18 Settembre 2019

Il dilemma dell’energia rinnovabile cinese 

Fortune

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Le aziende americane possono trarre profitto dal boom cinese dell’energia rinnovabile, se le tensioni commerciali non interromperanno i rapporti.

Si dice spesso che la guerra commerciale Cina-Usa starebbe contribuendo all’incremento dei posti di lavoro negli Stati Uniti. Eppure la Rec Silicon, un’azienda norvegese che produce polisilicio nel suo stabilimento di Moses Lake a Washington, a maggio ha annunciato di aver pianificato di smantellare gli impianti quest’estate, “a meno che non venga ripristinato l’accesso al mercato cinese del polisilicio”. 

La Rec ha rinviato la decisione finale, nella speranza che ci sia una tregua. Ma il futuro della struttura è solo un indicatore di un trend ben più ampio e preoccupante. Il polisilicio è una materia prima fondamentale per la produzione di pannelli solari, di cui la Cina è il principale consumatore a livello globale. 

In effetti, la Cina, per la quale le industrie green sono una priorità strategica, è diventata il più grande produttore mondiale di energia pulita e delle apparecchiature che servono a produrla. Gli Stati Uniti hanno mostrato un interesse meno sostenuto sul tema, ma moltissimo interesse ad annientare il gigante green cinese.  

Questo approccio sta danneggiando non solo il pianeta, ma anche i profitti dell’America. La guerra dei dazi tra i due Paesi non è intensa in nessun altro settore tanto quanto in quello dell’energia pulita, dove si ritorce contro e danneggia le stesse società statunitensi. La febbre anti-Cina rende ciechi gli Stati Uniti rispetto a molte opportunità, mentre il settore dell’energia pulita cinese si modernizza in modi che offrono ai player più esperti molte possibilità di fare soldi. 

L’industria green cinese sta crescendo. Anche l’approccio americano a questo fenomeno dovrebbe crescere. Il protezionismo è particolarmente problematico nel campo dell’energia pulita perché, più che nella maggior parte degli altri settori, è stato globale fin dal suo inizio.

 

La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di settembre.

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