2 Luglio 2019

Cosa succederà dopo la Brexit? La risposta si trova (forse) in Svizzera

Fortune

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Di David Meyer – Con la fine di ottobre che si avvicina sempre di più, i due candidati alla successione di Theresa May come primo ministro britannico sono fermamente convinti che il Regno Unito debba lasciare l’Ue entro quella data, anche se non c’è accordo tra le due parti, nonostante i rischi imprenditoriali che una Brexit no deal potrebbe comportare.

Quindi, se alla fine il 31 ottobre ci sarà davvero una Brexit con un no deal, cosa succederà alla borsa e al mercato britannico? La Svizzera, a quanto pare, può fornirci qualche anticipazione.

Occhio per occhio

La Svizzera è circondata dall’Ue ma non ne fa parte, né è un membro dell’eurozona. Come la Gran Bretagna negli ultimi anni, il governo svizzero ha cercato per lungo tempo di negoziare nuovi termini per le sue relazioni con l’Ue, faticando a far approvare i risultati ottenuti ai suoi stessi legislatori. Come per il Regno Unito, la politica svizzera si è trovato di fronte un muro invalicabile.

L’Unione europea ha deciso, alla fine del 2017, di giocare duro, collegando la questione dell’accesso svizzero ai mercati finanziari dell’Ue a negoziati più ampi. Di fatto ha accordato alle borse svizzere uno status di ‘equivalenza’ temporaneo, per consentire loro di partecipare al mercato Ue; ora, poiché i negoziati più ampi sono finiti in un nulla di fatto, l’Ue ha lasciato scadere il permesso.

Per rappresaglia, il governo svizzero ha vietato agli scambi Ue l’accesso alle trattative riguardanti azioni di società svizzere come Nestlé, UBS, Novartis e Swatch Group: in caso di violazione si va incontro a multe e fino a tre anni di carcere. La decisione è scattata lunedì, il giorno successivo alla scadenza dello stato di ‘equivalenza’ della Svizzera.

Un impatto incerto

È stato un evento molto seguito, proprio a causa delle somiglianze con la sfida Ue-Uk. “Sarà interessante vedere cosa accadrà e se tutte le correzioni sistematiche funzioneranno e andranno bene, perché con il Regno Unito si attiveranno gli stessi meccanismi”, ha detto a Reuters un trader, riferendosi alla corsa all’ultimo minuto dei suoi colleghi per adattarsi alla risposta svizzera all’Europa. Lo stratega di Makor, Stephane Barbier de la Serre, ha descritto la situazione come “una buona rappresentazione di ciò che Bruxelles potrebbe infliggere a Londra”.

Tuttavia, non sembrano esserci impatti drammatici, almeno non in questa fase iniziale.

Il trading alla borsa di Zurigo è stato ‘normale’, ha detto a Reuters un portavoce. Ciò è probabilmente dovuto al fatto che molti grandi investitori istituzionali hanno già accesso alla borsa di Zurigo. I gestori patrimoniali più piccoli senza tale accesso saranno dovuti ricorrere ai broker per negoziare azioni svizzere, aggiungendo ulteriori costi alle loro operazioni.

Alcune operazioni in azioni svizzere (circa un terzo delle quali erano in genere negoziate nell’Ue, in precedenza) sono state dirottate da borse come Francoforte verso gli Stati Uniti o effettuate fuori borsa, eludendo così il divieto svizzero, anche se comportano di nuovo costi di transazione più elevati.

Brexit e equivalenza

Qual è quindi la lezione per il Regno Unito, se ce n’è una?

“Al momento, l’unico parallelo che possiamo tracciare con il post Brexit nel Regno Unito, in linea con quanto accaduto in Svizzera, è che ci sono buone probabilità che al Regno Unito non venga concessa nessuna ‘equivalenza’: in questo caso i modi (e i luoghi) che verranno scelti dagli europei per fare trading sono un’incognita”, ha detto Scott Evans, ricercatore presso la London Business School.

Ci sarebbero certamente buone ragioni per garantire al Regno Unito lo status di ‘equivalenza’, non ultimo il fatto che il Paese fa parte dell’Ue da decenni. Ciò significa che i legislatori britannici hanno contribuito alla stesura delle regole finanziarie dell’Ue e attualmente le leggi britanniche sono interamente allineate a tali norme.

Tuttavia, la situazione svizzera dimostra come lo status di ‘equivalenza’ possa essere usato come un’arma strategica – e ci sono certamente un sacco di mercati Ue che vorrebbero un morso di quello londinese.

Inoltre, se l’Uk lascia l’Ue il 31 ottobre senza un accordo transitorio, ciò significa in realtà una Brexit con una rottura netta: nessun automatico accordo di ‘equivalenza’, come hanno chiarito da Bruxelles.

Un altro scontro ‘occhio per occhio’ potrebbe “avere un impatto piuttosto negativo o finire per spingere un maggior numero di scambi verso Londra”, ha detto Evans. “È difficilissimo fare previsioni”.

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