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Blockchain Ladies, l’altra faccia della moneta digitale

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Enel 2022

C’era una volta, nel lontano 1992, quando l’utilizzo di fax, email e Internet stava entrando nel mainstream, e di pari passo lo spamming assumeva proporzioni virali, una ricercatrice informatica che stava tentando di risolvere il problema. Aveva 34 anni Cynthia Dwork all’epoca. Mentre lavorava per Ibm, nel suo viaggio tra equazioni e nuove teorie, gettò le basi per la nascita dei Bitcoin. La scienziata aveva elaborato, insieme al collega Moni Naor, un sistema che permetteva di prevenire attacchi spam, impedendo ai ‘pirati’ del web di inviare una massiccia mole di messaggi agli utenti ordinari. Qualche anno più tardi qualcuno pensò che la tecnologia sviluppata da Dwork poteva trovare una valida applicazione nel settore finanziario. E nel ‘99 il sistema venne ribattezzato ‘proof of work’ (PoW), quello che Nakamoto – l’anonimo creatore del Bitcoin – ha definito essere l’elemento chiave del protocollo che regola il funzionamento dell’intero ecosistema della madre delle criptovalute. Il lavoro svolto da Dwork nel ’92 rimane una pietra miliare non solo nel suo percorso lavorativo, ma nella storia del Bitcoin. Anche se non se ne parla quasi mai.

Poi ci sono altre donne che si sono avvicinate al mondo di Cynthia Dwork, come Katherine Foster, direttore esecutivo di BLOC e di FinTech4Good, ex diplomatico e advisor per la Banca Mondiale, o Faith Obafemi, avvocato esperto di digitale, chief legal officer di ChainAfrica, un progetto nato per colmare il gap esistente tra le startup africane sulla blockchain e gli investitori. Queste donne non hanno in comune solo la passione per i dati, il digitale, la tecnologia spinta e ciò che ruota intorno al mondo della blockchain e delle criptovalute, ma condividono qualcosa in più. Uno spazio virtuale dove possono incontrarsi e scambiarsi informazioni. Una community che amplifica la voce delle donne che ne fanno parte e crea valore.

‘Blockchain Ladies’ nasce da un’idea di Caterina Ferrara, advisor e community manager per le Ico, sistemi alternativi di crowdfunding legati al mondo delle valute digitali, per il finanziamento di startup che sfruttano soluzioni di blockchain. Catapultata nell’ecosistema digitale circa tre anni fa, elettrizzata, come racconta sul nuovo numero di Fortune Italia, dalle potenzialità di una tecnologia “che potrebbe cambiare l’economia mondiale, ma soprattutto avere un elevatissimo impatto sociale”, non ci è voluto molto prima che Ferrara sposasse la causa a 360 gradi.

La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di maggio.

 

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