1 Novembre 2019

Banche: ‘miracolo’ su Npl ma ora rischio recessione

Fortune

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Di Andrea D’Ortenzio – Il ‘miracolo’ sulla riduzione degli Npl lo hanno fatto ma se ora la recessione dovesse proseguire, le banche italiane si troveranno di nuovo alle prese con un flusso di crediti deteriorati che colpirà i bilanci, peraltro non ancora risanati nei piccoli istituti di credito. Alla giornata del Risparmio, fra la platea di banchieri ed esponenti delle fondazioni, sia il governatore di Banca d’Italia Ignazio Visco che il ministro dell’economia Gualtieri hanno riconosciuto la caduta dei prestiti deteriorati, la cui incidenza sul totale è passata dal 4,3 al 4% nel primo semestre mentre le altre operazioni previste li faranno scendere al 3% a fine 2021.

E le regole europee sul trattamento dei crediti, grazie allo sforzo corale dell’Italia (quando il ministro ricopriva la carica di presidente della Commissione Ecofin dell’Ue) fra governo, Bankitalia e Abi, permettono una gradualità nel processo di smaltimento Npl. Un quadro che però deve fare i conti con i dati sul Pil, trasmessi proprio negli stessi minuti dall’Istat (+0,1% nel trimestre) e il monito di Visco: in estate l’economia è stata ferma e gli effetti sull’industria della frenata della Germania si fanno e si faranno sentire.

Inevitabile che in un sistema ancora bancocentrico come quello italiano gli istituti di credito non ne siano immuni, come ha avvisato anche il presidente Abi Antonio Patuelli per il quale le banche hanno fatto anche il ‘miracolo’ di salvare i concorrenti (con un costo di 12,5 miliardi di euro) e conseguire una redditività adeguata in tempi di tassi zero. Un tema che la stessa Bce ha riconosciuto varando misure compensative per remunerare la liquidità parcheggiata. E però, come spiega il governatore, cedere gli Npl con l’aiuto della Gacs e procedure giudiziarie che effettivamente diventano più veloci non basta.

Occorre fare ricorso a operatori specializzati che rilancino quelle imprese in difficoltà temporanea e che possono essere salvate. E la redditività, se ha beneficiato della fine delle maxi svalutazioni dei crediti, deve migliorare anche con una ulteriore riduzione dei costi. Chi arranca sono le banche di minore dimensioni, “in particolare nel Mezzogiorno”. E proprio lì, fra i 90 istituti più piccoli, che si possono ancora conseguire quelle integrazioni e rafforzamenti che Via Nazionale “auspica da tempo”, soprattutto “fra le popolari minori che soffrono dei problemi di governo societario”. E per Gualtieri “è un bene favorire una maggiore integrazione finanziaria” in Europa ma “va preservata una sana diversità del sistema bancario europeo e la funzione di prossimità territoriale, come quella delle Casse di Risparmio, va salvaguardata”.

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