2 Dicembre 2019

La grottesca battaglia del MES

Fabio Insenga

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La bagarre parlamentare è di quelle importanti. Lo scontro, soprattutto nelle parole, assume i toni della resa dei conti. Il premier Giuseppe Conte accusa i due principali leader dell’opposizione, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, di “diffondere notizie false”. Le repliche non si fanno attendere: “smentisce il suo governo”, dice “menzogne” e il definitivo, e sempre efficace, “si vergogni”. La riforma del MES, il fondo salva Stati, è un argomento capace di riaccendere tutte le peggiori pulsioni della politica italiana. Tutti contro tutti, o quasi. Quasi tutti contro il buon senso, in una battaglia che assume tratti grotteschi. E che fa segnare una distanza piuttosto consistente tra la realtà e la rappresentazione fantasiosa della realtà ai fini della propaganda politica.

Per capire di cosa si sta parlando serve un passo indietro. Il Meccanismo Europeo di stabilità è nato nel 2012 per prestare assistenza agli Stati in difficoltà finanziaria. Si è iniziato a parlare della possibilità di una riforma nel 2017 e a giugno di quest’anno è stato trovato un accordo preliminare sugli ‘emendamenti’ possibili, fissando a gennaio il via libera ufficiale dei governi. Fermo restando che serve poi la ratifica dei parlamenti dei singoli Stati. La riforma del Mes si inserisce in un ‘pacchetto’ più ampio di interventi, inclusa l’assicurazione europea sui depositi, che di certo è una misura che può avvantaggiare l’Italia.

Perché quindi ne stiamo parlando in questi termini da settimane, come se si stessero decidendo le sorti del nostro Paese? La discussione sulle capacità tecniche del MES di risolvere problemi è stata persa di vista da tempo. Il tema, tutto politico, sono le accuse di Lega e Fdi all’attuale governo che, nella loro interpretazione, non avrebbe rispettato l’impegno (preso dal precedente governo giallo-verde, che pure ha sottoscritto l’accordo) di informare il Parlamento prima di dare il via libera definitivo (che ancora non c’è stato). Su questa tensione più fisiologica (riguarda governo e opposizione) si innesca la tensione interna alla maggioranza, con i Cinquestelle che hanno deciso di issare la loro bandiera sul ‘no’ al MES alle condizioni attuali.

Il leader Luigi Di Maio ha prima attaccato via social, “se qualcuno pensa di zittire il MoVimento, ha capito male. Nessuno creda di potersi arrogare il diritto di chiuderci la bocca”, per poi smussare: “nel suo intervento alla Camera il presidente del Consiglio ha messo a tacere falsità e fake news diffuse dalle opposizioni in questi giorni, il che restituisce dignità al dibattito politico in corso, sul quale abbiamo apprezzato la posizione ribadita circa la logica di pacchetto come richiesto ieri al vertice di maggioranza dal Movimento 5 Stelle. A tal proposito, il M5S oggi più che mai è compatto di fronte alla necessità di dover rivedere questa riforma che, ad oggi, presenta criticità evidenti”. Le perplessità pentastellate hanno trovato anche la risposta del presidente della Bce, Christine Lagarde: “Voglio essere molto chiara sul Mes: i cambiamenti sono pensati per rafforzare il sistema di gestione delle crisi”, e “deve essere rafforzato e ristrutturato per gestire la vulnerabilità e i rischi finanziari”, ha detto, rispondendo a una domanda dell’eurodeputato dei 5 Stelle Piernicola Pedicini. Stessa linea sostanzialmente condivisa in casa Pd. “Bene Conte che sul Mes smonta una a una le bugie delle destre. Basta raccontare frottole agli italiani. Gli altri parlano e noi affrontiamo e risolviamo i problemi del Paese. Dobbiamo spingere l’Europa verso nuovi obiettivi e una nuova fase, l’Italia può farlo da protagonista”, il tweet di Nicola Zingaretti.

A fine giornata, Conte tenta di trovare una formula che almeno sul MES sia capace di tenere insieme le forze che lo sostengono: “siamo assolutamente determinati, tutto il Governo, a lavorare fino all’ultimo, per migliorarlo, per portare a casa il risultato migliore nell’interesse degli italiani e sempre sulla base di una logica di pacchetto”.

I margini di manovra di un singolo Paese sono gli stessi di prima, quasi nulli. La riforma del MES, alla fine, sarà più o meno quella che è oggi, con i pregi e i difetti di un accordo europeo. Quella che resta surreale è la discussione italiana.

 

 

 

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