12 Luglio 2019

L’ultima chiamata di Alitalia e lo spettro Lufthansa

Fortune

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Scorrono inesorabili, indissolubilmente intrecciati, giorno dopo giorno e milione dopo milione. Già quando va in stampa questo articolo, per Alitalia il tempo è agli sgoccioli, come il prestito ponte di 900 mln garantito dal governo. Deadline dopo deadline, proroga dopo proroga, e con l’ultima siamo alla quarta, la compagnia di bandiera si sta posizionando su una traiettoria pericolosa, con il rischio di schiantarsi.

Lo slittamento di un mese, al 15 luglio, della data ultima per la presentazione delle offerte, che porta a due anni la gestione commissariale oggi nelle mani di Daniele Discepolo, Enrico Laghi e Stefano Paleari, continua a rinviare la scelta che l’esecutivo è chiamato a compiere se vuole salvare la compagnia e rilanciarla, come promette da tempo. Il rinvio non fa che aggravare la situazione perché il tempo è quasi scaduto: i 467 mln nelle casse della società a fine maggio conteggiano già parte degli incassi della vendita dei biglietti per la stagione estiva, la più redditizia, senza che siano ancora state scontate, com’è ovvio, le relative uscite.

Posto che le Fs si sono impegnate per il 30% del capitale della futura newco e Delta Airlines e il Tesoro per il 15% ciascuno, le opzioni possibili, è ormai chiaro, per coprire il restante 40% dell’azionariato, si sono ridotte a una sola: l’ingresso con il 30-40% di Atlantia, attraverso la controllata Aeroporti di Roma che ha interesse a tenere Alitalia in volo visto che rappresenta una bella fetta del traffico dell’hub di Fiumicino.

Poi c’è l’ultima spiaggia, forse, prima del fallimento se, per incapacità di decidere, si finirà lì. E si chiama Lufthansa. Il dimissionato vice ministro dei Trasporti della Lega, Armando Siri, aveva sempre mantenuto un filo, pur tenue, di dialogo con il colosso tedesco, che continua a chiedere il pieno controllo della compagnia e una ristrutturazione pesante. Uscito di scena lui, pare che i contatti si siano interrotti. Eppure il campione di italiani interpellato da Swg in un recente sondaggio sposerebbe a maggioranza assoluta proprio questa soluzione: il 51% vedrebbe meglio la vendita a un grande campione straniero per garantire la continuità di Alitalia piuttosto che la cordata Fs-Delta (gradita al 29%) o la totale nazionalizzazione (il restante 20%).

La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di luglio.

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