13 Agosto 2019

Che la rivoluzione abbia inizio: le startup del 5g

Fortune

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Tutti gli operatori stanno lavorando anche in una logica di open innovation: ecco i settori in cui le startup pioniere del 5g si stanno muovendo con maggiore successo. Articolo di Carlotta Balena apparso sul numero di Fortune Italia di giugno 2019.

La tecnologia del futuro è ormai arrivata: la connessione mobile 5G viene considerata una innovazione ‘game-changer’, cioè che imprimerà un cambiamento radicale non solo al nostro modo di connetterci in internet ma anche ai vari settori in cui sarà applicata, dalla realtà aumentata all’internet delle cose, dall’industria alla medicina. Un rapporto Ericsson stima che la nuova tecnologia porterà introiti da qui al 2026 pari a 1307 mld di euro per vari settori industriali, come agricoltura, healthcare, trasporti, media, intrattenimento, automotive, retail, financial, sicurezza e industria manifatturiera. L’Italia, solitamente molto in ritardo sul piano della digitalizzazione rispetto agli altri Paesi europei, per quanto riguarda il 5G è stata una pioniera: è tra i primi paesi ad aver concluso, infatti, l’asta per l’assegnazione delle future frequenze.

Stando al 5G Observatory Quarterly Report di iDate, l’Italia, oltre ad aver chiuso l’asta nel 2018, è il secondo paese al mondo, dopo la Corea del Sud, ad aver assegnato lo spettro radio nelle bande millimetriche (2,4-2,8 Ghz). Il nostro Paese ha già avviato diverse sperimentazioni in città quali Milano, Prato, L’Aquila, Bari e Matera. Il ministero dello Sviluppo Economico ha pubblicato un programma di supporto delle tecnologie emergenti che mette a disposizione 45 mln di euro per gli incubatori di startup e progetti di ricerca e sviluppo. Tra le tecnologie che il fondo intende sviluppare ci sono la blockchain, l’intelligenza artificiale (AI), l’Internet delle cose (IoT) e, appunto, il 5G. Dei 45 milioni in campo, 30 sono dedicati agli incubatori di startup nei territori di sperimentazione del 5G, che il Mise ha chiamato ‘Case delle tecnologie emergenti’. Alcuni dei maggiori operatori delle telecomunicazioni che stanno portando il 5G in Italia hanno avviato da tempo programmi per permettere alle aziende dei vari settori ad ‘aprirsi’, in un’ottica di open innovation, alle startup che lavorano per agevolare il passaggio alla tecnologia 5G.

Ericsson, per esempio, ha selezionato startup ‘ambasciatrici’ del 5G attraverso il suo Programma Ego. Le 4 startup selezionate lo scorso anno operano in vari settori, che vanno dall’internet delle cose all’agritech. La prima classificata nell’ultima edizione del programma è stata Nm2 – Networking made easy, società napoletana nata da uno spin-off dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Nm2 opera nel settore ICT e si occupa di prodotti e servizi finalizzati all’analisi delle reti e delle loro prestazioni. La startup UniquID, invece, usa la tecnologia blockchain per garantire la sicurezza nel settore dell’internet delle cose e del cloud, fornendo una ‘carta d’identità’ universale per lo scambio di dati tra oggetti connessi. In ambito agritech si muove, poi, Agricolus, che usa il 5G per la raccolta e l’utilizzo di dati finalizzati all’agricoltura di precisione. L’ultima startup selezionata dal Programma Ego è Scuter, che produce un motorino elettrico a tre ruote pensato per muoversi in modalità ‘sharing’ nelle città: il veicolo è adatto anche a chi abitualmente non guida il motorino, è stabile e si porta senza casco.

Anche Vodafone ha lanciato una call per individuare startup che possano contribuire allo sviluppo della tecnologia 5G: si chiama ‘Action for 5G’ e le due startup che hanno vinto il bando si muovono nel settore dello sport e della manutenzione assistita. La prima è Math&Sport, startup milanese nata nel 2016 che usa la realtà aumentata e la matematica per migliorare l’esperienza del tifoso che assiste ad incontri sportivi. La startup ha realizzato una piattaforma per il gioco del calcio, che attraverso algoritmi di machine learning riesce a fornire informazioni utili sia ai tifosi presenti sugli spalti sia allo staff in panchina. Da una parte, i tifosi hanno la possibilità di visualizzare, grazie alla realtà aumentata, informazioni di carattere tecnico e tattico, sui giocatori e sulla squadra con l’opportunità di rivedere immediatamente i momenti salienti della partita: in altre parole, la startup offre le stesse peculiarità dei tipici videogame di calcio, ma applicate ad una partita vera. Per lo staff in panchina, invece, Math&Sport ha pensato a una piattaforma per trasformare i dati analizzati in tempo reale in strategie e tattiche per migliorare il gioco: l’efficienza della piattaforma è garantita dalla velocità del 5G. La seconda startup scelta da Vodafone è weAR: nata a Ferrara, applica la realtà aumentata al settore manifatturiero, ed ha realizzato la piattaforma Marko3D per supportare gli addetti a distanza. Il prodotto consiste in un’app – che si può fruire su smartphone, tablet o occhiali VR – con la quale l’utente può inquadrare l’oggetto che necessita di manutenzione e ottenere manuali e procedure da seguire in tempo reale grazie alla realtà aumentata 3D. Non solo: c’è anche la possibilità di aprire una sessione video con un altro operatore che si trova a distanza in un altro ufficio. Sia il Programma Ego di Ericsson, sia il bando di Vodafone sono stati riconfermati anche per il 2019.

Lo scorso autunno, infine, Fastweb ha lanciato un concorso di idee sulla tecnologia 5G in collaborazione con l’incubatore di startup Digital Magics: si tratta di “Together to 5G”, dal quale sono state selezionate 3 startup, che hanno vinto un percorso di co-design con Fastweb. La prima è Guardian, basata a Rimini, che ha presentato SismAlarm, un sistema IoT in grado di riconoscere l’onda primaria di un terremoto e avvisare dell’arrivo di una seconda onda. Il sistema, inoltre, segnala l’eventuale variazione nella staticità ambientale ed è pensato per essere adottato da enti di monitoraggio e prevenzione, enti governativi e pubblica amministrazione. La seconda startup selezionata è Horta. Nasce nel 2008 a Piacenza come spin-off dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, e realizza soluzioni per le imprese agricole e agro-alimentari, attraverso piattaforme internet di supporto alle decisioni (Decision support systems, Dss). Il servizio permette di utilizzare modelli di simulazione dello sviluppo dei parassiti, di cui l’agricoltore può servirsi durante tutta la stagione colturale. L’ultimo progetto selezionato è quello di Quavlive, spin-off del Politecnico di Bari che opera nel campo del video streaming, offrendo servizi per la trasmissione e l’archiviazione di eventi trasmessi in live streaming, o per la gestione di contenuti multimediali di tipo immersivo in realtà virtuale o aumentata. Il Programma “Together to 5G” è tutt’ora in fase di realizzazione e le tre startup selezionate hanno iniziato nel mese di giugno la fase di sperimentazione tecnologica presso i laboratori 5G di Fastweb.

“Dal nostro osservatorio, possiamo vedere che i campi di applicazione del 5G maggiormente esplorati dalle startup innovative sono l’area streaming per l’intrattenimento, ma anche l’AgriTech, un settore così essenziale per la sostenibilità del pianeta, Smart City, telemedicina, Industria 4.0, tutti settori in cui lo streaming dati deve essere efficiente” ha detto a Fortune Italia Layla Pavone, Chief innovation marketing e communication officer di Digital Magics. Secondo Pavone, il 5G avrà un ruolo chiave nel futuro: “la prima applicazione che mi viene in mente è sicuramente il fatto che i film in HD potranno essere scaricati in meno di un minuto, lo streaming da YouTube e Spotify, i videogiochi in multiplayer saranno privi di ogni latenza grazie al 5G. Quando si parla di dati trasmessi senza alcuna latenza pensiamo per esempio alla telemedicina, la diagnostica da remoto, dove precisione e tempi corretti sono indispensabili. Non dimentichiamo che siamo in sperimentazione avanzata per quanto riguarda la guida autonoma. Questo ambito richiede una comunicazione immediata”. La velocità di connessione è poi il requisito indispensabile per la costruzione delle città “intelligenti” del futuro: “il paradigma delle Smart City non può prescindere da una connessione 5G, in quanto l’interconnessione di migliaia di dispositivi dislocati sul territorio genererà un traffico dati tale per cui l’infrastruttura della Rete gioca un ruolo di primo piano. Si parla infatti di rivoluzione e non di evoluzione perché è un vero e proprio cambio di paradigma. Le onde radio su cui viaggerà il 5G avranno una frequenza molto alta e compresa tra i 30 e i 300 gigahertz. Senza scendere troppo nel tecnico, basti pensare che l’odierno 4G, al suo punto più alto, sfrutta i 2.600 megahertz”. Che la rivoluzione abbia inizio.

Articolo di Carlotta Balena apparso sul numero di Fortune Italia di giugno 2019.

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