30 Ottobre 2019

Un’app vi dice quanti soldi potete fare con la vostra borsa di lusso

Carlotta Balena

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Avete presente quando una influencer rivolge il suo smartphone nella cabina armadio per mostrare al mondo di Instagram gli scaffali pieni di borse firmate? Quegli armadi, in realtà, non sono solo capricci da vittime della moda: sono caveau pieni di soldi. Di come una borsa modello Birkin firmata Hermès sia, numeri alla mano, un investimento che alla lunga si è rivelato per molti più redditizio e molto meno volatile dell’oro, ve ne avevamo già parlato qui. Ma il mercato sembra essersi allargato anche ad altri brand: tanto che è stata lanciata un’app che vi dice esattamente quanto può valere la borsa ereditata da vostra madre, o lo zainetto per il quale qualche anno fa vi siete svenati. Si chiama Clair (che sta per Comprehensive Luxury Appraisal Index for Resale) ed è un’idea di Charles Gorra, fondatore della piattaforma e della catena di negozi Rebag.  

Il mercato del resell vale 24 miliardi di dollari nel 2018 e si prevede che crescerà quasi il doppio rispetto al mercato del fast fashion nei prossimi 10 anni, arrivando a 64 miliardi di dollari, secondo  ThredUp. Questo ha fatto nascere molte startup nel settore: TheRealReal, Tradesy, Poshmark sono solo alcuni esempi di siti che vendono moda di seconda mano, ma soprattutto borse di lusso. Le aste di Hermès sono famose: una borsa usata arriva a valere anche più di una nuova, in quanto c’è il problema della scarsità (per acquistare una borsa nuova c’è la lista di attesa) e dell’unicità (di colori, materiali, pellami). Ogni anno si raggiunge un nuovo record: lo scorso giugno è stato battuto all’asta da Christie’s un modello in pelle di coccodrillo total black per oltre 200 mila euro. Ma non c’è solo Hermès. Borse di collezioni passate, che non si trovano più in giro, foraggiano il sistema della rivendita certificata, che se prima si applicava bene solo alle introvabili Birkin, ora si è allargato anche a Chanel (soprattutto quelle disegnate da Karl Lagerfeld), Louis Vuitton, Gucci, Fendi, Prada. Quelle che per qualcuno sono semplici accessori, per altri sono investimenti: d’altro canto la Fendi Mama bag ha avuto un incremento del 44% sul mercato dell’usato dallo scorso anno, per non parlare della celebre Saddle di Christian Dior, tornata in auge direttamente dagli anni 2000. Se vi ritrovate nell’armadio uno di questi pezzi potreste farci un sacco di soldi. Quanti? Ve lo dice un algoritmo. 

Charles Gorra ha fiutato le potenzialità del secondary market ed ha fondato Rebag, un sito di rivendita per borse di lusso, che acquista i prodotti direttamente dai clienti (senza prendere una percentuale sulle vendite come altri siti del genere). Per aiutare chi vuole buttarsi nel mercato, ha lanciato l’app Clair: uno strumento che permette a tutti gli appassionati di reselling  di valutare in modo appropriato i propri tesori, seguendo le ondulazioni del mercato di riferimento. Prossimamente dall’app si potrà accedere anche a grafici e dati per vedere i picchi e le depressioni dei prezzi, per calcolare al meglio il valore effettivo della borsa, e fare una scelta – sia di vendita sia di acquisto – più ponderata. Su Clair, l’utente può inserire dettagli come età, modello, condizioni e vedere quanto può valere la borsa. Non è necessario inserirla per la vendita: l’app è libera e disponibile per tutti. Qualora si decidesse di venderla, Rebag offrirà esattamente la valutazione data da Clair. 

Gorra sa di cosa parla: ha iniziato la sua carriera a Goldman Sachs per poi arrivare nel dipartimento product development di Rent the Runway. Ha fondato Rebag nel 2014, con l’idea di offrire uno strumento di “liquidità istantanea” a coloro i quali avessero una borsa di lusso nell’armadio. Da quel momento ha raccolto 52 milioni di dollari e aperto nove negozi negli Usa (ma ha in programma altre 20 aperture). Negli ultimi cinque anni, la sua azienda ha studiato come sviluppare Clair. Oggi, chi vuole valutare la propria borsa può farlo attraverso l’app, anche se non è ancora un cliente Rebag. Qualche esempio? Una Pochette Metis di Louis Vuitton Pochette si rivende quasi al doppio del suo prezzo originario mentre un modello più comune, come il LV Papillon, ha un incremento di prezzo del 40%. Ogni trimestre Rebag pubblicherà i “Clair’s Picks”, una lista di borse “raccomandate” per la vendita e l’acquisto, sulla base delle analisi di mercato. 

Ovviamente c’è una brand che Gorra si sente di consigliare sempre, in qualsiasi momento: è Hermès, che secondo l’imprenditore si rivende mediamente sempre all’80% in più rispetto al prezzo iniziale. Seguono Chanel, Vuitton, Gucci e Yves Saint Laurent (con incremento medio del 60%). Per Prada, Fendi e Valentino siamo intorno al 40%, Bottega Veneta al 30%: ma non fatevi ingannare, perché proprio come il mercato azionario, si può giocare. Chi vi dice che borse vintage di Bottega Veneta che oggi potete avere a un prezzo vantaggioso non diventino poi rare e quindi rivendibili a un prezzo molto più alto? La scarsità, come si è già detto è un fattore cruciale, nelle borse così come nel mercato delle sneakers. 

Il pioniere del resell, infatti, ha iniziato proprio vendendo scarpe: si tratta della startup StockX, fondata nel 2016 a Detroit. StockX ha fatto degli accessori introvabili (soprattutto sneakers) un business: sulla piattaforma si comprano-vendono calzature a tiratura limitata e dal 2017 anche borse di lusso, tutto autenticato dal sito, e con un sistema di prezzi simile a quello del vero mercato azionario. Da qui il suo nome: il sito offre analisi di mercato e monitoraggio, e gestisce migliaia di prodotti e utenti. La startup ha chiuso a giugno 2019 un round di finanziamento da 110 milioni di dollari da parte di DST Global, General Atlantic e GGV Capital. Tra chi ha puntato su StockX negli ultimi tempi anche molti vip, come Eminem e Steve Aoki. 

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