3 Ottobre 2019

Non solo Greta: la Scandinavia è il paradiso del green

Carlotta Balena

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Non è un caso che Greta Thunberg sia svedese. La giovane attivista per l’ambiente che in questi giorni ha guidato lo sciopero mondiale per il clima ed ha parlato al Summit dedicato al cambiamento climatico dell’Assemblea generale dell’ONU, è nata e cresciuta a Stoccolma, città che da anni si impegna per uno sviluppo sostenibile, e che è stata la prima città ad aggiudicarsi il titolo di European Green Capital nel 2010. La Scandinavia è “green” da ben prima che la tematica ambientale conquistasse le agende della politica e le prime pagine dei giornali. Stoccolma, Oslo e Copenaghen hanno adottato negli anni strategie che ne hanno fatto “città modello” per quanto riguarda la sostenibilità ambientale e l’utilizzo intelligente delle risorse. In Scandinavia la protezione dell’ambiente è una delle tematiche più sentite, occupa più o meno trasversalmente i programmi dei partiti politici e la cittadinanza conserva un rapporto con la natura estremamente profondo.

Il quartiere sull’acqua di Hammarby Sjöstad, a Stoccolma, è diventato un prototipo di come dovrebbe essere una città smart, con i suoi impianti per il riciclo e la gestione dei rifiuti, e il sistema che trasforma le acque di scarto in biogas impiegato per riscaldare le case. L’acqua è la principale fonte di energia di questa cittadella ecosostenibile, che è praticamente autosufficiente grazie alla centrale idroelettrica e ai pannelli solari posti su tutti gli edifici. Stoccolma si è prefissata di diventare indipendente dai combustibili fossili nel 2050, ma ancora più ambizioso è l’obiettivo della capitale della Danimarca, che punta a diventare la prima capitale “carbon-free” entro i prossimi 5 anni.  

Copenaghen negli anni ha fatto della bicicletta il suo simbolo, tanto da mettere le due ruote perfino sui souvenir turistici. E non è un caso: girando per la città vi accorgerete come le corsie dedicate alle biciclette siano ampie tanto quanto quelle dedicate alle automobili, e la quantità di cittadini che sceglie la bicicletta come mezzo per spostarsi è impressionante se guardata per esempio con gli occhi di un romano che trascorre buona parte della sua giornata imbottigliato nel traffico. Sei cittadini su 10 usano la bicicletta, incentivati dalle piste ciclabili all’avanguardia che continuano a collegare tutta la città. Non da meno è il sistema di mezzi pubblici: la metro passa ogni due minuti. Questo è uno degli espedienti che il comune ha messo in campo per scongiurare definitivamente l’uso delle automobili e tagliare ancora di più le emissioni di gas. Circa sei anni fa Copenaghen di era imposta di diventare la prima capitale al mondo del tutto prima di emissioni, promuovendo impianti di energie rinnovabili e offrendo alla cittadinanza servizi che avrebbero reso obsoleto l’uso delle auto private. 

Probabilmente, da qui al 2025 Copenaghen raggiungerà l’obiettivo: finora è riuscita a tagliare le emissioni del 42% ed è sulla buona strada per diventare una “five-minute city”, cioè una città facilmente accessibile dove i trasporti e servizi fanno sì che tutti gli spostamenti necessari (il tragitto casa-lavoro, ma anche il percorso da casa all’asilo o al negozio di alimentari) si possano fare in cinque minuti. Una utopia per il sopraccitato cittadino romano. Ma a Nordhavn, un quartiere industriale di Copenaghen che si sta trasformando in un distretto di sostenibilità, questa utopia sta diventando realtà: secondo il progetto, dovrebbero bastare solo pochi minuti a piedi per raggiungere una delle stazioni della nuova metropolitana che aprirà nel 2020.

In una società dove prendere la bicicletta o i mezzi pubblici è più facile e conveniente rispetto all’automobile, chi sceglierebbe ancora di guidare per poi dover cercare parcheggio? In alcune zone della città le macchine non possono già circolare, soprattutto quelle diesel, e si stanno riconvertendo tutti gli autobus verso il funzionamento elettrico. L’attuale governo danese, inoltre, sta pensando di introdurre servizi di trasporto pubblico gratuito nelle grandi città per agevolare i pendolari e spingerli a lasciare l’auto in garage. Sempre nel distretto di Nordhavn, nei palazzi sono stati inseriti dei sensori che raccolgono dati sulla dispersione dell’energia e del calore per evitare sprechi. All’inizio di quest’anno, infine, ha fatto notizia l’apertura di un impianto per la combustione dei rifiuti che trasforma gli scarti in energia e riscaldamento per le case: oltre alla gigantesca opera di riconversione, l’impianto è stato progettato con una pista da sci sul tetto, dove si scende anche senza neve. L’inceneritore sembra un resort, completo di una parete da arrampicata e ristoranti: in altre parole i danesi hanno trasformato un impianto per la gestione dei rifiuti in un’attrazione turistica. 

La “European Green Capital” del 2019, invece, è Oslo, la capitale della Norvegia. Non c’è da stupirsi: nel 2018, il Paese ha segnato il record mondiale di auto elettriche in circolazione. Sulle strade norvegesi, un’auto su tre cammina a batteria, nessun altro paese può vantare una percentuale così alta di e-Car. L’obiettivo è naturalmente quello di toglierle proprio, le macchine. Stesso discorso per i trasporti navali: il Paese sta puntando tutto sulle navi elettriche per raggiungere nei prossimi 10 anni l’obiettivo delle zero emissioni in mare almeno per gran parte della flotta. La sostenibilità del futuro è anche il tema della Triennale di architettura di Oslo, dal 26 settembre al 24 novembre: l’intero evento è dedicato alla diffusione di strategie che contrastino concretamente l’emergenza climatica e le disuguaglianze sociali. 

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