29 Novembre 2019

Il deserto lasciato dagli sportelli bancari chiusi

Fortune

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Più di due comuni al mese, dal 1998 ad oggi, sono rimasti senza sportelli bancari. Fino ad alcuni anni fa era l’immancabile tappa nella giornata di un lavoratore, quasi un punto di ritrovo per gli anziani, sicuramente un riferimento per chi aveva bisogno, vis a vis, di capire come gestire i propri risparmi. Che si tratti del rovescio della medaglia della digitalizzazione, o di uno dei risvolti della crisi finanziaria, il trend ha portato alla dismissione di 9 mila filiali in 10 anni disegnando nuovi scenari.

Secondo una ricerca del centro studi Uilca ‘Orietta Guerra’ su dati della Banca d’Italia, negli ultimi venti anni in Italia il numero di comuni senza uno sportello bancario è aumentato del 9,4%. La riduzione degli sportelli, tra il 1998 e la fine del 2018, ha riguardato 555 comuni italiani, in modo particolare nelle regioni del Sud dell’Italia.

La riduzione ha colpito soprattutto la Sicilia (-17%), la Calabria (-26,1%), la Sardegna (-15,2%), la Campania (-14,4%), ma non risparmiando neppure grandi regioni come il Piemonte (-15,2%) o il Lazio (-13,7%). Nella ricerca si evidenzia che non mancano i prodotti bancari per la popolazione, ma c’è una “difficoltà ad accedervi – è scritto in una nota – a causa del gap tecnologico, o delle carenze infrastrutturali nel territorio che rendono difficoltosi soprattutto per gli anziani raggiungere gli sportelli bancari e dunque il loro denaro”.

Attualmente il 67,83% dei comuni italiani vede la presenza di uno sportello bancario ma il “gap tra nord e sud del Paese anche su questo dato evidenza un meridione in affanno, dove solo il 59,37% dei comuni, rispetto al 70,34 del nord vede la presenza di una filiale bancaria”, afferma Roberto Telatin, responsabile del centro studi Uilca.

Dalla ricerca della Uilca emerge che il numero dei comuni italiani dove è presente uno sportello bancario è passato da 5.923 del 1998 ai 5.368 del 2018. La presenza delle banche nei comuni è più forte al centro Italia (78,7%), seguito dal Nord (70,3%) e Sud (59,4%).

“Pur consapevoli che le banche digitali tramite web e smartphone permettono di compiere molte operazioni prima svolte in filiale, non possiamo nascondere che la desertificazione bancaria in atto evidenza le difficoltà economiche di certe aree del Paese a cui spesso la politica ha promesso risultati mai realizzati che hanno generato fenomeni migratori che indeboliscono la società locale e ne aumentano la fragilità”, afferma il segretario generale della Uilca Massimo Masi. “Crediamo – aggiunge – che la risposta del governo nazionale e di quelli regionali alla richiesta di molti sindaci di riaprire gli sportelli bancari per garantire un minino di servizi finanziari alla popolazione debba passare attraverso la creazione delle condizioni economiche e infrastrutturali che facciano da volano per attrarre imprese e siti produttivi, affinché si sviluppino queste aree coinvolte nel processo di desertificazione bancaria”.

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