazione non risaliva da ottobre. E infatti il 10,7% è il livello più alto sempre da ottobre scorso. Il rialzo, spiega l’Istat, è di o,1 punti percentuali anche se per effetti degli arrotondamenti si passa al 10,7% dal 10,5% di gennaio. Guardando al numero dei disoccupati, la crescita riguarda entrambi i generi e si concentra tra le persone oltre i 35 anni.

L’Italia registra poi a febbraio il secondo tasso più alto di disoccupazione giovanile fra gli Stati membri con un 32,8% – in “lieve” diminuzione rispetto a gennaio (-0,1 punti percentuali) – secondo solo alla Grecia (39,5% a dicembre 2018). Segue la Spagna con un 32,4%.

La stima degli occupati a febbraio intanto è “in lieve calo” rispetto a gennaio: -0,1%, pari a -14 mila unità. L’Istat ricorda che il mese precedente aveva fatto registrare un “contenuto aumento”. L’Istituto spiega come la diminuzione di febbraio si rifletta in una contrazione dei dipendenti (-44mila), sia permanenti (-33 mila) che a termine (-11 mila). Invece risultano in aumento gli indipendenti (+30 mila). Su base annua invece l’occupazione risulta ancora in crescita (+113 mila).

Il calo mensile dell’occupazione è concentrato nella classe di età centrale dei 35-49enni (-74 mila), mentre si conferma il segno positivo per gli ultracinquantenni (+51 mila). Su base tendenziale, l’espansione riguarda entrambe le componenti di genere, interessando i 25-34enni (+21 mila) e principalmente gli ultracinquantenni (+316 mila). Crescono, dice l’Istat, “soprattutto” i dipendenti a termine (+107 mila), che si mantengono sopra i tre milioni (3 milioni e 47 mila) e si registrano segnali “positivi” anche per gli indipendenti (+71 mila) mentre calano i dipendenti permanenti (-65 mila).