3 Dicembre 2019

Unicredit, i tagli quasi tutti in Italia. Sindacati: “Piano solo per gli azionisti”

Alessandro Pulcini

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I ‘costi di integrazione’ erano effettivamente indicativi: la maggior parte degli imponenti tagli Unicredit a sportelli e dipendenti riguarderanno l’Italia. I conti arrivano da ambienti sindacali dopo la presentazione del piano al 2023 della banca. Un piano che, così com’è, secondo i sindacati stessi, “non può nemmeno essere preso in considerazione”. Secondo le fonti sindacali, Unicredit si prepara a tagliare il personale in Italia di circa 5.500-6.000 dipendenti e 450 filiali.

La banca guidata da Mustier si era limitata a indicare, in Europa occidentale, 8mila esuberi e la chiusura di 500 filiali. Ma indicava anche i costi di integrazione necessari per attuare le misure: 1,1 miliardi verranno spesi per l’Italia (pari al 78% del totale) e solo 0,3 miliardi per l’Austria e la Germania. Unicredit ha complessivamente circa 84,6 mila dipendenti di cui circa 60mila in Europa occidentale (38mila in Italia, 14mila in Germania e 6mila in Austria). Le filiali in Europa occidentale sono circa 2.870 di cui 2.400 circa in Italia. Secondo quanto riferiscono fonti sindacali le uscite in Italia legate al nuovo piano sono 5.500 a cui si aggiungono altre 500 previste dal precedente accordo.

“Vediamo di capire cosa sta avvenendo e di intervenire nel caso in cui ci dovessero essere esuberi, ma speriamo che non ce ne siano”, ha detto Nunzia Catalfo, ministro per il lavoro. “Speriamo di non intervenire sulle crisi – ha affermato – preferirei evitare di intervenire in emergenza, ma prevenire le crisi”. “E questo – ha spiegato – attraverso un osservatorio sul mercato del lavoro che inizi a studiare i settori in Italia sui quali si investe e quelli che sono in sofferenza e quindi anticipare le crisi”. “Questo è il percorso da portare avanti a medio termine – ha concluso – ovviamente se ci sono delle crisi immediate bisogna intervenire”.

A dire che “il piano industriale così com’è non può nemmeno essere preso in considerazione” è stato il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni. “Jean Pierre Mustier farà come Lakshmi Mittal per la ex Ilva di Taranto: chiederà uno scudo penale per Unicredit?”, si chiede Sileoni, sottolineando che “nel nuovo piano non è prevista alcuna assunzione e Unicredit è una banca nella quale le lavoratrici e i lavoratori hanno già fatto molti sacrifici: gli 8.000 esuberi inseriti nel nuovo piano industriale si andrebbero ad aggiungere ai 26.650 posti di lavoro tagliati a partire dal 2007”. “Stesso discorso – aggiunge il segretario Fabi – per gli sportelli: ne sono stati chiusi 1.381 e Mustier ne vorrebbe chiudere altri 500, recidendo ancora di più il rapporto con la clientela e il legame col territorio”. Per Sileoni “non c’è da sorprendersi per gli 8.000 esuberi, adesso proveranno addirittura a dire che sono 2.000 in meno rispetto a quei 10.000 che la stessa banca ha fatto filtrare a fine luglio. Ma il giochetto è banale e si smascherano da soli”. Inoltre «Mustier non ha realizzato un progetto che guarda alla crescita, allo sviluppo e al futuro, ma ha creato le condizioni per tagliare i costi così da aumentare gli utili che non riesce a produrre industrialmente, che in quattro anni saranno di 17 miliardi, e distribuire dividendi per 8 miliardi. La banca – afferma il segretario della Fabi – è destinata a galleggiare col rischio di essere mangiata al primo passaggio di squalo. Sono pronto a confrontarmi pubblicamente, anche in uno studio televisivo, con Mustier e chiedo alla politica di intervenire nell’interesse del Paese”, conclude Sileoni.

La falsariga dell’accusa di guarda al taglio dei costi più che allo sviluppo accomuna anche altri leader sindacali. “Il numero di esuberi è sproporzionato rispetto agli obiettivi di piano”, secondo il segretario di coordinamento Fisac Cgil del gruppo, Luca Dapporto, e la segretaria nazionale Cgil con delega al gruppo, Susy Esposito. “Non è credibile che un così netto taglio degli organici venga giustificato da un piano industriale di crescita organica. Non vorremmo che questa cura dimagrante sia il preludio a scenari di aggregazioni europee che allontanino Unicredit dell’Italia. Per noi, la testa del gruppo deve restare italiana ed Unicredit deve continuare a garantire il sostegno all’economia del nostro Paese”, viene sottolineato dalla Fisac.

“Crediamo che in realtà gli unici veri esuberi della banca siano il Ceo Jean Pierre Mustier e il management che ha ideato un progetto senza visione industriale e di prosperità e sradica la banca dal tessuto sociale e territoriale in cui opera, con la promessa di enormi dividendi per gli azionisti da conseguire grazie a forti penalizzazioni per le lavoratrici e i lavoratori, chiusure di 500 filiali e pesanti ricadute occupazionali”, ha sottolineato il segretario generale della Uilca, Massimo Masi. “Siamo pronti a qualsiasi iniziativa di opposizione a questo Piano del Gruppo UniCredit – ribadisce Masi – e non permetteremo che inquini il confronto con Abi per il rinnovo del Contratto Nazionale dei bancari, nel quale come Uilca proponiamo una visione di settore del credito al servizio dello sviluppo economico, di famiglie e imprese, del tutto contraria alle logiche proposte nuovamente dal Ceo Mustier”. “Come per l’Ilva e i casi di crisi aziendali – conclude Masi – chiediamo una forte presa di posizione da parte del Governo”.

“Il piano industriale di Unicredit rappresenta uno schiaffo ai lavoratori che con i loro sacrifici hanno consentito alla banca di superare i momenti difficili che si sono succeduti negli ultimi anni”. Ha aggiunto il segretario generale di First Cisl Riccardo Colombani. “La logica di Mustier si conferma orientata esclusivamente alla creazione di valore per gli azionisti” e quello che si delinea, aggiunge il leader dei bancari della Cisl, “è un colpo durissimo al lavoro ad esclusivo vantaggio del capitale, altro che la responsabilità sociale di cui parla Mustier”. Per Colombani è la dimostrazione che “l’unica logica che muove il gruppo è quella del taglio dei costi. Lo avevamo già capito quando sono state cedute Pekao, Pioneer e Fineco: per Mustier fare ricavi è secondario. Unicredit non pensi che i sindacati accettino una nuova ondata di esuberi: faremo una battaglia durissima”.

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