10 Ottobre 2019

Il ritorno (necessario) dell’idrogeno

Fortune

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Le soluzioni per rendere sostenibili le tecnologie pulite potrebbero venire da una risorsa che sembrava dimenticata.

Per decarbonizzare (e, senza tema di smentita, salvare il pianeta) bisogna fare in fretta, ma con cognizione di causa. Stando attenti a quanto investire, e in quali risorse. Vale per il litio delle batterie delle auto elettriche, altamente inquinante e sul quale si stanno cercando soluzioni per il riuso e il riciclo. Ma vale anche per l’idrogeno: è completamente alternativo all’alimentazione a batteria delle auto elettriche? Può sostituire del tutto il gas naturale nella distribuzione di energia? La risposta più adatta sembrerebbe no. Per adesso, sia nella mobilità che nella distribuzione di energia, due settori strettamente connessi, la soluzione sembra essere l’unione dei pregi di batterie e idrogeno nello stesso sistema di soluzioni condivise. 

“Negli ultimi anni l’interesse verso l’idrogeno si è ampliato, in particolare per la sua capacità di fare da ‘vettore energetico pulito’, venendo poi utilizzato in applicazioni come la mobilità”, spiega il professor Stefano Campanari, ordinario al Politecnico di Milano. Andando oltre l’utilizzo tradizionale nell’ambito industriale, si sta cercando di “vederlo come metodo di trasporto di energia”. 

 Il progetto di Snam 

Tra gli usi dell’idrogeno c’è la possibilità di trasportarlo in miscela con il gas naturale, come ha sperimentato Snam in Campania. L’interesse della miscelazione “è notevole”, dice Campanari, perché l’infrastruttura di distribuzione del gas naturale “è molto capillare, in particolare in Italia”. La possibilità di sfruttare un asset strategico come la rete del gas è attraente perché così si potrebbe “ridurre l’emissione di CO2 degli utilizzatori finali”. Inoltre con la miscelazione si apre anche un’altra prospettiva: una volta trasportato attraverso la rete, l’idrogeno si può anche separare dal gas “utilizzando un impianto di purificazione”. Il che può aver senso a seconda dei costi e delle percentuali di idrogeno in miscela. “È chiaro che aggiunge un costo, impiantistico e anche energetico, il che non rende ancora tanto conveniente miscelare dell’idrogeno puro per poi depurarlo”. Al momento quindi, il motivo principale per miscelarlo resta l’utilizzo della miscela stessa. Un caso in cui la purificazione potrebbe risultare molto conveniente è quello delle infrastrutture per i veicoli a idrogeno. I (pochi, per ora) distributori potrebbero essere collegati direttamente alla rete, saltando il passaggio del trasporto “con bombole o cisterne criogeniche”. Su questa filiera “ci sono dei progetti, ma non sembra attualmente la via preferita: ri-purificare l’idrogeno a gradi di purezza elevati è oneroso”.

La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di ottobre.

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