4 Dicembre 2019

Google denunciata per ‘furto’ di testi e utenti

Fortune

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‘Furto’ di contenuti digitali. E di utenti. Questo l’oggetto della denuncia che pende su Google. La notizia arriva in un giorno particolare per Google: quello delle dimissioni di Larry Page e Sergey Brin, storici co-fondatori, dalla casa madre Alphabet. E il colosso della Mountain View rimane così al centro del ciclone mediatico. A puntare il dito contro il gigante di Internet è Genius Media Group, una digital media company che si sarebbe vista ‘sottrarre’ – o meglio riutilizzare – le sue trascrizioni dei testi delle canzoni.

 

Ma facciamo un passo indietro: prima, quando si cercava il testo di una canzone, i risultati mostrati da Big G rimandavano ai siti web specializzati come genius.com, che offre i testi musicali soprattutto nel genere hip hop. Adesso, a fronte della stessa ricerca, Google mostra direttamente il testo del brano cercato, rendendo inutile cliccare sui siti. A causa di questo, Genius ha lamentato un calo delle visite al suo sito.

 

Non è la prima volta che Genius Media Group denuncia pubblicamente la situazione – l’ultima volta nell’estate scorsa – ma ora ha deciso di adire alle vie legali. La società ha fatto causa non solo a Google, ma anche a uno dei suoi partner, LyricFind, chiedendo danni per non meno di 50 milioni di dollari.

 

Nelle 50 pagine depositate presso un tribunale di Brooklyn, Genius ribadisce quello che aveva fatto presente a Google più volte e che nel giugno scorso aveva reso pubblico al Wall Street Journal. Il riutilizzo delle sue trascrizioni dei brani – evidenzia – viola i termini d’uso del suo sito, oltre che le leggi antitrust.

 

Genius sostiene di poter dimostrare l’accusa perché dal 2016 usa alternativamente l’apostrofo dritto e curvo nei testi come fosse un codice morse, in modo da comporre sempre la stessa parola, ‘Red Handed’. All’articolo del quotidiano, Google aveva risposto che i testi mostrati sono forniti in licenza da partner e che avrebbe messo fine ai rapporti con quelli che non seguono “buone pratiche”.

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