fbpx

Unicredit-Commerzbank, ripartono i rumors sul risiko

Condividi su facebook
Condividi su google
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

La notizia è di quelle capaci di far muovere i mercati. Il lancio della Reuters riporta rumors rilevanti: Unicredit avrebbe incaricato Lazard e Jp Morgan per valutare un’offerta per l’acquisto di Commerzbank. E la ripercussione immediata è stata il brusco calo del titolo della banca italiana (che recupera nel finale di seduta e chiude cedendo l’1,69%), a fronte del rialzo di quella tedesca. Come da manuale, premiata la preda e penalizzato il cacciatore. Di prassi anche i no comment che arrivano dalla Piazza Gae Aulenti e dal governo tedesco. “Non commentiamo rumors e speculazioni”, replica un portavoce di Unicredit, anche perché nei giorni scorsi in occasione dei dati sulla trimestrale, il ceo, Jean Pierre Mustier ha indicato che l’attuale piano della banca è basato sulla crescita organica. E ufficialmente, oggi, non si può dire nulla di diverso. Nessun commento anche da parte del ministero delle Finanze tedesco. “In generale non commentiamo operazioni che riguardano banche singole”, ha spiegato all’Ansa un portavoce della Wilhelmstrasse.

I rumors, secondo gli analisti interpellati da Bloomberg, “non rappresentano una sorpresa data la sovrapposizione tedesca e il potenziale di sinergie”, anche se i 40 miliardi di dollari di npl del gruppo di Piazza Gae Aulenti possano soffiare come “vento contrario” ad una potenziale offerta. Qualsiasi grande accordo transfrontaliero di M&A è improbabile fino al 2020, viene poi evidenziato, date le complicazioni dei finanziamenti, la capacità di utilizzare l’avviamento negativo per cancellare i crediti inesigibili e i finanziamenti.

Dopo il fallimento dei colloqui con Deutsche Bank, il flusso di notizie su Commerzbank rimarrà per ora dominato da possibili opzioni di fusione. UniCredit e Ing in cima alla lista, con Bnp Paribas e Santander altri pretendenti. Ad avviso degli analisti la debolezza degli utili è destinata a persistere con un ulteriore calo dei ricavi nel 2019, a causa del rallentamento dei prestiti e dell’aumento della pressione competitiva sui margini nel business aziendale