Huawei: porte nascoste e muri difficili da difendere

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No, non è per il Mate 20 Pro che vi siete appena regalati sborsando quasi 1.100 euro, il mobile flagship di Huawei, e neppure per il P10Lite che avete in tasca da un paio d’anni che il gigante cinese della telefonia occupa le prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Anche se è proprio il segmento dei dispositivi telefonici, l’area consumer, che nel 2018 l’ha lanciato ancora più in alto nell’empireo dei big tecnologici: con oltre 100 mld di dollari di fatturato (105 mld per la precisione) e quasi 9 mld di utile, Huawei è entrato a pieno diritto nella categoria a cui appartengono Google e Microsoft. La metà è arrivata dalla vendita di 200 milioni di telefonini, valore ben 52 mld di dollari, con una crescita spettacolare del 45%, che ha posizionato il produttore stabilmente al secondo posto nel mondo, subito dietro la coreana Samsung, che ha messo nel mirino e conta di superare nel 2020, dopo essersi lasciato alle spalle l’americana Apple.

A far finire la società privata fondata, grazie a un prestito di 2.500 dollari, da un ex ingegnere militare, Ren Zhengfen, nel 1987 a Shenzhen – prima zona economica speciale aperta dal presidente Deng Xiaoping nel 1980 e inizio della rivoluzione dell’economia cinese – al centro del ciclone mediatico e dell’attenzione dei servizi segreti e di controspionaggio dell’Occidente, Stati Uniti in testa, è il suo primato nel 5G. Ovvero nella produzione di apparecchiature di rete per costruire l’infrastruttura Internet del futuro: quella quinta generazione indispensabile allo sviluppo dell’auto autonoma e delle smart cities, dell’intelligenza artificiale e del dialogo tra le macchine, della robotizzazione della chirurgia, dei droni, della realtà virtuale e dei big data.

Sul numero di giugno di Fortune Italia numeri, storia e panorama attuale del segmento 5G di Huawei: un settore che se da una parte la vede leader mondiale indiscussa dal 2012, dall’altra è stato la causa dei suoi problemi: le tensioni internazionali con il Governo statunitense e una guerra totale, e mondiale, sul futuro delle tecnologie della comunicazione.

La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di giugno.

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