5 Settembre 2019

La Perla ci riprova e si quota a Parigi

Fortune

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di Giorgia Bentivogli – La Perla sbarca in Borsa a Parigi. Il debutto dello storico brand bolognese della lingerie d’alta gamma sull’Euronext Growth, il mercato dedicato alle Pmi, è previsto per domani. La quotazione, ha spiegato il Ceo Pascal Perrier “aumenterà la visibilità di La Perla e migliorerà l’accesso al capitale” per il rilancio.

Il prezzo delle azioni è di 4,50 euro per una capitalizzazione attesa di 473 milioni. È l’ennesimo colpo di scena nella storia travagliata degli ultimi anni della società fondata a Bologna nel 1954 da Ada Masotti, finita pure in asta giudiziaria nel giugno 2013. In quella occasione ad aggiudicarsela era stata Sms Finance, la holding del fondatore di Fastweb, Silvio Scaglia. Nel 2018 però la società è passata di mano ed è ora controllata dalla Tennor Holding (ex Sapinda Holding) del controverso finanziere tedesco Lars Windhorst.

Nonostante i diversi tentativi di rilancio, la difficoltà sono continuate: nel 2018 le perdite operative hanno toccato i 71 milioni di euro su un fatturato di 86, l’indebitamento finanziario netto è a 103 milioni. Il nome dello stesso Windhorst quest’estate è finito nella bufera. Il fondo di investimento Allegro di H20 Asset Management, sgr consociata alla francese Natixis, è finito in tensione per i timori su bond illiquidi collegati a Windhorst.

Le difficoltà pesano però soprattutto sui dipendenti La Perla. A giugno era stata aperta una procedura di mobilità per 126 su 500 nello stabilimento di Bologna, dove resta concentrata la produzione. Procedura poi sospesa ad agosto, in vista del prossimo incontro al Mise, in calendario la prossima settimana. L’azienda ha spiegato in una nota che mira a trasformare la struttura organizzativa e aumentare la redditività con una ristrutturazione, ad ampliare le linee core e l‘ecommerce. E, dettaglio non da poco, ad “aumentare la capacità dello stabilimento produttivo di La Perla a Bologna”.

L’annuncio della quotazione, ha spiegato Roberto Guarinoni, della Filctem-Cgil bolognese, “non è una novità. Sono mesi che sulla stampa è venuto fuori la storia di un recupero di capitale del fondo su La Perla. Solo non capiamo su quale progetto di sviluppo si basi, e se non lo capiamo noi, non lo capiscono nemmeno gli investitori”. Nell’ultimo degli incontri sindacali, domani, l’azienda “dovrà dirci se prevede l’uso degli ammortizzatori sociali”. Quanto all’aumento della capacità dello stabilimento bolognese Guarinoni è scettico: “è sempre stato previsto il mantenimento dell’assemblaggio e la riduzione dello sviluppo dei prodotti e della produzione dei capi d’altissima gamma. Se da tutto ciò consegue un aumento della produzione devo capire come”.

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