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L’effetto Fineco su Unicredit: boom utili, ma sotto le attese

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I primi sei mesi del 2019 di Unicredit forniscono numeri, apparentemente, contrastanti: l’utile netto è di 3,2 miliardi, in crescita del 51,7% sullo stesso periodo del 2018. Una crescita che, però, è dovuta anche alle cessioni degli immobili in Germania del primo trimestre e della quota del 17% di Fineco nel secondo. In particolare proprio nel secondo trimestre il risultato è di 1,85 miliardi: nonostante una crescita dell’81% è sotto le attese degli analisti, che erano di 2,2 miliardi di euro, anche se secondo la banca Transform 2019, il piano di Unicredit, “sta rispettando perfettamente i tempi previsti, producendo risultati coerenti e tangibili”, e per l’ad Jean Pierre Mustier i risultati sono “solidi”.

Nel secondo trimestre intanto i ricavi sono scesi del 4,6% a 4,5 miliardi, anche se per la banca la causa è il “difficile scenario di mercato”. La raccolta da clientela ha raggiunto 410,1 miliardi a fine giugno (+4,4%). L’effetto valute si è fatto sentire sul contributo di Yapi (63 milioni -23,7% a cambi correnti per effetto del deprezzamento della Lira turca). Le commissioni si sono attestate a 1,6 miliardi nel secondo trimestre (-3%). I costi operativi sono scesi del 4,4% a 2,5 miliardi “grazie alla continua e rigorosa attenzione alla disciplina dei costi”. Il margine operativo lordo è stato pari a 2,1 miliardi (-4,9%) e 4,3 miliardi nel semestre (-3%). Dal punto di vista del capitale il CET1 ratio di gruppo è diminuito di 18 punti base trimestre su trimestre al 12,08% nel secondo trimestre. A luglio, ricorda la nota, la rimanente posizione in Fineco è stata ceduta, con un impatto atteso sul CET1 ratio di 0,3 punti percentuali che verrà registrato nel terzo trimestre. Il leverage ratio fully loaded è stato pari al 4,98 per cento. L’ammontare del TLTRO II complessivo attuale risulta pari a 51,2 miliardi su base consolidata.

Inoltre Unicredit rivede la guidance sui ricavi al ribasso da 19 miliardi a 18,7 miliardi, mentre l‘utile netto rettificato è visto a 4,7 miliardi. Mustier ha precisato che la cessione della partecipazione in Fineco, ultimata nel terzo trimestre non inciderà sui target dell’utile netto rettificato a 4,7 miliardi. Il manager si è poi soffermato sulla guidance sui ricavi rivista a 18,7 miliardi spiegando che, nella nuova previsione, è deconsolidata Fineco.

Confermati gli altri target: i costi a 10,1 miliardi, l’obiettivo di costo del rischio a 55 punti base, le esposizioni creditizie deteriorate lorde della non core per il molto al di sotto di 14,9 miliardi e vicine a 10 miliardi. Il Cet1 mda buffer è confermato nella parte superiore del range tra 200-250 punti base. Sui risultati del secondo trimestre di Unicredit incidono componenti eccezionali per 825 milioni di euro. Si tratta principalmente, ancora una volta, degli impatti dovuti alla cessione del 17 per cento di Fineco per 1.176 milioni e alla cessione di Ocean Breeze, classificata ‘Held for Sale’ (in vendita ndr), per -178 milioni di euro.

Tornado ai risultati l’utile netto di gruppo rettificato nel trimestre si attestato a 1 miliardo, in crescita dello 0,4 per cento. Nel semestre il risultato netto rettificato è di 2,15 miliardi (+1% sul pari periodo del 2018). Il portafoglio btp è di 49 miliardi, in calo di 2 miliardi trimestre su trimestre. Mentre le esposizioni creditizie deteriorate lorde della non core ammontano a 15,7 miliardi, in calo di 5,8 miliardi anno su anno con un tasso di copertura del 66 per cento.

“I risultati ottenuti negli ultimi tre anni forniscono una solida base su cui sviluppare il nostro prossimo piano”, ha detto Mustier commentando i risultati del trimestre. “Abbiamo compiuto buoni progressi sulle quattro misure finanziarie annunciate lo scorso trimestre, sulla base delle quali prepariamo la nuova strategia commerciale che presenteremo al Capital Markets Day di dicembre”, aggiunge.

Infine, il personale: i tagli di Unicredit dovrebbero essere terminati. L’obiettivo di riduzione netta di 14.000 ‘Full time equivalent’ del piano Trasform 2019 è stato raggiunto, conferma la banca con un calo di 274 unità trimestre su trimestre. Da dicembre 2015 sono state chiuse 925 filiali, il 98% di quelle da chiudere in Europa occidentale è stato raggiunto, con 24 filiali chiuse nel secondo trimestre di quest’anno. Così “i costi operativi totali per il 2019 sono confermati a 10,1 miliardi, materialmente migliore rispetto il target posto da Transform 2019”. Nel dettaglio, si legge in una nota, i costi del personale sono scesi a 1,5 miliardi nel secondo trimestre (-4,5%) per effetto della riduzione degli FTE (-2.708 unità anno su anno) che si sono attestati a 84.836 persone, “raggiungendo il target di riduzione netta del personale in linea con Transform 2019”. E questo fa concludere all’istituto di essere “in netto anticipo rispetto al piano” sulla trasformazione del modello operativo.