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Hpe ‘sviluppa’ in Italia le città del futuro

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Presidente Hpe Italia
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Studiare l’evoluzione delle attuali metropoli, dando vita a nuovi scenari è ciò che avviene nel First Lab, il laboratorio delle ‘future cities’ di Hewlett packard enterprise (Hpe). Veicoli elettrici che si autoguidano, magari sospesi in aria, e che sfrecciano tra un edificio ricoperto di vegetazione e l’altro. Tutto questo in un futuro in cui, forse, il bosco verticale non sarà più solo un simbolo milanese, o un’esclusiva di poche realtà, ma un nuovo modo di intendere l’edilizia e la città.

 

Così la multinazionale statunitense ha puntato sulla filiale italiana investendo nella creazione del Lab fiorentino. Un’iniziativa che non è passata inosservata agli occhi dell’American Chamber of Commerce in Italy che ha premiato il presidente e Ad di Hpe Italia – nonché vicepresidente della multinazionale e di Assolombarda – Stefano Venturi, con il Transatlantic Award 2019. Un premio conferito a importanti personalità americane e italiane dell’imprenditoria e del management che si sono distinte nel favorire lo sviluppo delle relazioni transatlantiche tra Italia e Stati Uniti nel corso dell’anno.

 

“Lavoreremo su tematiche come info-mobilità, il turismo intelligente, il controllo energetico”, racconta l’Ad sottolineando che il laboratorio “è soprattutto un ecosistema dove tutti gli stakeholder della città si incontreranno per immaginare la città del futuro”. Realizzato in associazione con l’Università di Firenze, la Fondazione Cassa di Risparmio e una serie di aziende tech dell’area fiorentina, “qui sperimentiamo tutte le tecnologie che abiliteranno le città del futuro”. La terza grande ondata di trasformazione digitale “non risparmierà nessun settore”. E per questo serve “un ecosistema che possa usare il meglio della trasformazione digitale, la possa cavalcare, così come quando si sale su una tavola da surf e si cavalca l’onda”, sottolinea Venturi.

 

Da ex presidente dell’AmCham, Venturi conosce bene le dinamiche dei rapporti tra Italia e Stati Uniti, e spiega che “quello che sta avvenendo negli ultimi anni è che molte imprese italiane guardano agli Stati Uniti come opportunità per iniziare a investire e esercitarsi a diventare vere e proprie multinazionali”, conclude.

 

 

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