23 Luglio 2019

Huawei vuole entrare in Ue: ‘Conte ha fiducia in noi. Ue non segua Usa’

Fortune

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

dell’inviato Antonio Fatiguso – “L’Italia ripone grande fiducia in Huawei”. Ren Zhengfei, fondatore e Ceo del colosso cinese delle tlc, parla dell’incontro di aprile con il premier Giuseppe Conte a Pechino per il forum sulla Belt and Road. “Un colloquio molto amichevole”, rivela alla tavola rotonda con i media italiani, nel quartier generale della compagnia a Shenzhen. Ren non manca di criticare la Golden Power (la verifica sulla sicurezza specifica sui fornitori di reti extra-Ue), la cui discussione s’è arenata al Senato, che se adottata “renderà complesso fare affari in Italia“, dove Huawei ha sostenuto forti investimenti con quote sulle reti e negli smartphone del 40-50%. In fondo però è un problema minore per un gruppo in assetto di battaglia, alle prese con la guerra scatenata dagli Stati Uniti, parte dello scontro commerciale con Pechino, e con i rapporti da definire con l’Europa, pilastro strategico per il suo futuro.

Dall’arresto di dicembre a Vancouver di sua figlia – Meng Wanzhou, direttore finanziario del gruppo, accusata da Washington di violazioni delle sanzioni americane all’Iran – la marcia che sembrava inarrestabile di Huawei verso la leadership mondiale nelle reti di quinta generazione e negli smartphone ha subito una frenata. E il glorioso Ilyushin Il-2, colpito dalla contraerea nemica ma ancora in volo, è diventato il simbolo della società. “È come noi: crivellati di colpi, ma con il cuore che batte ancora. All’epoca, non sapevamo quanti fossero i buchi e quali i più gravi. Abbiamo rattoppato i maggiori”, il 70-80% dei 4.300-4.400 individuati (connessioni ottiche, core network e altro). Il target è il 93% a fine anno.

Hongmeng Os, il sistema operativo made in Huawei, è per l’applicazione industriale, come la guida autonoma: l’auspicio è poter riutilizzare Android di Google. Ingegnere di 74 anni, al servizio per 9 anni fino al 1983 del genio It dell’Esercito di liberazione popolare, Ren è più che deciso a difendere la sua creatura, fondata nel 1987 con 5.000 dollari e diventata un colosso da oltre 100 miliardi di dollari: “non falliremo, cresceremo addirittura in modo più forte“, scandisce.

L’allentamento del bando, dopo l’iscrizione a maggio del gruppo nella lista nera del commercio Usa, è parte della tregua alla guerra sui dazi firmata dai presidenti Trump e Xi a Osaka. “Aspettiamo ancora un po’ se matura qualcosa. Siamo abituati a lavorare sotto grande pressione”. “Gli Usa sono stati leader globali nel 3G e nel 4G. Huawei lo è nel 5G e ciò è difficile da accettare. Guidavano la tecnologia e potevano fare intelligence e raccogliere informazioni. Col 5G li abbiamo superati”, è la stoccata diretta a Washington.

Sulla trasparenza, “seguiamo gli standard da società quotate”, i bilanci sono certificati da Kpmg. Sono le accuse sulla sicurezza le più indigeste. Il governo di Pechino “ha chiarito di non aver mai chiesto alle sue compagnie di installare backdoor (porte per aggirare le difese di sistema nelle reti, ndr). Tra l’altro non abbiamo reti negli Usa, né intendiamo vendere i prodotti 5G lì. Come potremmo minacciare la sicurezza nazionale? Non dovremmo preoccuparci che Huawei sia chiamata ‘il diavolo’. Ho sempre visto Trump come un grande leader. Non un diavolo, come non lo sono io”.

Ma all’Europa, è la tesi del capo di Huawei, “non conviene legarsi al carro da guerra degli Usa perché una volta trovato l’accordo con la Cina, l’America si dimenticherà dei suoi alleati”. Ren chiede anzi all’Ue – dove si discute di 5G avendo nel mirino la legge cinese del 2017 che impone alle sue organizzazioni di sostenere e collaborare con l’intelligence nazionale – di aprire il mercato alla sua compagnia. “Siamo convinti di poter fare bene la rete in Europa”, assicura il Ceo, perché con l’approccio poco “ideologico” l’Ue è “importantissima”, è un “secondo mercato domestico”. Molti operatori tlc collaborano “con noi da oltre 20 anni”, malgrado il continuo pressing degli Usa. Le ultime battute Ren le dedica all’Italia, visitata “molte volte”, di cui stima “arte, cultura, beni di lusso. Mia moglie e le mie figlie vi si recano con frequenza”. C’è spazio anche per i selfie, una sorpresa per un manager riservatissimo fino a dicembre: “tutto quello che ho fatto nei mesi più recenti punta non solo a salvare mia figlia, ma anche la mia società”.

A portata di click

Acquista Fortune in formato digitale per leggere i nostri contenuti su qualsiasi dispositivo.

In ufficio o a casa tua

Abbonati per ricevere dove preferisci ogni nuova uscita della versione cartacea di Fortune.

Rimani aggiornato

Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere la migliore selezione degli articoli di Fortune.