1 Novembre 2019

Confitarma al governo: lavoriamo sulle priorità dell’economia del mare

Morena Pivetti

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Lui, Mario Mattioli, presidente di Confitarma, si era augurato, rivolgendosi al governo, di poter “lavorare insieme” per il successo dell’industria marittima, di poter “scegliere insieme la rotta migliore” e iniziare “un nuovo viaggio, la cui meta è chiara: una flotta sempre più green che continui a rispondere alle istanze di sviluppo, occupazione e sicurezza in un contesto de-burocratizzato”. L’altro, Giuseppe Conte, presidente del Consiglio, ha risposto all’appello. Il premier non ha voluto mancare l’appuntamento con gli armatori: ieri a fine mattinata è salito sul podio di Confitarma per concludere l’assemblea annuale dell’associazione aderente a Confindustria, un gesto di attenzione e considerazione molto gradito da una platea con il tutto esaurito. Bisogna tornare indietro negli anni per ritrovare, a quello stesso podio, un altro premier.

“Il 20% delle merci prodotte nel mondo transita dal Mar Mediterraneo – ha esordito Conte – un patrimonio liquido da proteggere. Il mio governo è fortemente impegnato nella promozione internazionale della flotta, che deve poter competere ad armi pari sui mercati globali, seguendo il percorso già delineato dalla Commissione europea per il mantenimento e lo sviluppo delle industrie marittime degli Stati Membri, evitandone la delocalizzazione. Daremo certezze alle vostre aziende: ci impegniamo a sburocratizzare le procedure marittime attraverso la digitalizzazione. A mia volta vi chiedo di essere la nostro fianco per il grande piano di sviluppo del Sud che stiamo preparando, perché l’economia marittima avrà un ruolo fondamentale”.

Nella sua relazione il presidente di Confitarma Mattioli aveva ricordato che la flotta italiana rappresenta “un marchio di qualità” internazionalmente riconosciuto, un punto di forza del “Sistema Paese” che si fonda su “qualità dei servizi, tutela del lavoro marittimo e sicurezza delle persone, delle merci e dell’ambiente marino”. Basta una scorsa ai numeri del settore per averne conferma: in Italia il cluster marittimo vale 32 miliardi di euro e dà lavoro a circa 38mila marittimi italiani e comunitari, mentre la Blue Economy allargata (considerando sport, energia e turismo) raggiunge i 130 miliardi di euro. Anche sul fronte ambientale la flotta dà il suo contributo, come modalità più eco-sostenibile: dal 1° gennaio 2020 il contenuto di zolfo del carburante, il bunker, sarà ridotto di ben sette volte, dal 3,5 allo 0,5%, accelerando la riduzione delle emissioni.

Mattioli ha toccato tutte le problematiche marittime che quotidianamente vedono lo shipping italiano confrontarsi con tanti ministeri – dall’Ambiente alla Salute, dagli Interni agli Esteri passando per la Difesa, dal Mef al Mise al Lavoro fino alle Politiche agricole – ma si è soffermato in particolare sulla questione del Registro Internazionale. “Il nostro settore non può prescindere dall’integrità di questo strumento – ha ribadito il presidente, rivolgendosi alla ministra delle Infrastrutture e Trasporti, Paola De Micheli, seduta al tavolo dei relatori insieme al ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, e al sottosegretario agli Affari Esteri, Manlio Di Stefano -. Siamo certi che sarà possibile concludere l’importante verifica comunitaria in corso senza snaturare un modello di sviluppo studiato e implementato a livello internazionale, che in Italia ha declinato le linee guida comunitarie per la rinascita delle flotte dell’Unione. Oggi la Ue è il primo vettore al mondo, con il 40% del tonnellaggio mondiale”.

Il Registro Internazionale ha consentito l’espansione degli investimenti, il raddoppio e l’ammodernamento della flotta italiana con navi sempre più green e la leadership mondiale in alcuni dei settori navali più sofisticati, con l’Italia al primo posto per marittimi comunitari impiegati: in vent’anni l’occupazione è aumentata del 140%. Analoga competitività va garantita anche alle navi di bandiera italiana iscritte nel primo registro, in particolare operanti nel bunkeraggio, e al cabotaggio “minore”, quello al servizio dei concittadini isolani e per la mobilità sostenibile.

“Oggi la competizione si è spostata nel quadro europeo – ha concluso il presidente di Confitarma – dove le condizioni di registrazione delle navi sono praticamente equivalenti. La scelta della bandiera è determinata dalle condizioni del Sistema Paese. E il nostro sembra soffrire di ‘Sea blindness’, l’incapacità di riconoscere il ruolo centrale dell’economia del mare. Siamo un Paese davvero marittimo? Siamo una nazione shipping friendly? Avremo il coraggio di dedicare alle politiche marittime una governance unitaria? Io spero vivamente di sì”.

Interrogativi, quelli di Confitarma, a cui la ministra Paola De Micheli ha dato le prime risposte. “Stiamo lavorando in Europa per far valere le nostre specificità sul Registro Internazionale, perché crediamo sia uno strumento di sviluppo – ha confermato –, una misura destinata a migliorare la competitività delle nostre navi, come il marebonus e il ferrobonus, che hanno dato risultati importanti e che contiamo di riproporre. Siamo anche pronti ad aprire un tavolo sulle crisi per un intervento di sistema”.

Il ministro Costa ha annunciato di aver costituito al ministero dell’Ambiente una direzione generale del mare, che sarà operativa dal 1° gennaio 2020, per “dialogare con gli armatori”, mentre il sottosegretario Di Stefano ha concordato sull’esigenza fondamentale di avere una governance nazionale, dedicata, unica, di coordinamento per il settore del mare: “Un’industria tecnologica come quella dello shipping, non può essere imbrigliata dalla burocrazia”.

Rassicurazioni e promesse sono, dunque, arrivate da tutti i rappresentanti del governo presenti, presidente del Consiglio compreso. La definizione della Legge di Stabilità sarà il primo banco di prova per verificarne la bontà.

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