29 Dicembre 2019

Quanto vale la vita di una ragazzina? Il caso Nassar

Fortune

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Per le atlete e le pazienti molestate da Larry Nassar i calcoli complicati che guidano gli accordi di risarcimento hanno portato ad altri tipi di sofferenze.

Articolo apparso sul numero di Fortune Italia di settembre 2019.

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Il 24 gennaio del 2018 Rachael Denhollander è entrata in tribunale per parlare dell’abuso sessuale subito da Larry Nassar quando era una bambina. È stata lei a chiudere la straordinaria processione di circa 150 donne che hanno rilasciato una ‘impact statement’ all’udienza preliminare del processo a quello che è stato per un lungo periodo il medico della USA Gymnastics, la federazione di ginnastica statunitense, e della Michigan State University (Msu). In piedi allo scranno di fronte a Nassar, mentre le sue parole arrivavano al mondo intero, Denhollander, ex ginnasta 34enne diventata avvocato per la tutela minorile e madre di quattro bambini, ha concluso la sua deposizione con una domanda: “how much is a little girl worth?” (“quanto vale una ragazzina?”, ndt). 

Per decenni, il lavoro di Nassar come medico sportivo delle atlete della Msu e della Usa Gymnastics lo ha aiutato ad avere un accesso senza restrizioni alle ragazze e alle giovani donne di cui ha abusato sessualmente in modo seriale. Da quando Denhollander è diventata la prima vittima ad accusare pubblicamente di abuso il medico, a settembre del 2016, altre 500 donne si sono fatte avanti per denunciare Nassar. Secondo alcuni esperti del caso, questo numero potrebbe arrivare a 1000, alla fine. A luglio del 2017, Nassar si è dichiarato colpevole dell’accusa di detenzione di materiale pedopornografico, e qualche mese dopo, si è dichiarato colpevole anche delle molteplici accuse di abuso sessuale su minori. È probabile che passerà il resto della sua vita dietro le sbarre. A maggio del 2018, la Msu ha accettato di pagare un risarcimento di 500 mln di dollari alle vittime che avevano fatto causa all’università, in quello che è stato il più vasto importo mai pagato in relazione ad accuse di abuso sessuale. Con quella vittoria finanziaria, la domanda di Denhollander ha assunto un significato dolorosamente letterale. Il patteggiamento ha messo la parola fine ad una lunga e difficile vicenda, ma ne ha inaugurata un’altra. Le vittime come Denhollander si sono calate nel pozzo delle negoziazioni, con avvocati e intermediari, sulla distribuzione dei risarcimenti. In un processo che comprende un’imbarazzante combinazione di scuse contrite, fredda matematica, e spesso strazianti racconti di abusi subiti, centinaia di donne stanno imparando il ‘valore’, in dollari, della propria sofferenza. 

 

Defense attorney Matthew Newberg, left, signs court documents after Judge Janice Cunningham sentenced Larry Nassar, right, at Eaton County Circuit Court in Charlotte, Mich., Monday, Feb. 5, 2018. The former Michigan State University sports-medicine and USA Gymnastics doctor received 40 to 125 years for three first degree criminal sexual abuse charges related to assaults that occurred at Twistars, a gymnastics facility in Dimondale. Nassar has also been sentenced to 60 years in prison for three child pornography charges in federal court and between 40 to 175 years in Ingham County for seven counts of criminal sexual conduct. (Cory Morse /The Grand Rapids Press via AP)

 

 

Dopo un anno di processo di mediazione, molte delle vittime hanno finalmente ricevuto una risposta: sono state prese delle decisioni su allocazioni e risarcimenti. Per una delle vittime, si è trattato di un importo basso, a cinque cifre, che la aiuterà a saldare il debito sulla sua carta di credito e a trasferirsi; per un’altra una somma a sei cifre, abbastanza per coprire le spese per la psicoterapia e per consentirle di lavorare con altre vittime. Per un’altra una somma sufficiente per una donazione a una non profit a cui tiene particolarmente. Per ciascuna, l’assegno varrà notevolmente meno del suo valore nominale, dopo le tasse e il compenso da dare agli avvocati. E per molte, il denaro stesso è un doloroso promemoria degli abusi subiti. 

L’idea di un processo che attribuisca un valore finanziario ad atti di abuso, in un complicato intreccio di soldi, legge e traumi, non piace a nessuno. I sostenitori e le vittime sono i primi a dire che i risarcimenti riguardano più la giustizia che i soldi in quanto tali; nessuna somma potrà mai compensare il danno subito. Nel peggiore dei casi, il processo può sembrare una contrattazione invasiva che riduce l’esperienza di un danno profondo a una piatta cifra in dollari. “È il trauma che hai subito, fondamentalmente, messo in una classifica e paragonato a quello di altre ragazze”, dice Grace French, una vittima di Nassar che lavora nel marketing e cofondatrice dell’Army of Survivors, una non profit che aiuta chi ha subito abusi e molestie. “Sono convinta che un sacco di ragazze stiano ancora facendo i conti con quell’esperienza”. Tuttavia, c’è l’innegabile bisogno di un metodo sistematico per quantificare il danno subito. I risarcimenti possono consentire alle vittime di pagarsi la psicoterapia, aiutare con le spese mediche, o con i rimborsi per le ore di lavoro perse, oltre ad essere un riconoscimento del dolore e della sofferenza subiti. E per le strutture, private o pubbliche, accusate di proteggere o coprire un molestatore, i patteggiamenti offrono un’opportunità di restituire qualcosa. La possibilità di riconoscere di aver consentito che venisse commesso un reato e di impegnarsi in un percorso nuovo, migliore. Ma è un modo anche per chiudere i conti relativi alla loro responsabilità, poiché i querelanti che ricevono pagamenti generalmente accettano di non sporgere nuovamente denuncia.  

Un’altra funzione importante di questi talk sui risarcimenti è che sono diventati senza dubbio l’esempio più lampante di come funzioni la procedura per i casi di abuso sessuale. A differenza dei querelanti nei precedenti patteggiamenti, molte vittime di Nassar non hanno firmato clausole di riservatezza o accordi di non divulgazione, che sono spesso richiesti dalle strutture che effettuano i pagamenti. In effetti, l’entità dei crimini ammessi da Nassar ha annullato qualsiasi potere di leva che la Msu avrebbe potuto usare per spingere verso l’adozione di tali clausole. 

Denhollander, French e molte altre vittime si sono riservate il diritto di parlare non solo dell’abuso che hanno subito ma anche della difficoltà di ottenere un risarcimento finanziario, e stanno facendo sentire la propria voce. Tutto ciò, alla fine, le ha messe in una posizione di prima linea all’interno di un trend più ampio, catalizzato dal movimento #MeToo: una crescente pressione, sia sulle non profit che sulle aziende private, per incoraggiare a riconoscere e affrontare pubblicamente i problemi di abuso e molestie al loro interno. “Non è una decisione dell’avvocato; è una decisione del cliente quella di accettare o rifiutare un’offerta”, dice David Mittleman, avvocato con base a Lansing che rappresenta più di 100 delle donne nel patteggiamento con la Msu. “E molti vogliono essere dalla parte di chi mette in guardia il pubblico”. 

Negli ultimi 18 mesi, Denhollander e dozzine di altre vittime di Nassar mi hanno raccontato le loro esperienze, offrendo una descrizione dettagliata di un cavillo legale di cui non si parla quasi mai. Alcuni elementi dei processi di conciliazione, inclusi i dettagli di specifiche conversazioni tra le vittime e i mediatori, sono coperti da regole sulla riservatezza legale. Ma insieme, le testimonianze delle vittime offrono uno sguardo ravvicinato ai protocolli di un sistema che può esercitare un’influenza enorme, in modi che possono sia rinforzare che danneggiare le vittime di abusi. 

“È giusto dire che l’approccio della Msu agli accordi e alle cause legali correlate è un approccio legal-first”, ha detto una portavoce della scuola, Emily Guerrant, in una dichiarazione. “Penso che noi, come università, abbiamo imparato molto su come comportarci con i casi di violenze sessuali, e ci siamo resi conto che abbiamo fatto degli errori nel corso degli ultimi anni nell’approccio che abbiamo adottato con le vittime”. 

Denhollander spiega di essere profondamente consapevole delle falle del sistema e altrettanto consapevole che la stragrande maggioranza delle vittime di violenza sessuale raramente riceve un risarcimento, dentro o fuori dal sistema giudiziario. Il fatto che per vincere un ricorso serva “un sacrificio del genere” costituisce “un problema sociale con cui dobbiamo lottare”, dice. “Questo è ciò che devono fronteggiare le vittime di violenza sessuale quando vanno a denunciare chi ha abusato di loro”.

 

 

 

Randall Margraves, left, father of three victims of Larry Nassar, background right, lunges at Nassar in Eaton County Circuit Court in Charlotte, Mich., on Friday, Feb. 2, 2018. The incident came during the third and final sentencing hearing for Nassar on sexual abuse charges. The charges in this case focus on his work with Twistars, an elite Michigan gymnastics club. (Cory Morse/The Grand Rapids Press via AP)

 

 

DISTRIBUIRE DENARO  in seguito al raggiungimento di un accordo è, nella migliore delle ipotesi, un bel casino. “Penso di non aver mai elaborato una tabella per i risarcimenti in cui non ci sia stata qualche criticità”, afferma Kenneth Feinberg, ex professore associato ad Harvard, alla Columbia e alle law school della New York University. “È un effetto collaterale naturale”. Feinberg è quanto di più vicino il mondo abbia a un esperto in materia. È stato lo ‘special master’, il perito, del caso usato come ‘modello’ per i processi di conciliazione successivi, ovvero il contenzioso Agent Orange, negli anni ‘80, che si è concluso con la creazione di un fondo da parte di Dow Chemical, Monsanto e altre aziende, a favore dei veterani del Vietnam che avevano riportato danni a causa dell’uso del defoliante. 

Da allora Feinberg ha sovrinteso un fondo che ha distribuito 7,14 mld di dollari alle famiglie che avevano perso dei cari negli attentati dell’11 settembre del 2001; ora sta lavorando con le vittime di abusi sessuali in casi che coinvolgono la Chiesa cattolica, insieme alla co-amministratrice Camille S. Biros. “I soldi sono un misero compenso per i danni subiti, per le perdite, ma questo è il sistema americano”, afferma. “Offrire a una famiglia 5 mln di dollari per la morte del figlio al World Trade Center è alquanto deprimente”. L’obiettivo di un mediatore, nota Feinberg, include l’essere trasparenti con le vittime su come funziona il sistema, anche quando ciò significa assegnare un numero a un danno incalcolabile. Il range dei risarcimenti in seguito a un processo generalmente viene stabilito dalla parte lesa e dall’avvocato della difesa, ma è il mediatore a determinare l’articolazione dei singoli indennizzi. Nella gestione del fondo per la tragedia dell’11 settembre, ad esempio, Feinberg ha stabilito una somma fissa di risarcimento di 250mila dollari a vittima, e ulteriori 100mila dollari per ciascun consorte o familiare a carico in vita, di modo da sterilizzare il dilemma su chi abbia sofferto più degli altri. Per ciascuna vittima, ha poi aggiunto altri elementi come la perdita dei salari, calcolata sulla base dei dati del Bureau of Labor Statistics. Il risultato, spiega, è stato di 5.300 domande di risarcimento senza che ve ne fosse una di importo pari a un’altra. “Serve un metodo”, afferma Feinberg. 

Nei casi di abuso sessuale, tuttavia, il metodo può risultare semplicistico, al punto da sembrare crudele. La diocesi di Altoona-Johnstown della Chiesa cattolica romana ha pagato risarcimenti pari a 15 mln di dollari complessivi alle vittime di abuso da parte del suo clero o altri impiegati, nel corso dei decenni. Nel 2016, in un ‘rovente’ report dove veniva criticata la gestione di questi casi da parte della diocesi, l’ufficio del procuratore generale dello Stato della Pennsylvania ha pubblicato una tabella che un vescovo aveva utilizzato per determinare l’importo dei risarcimenti. La tabella, che il report ha definito essere un esempio di “gelida burocrazia”, presentava due colonne: “livello di abuso” e “range di pagamento”. Su una linea si leggeva, “palpeggiamento dei genitali, sopra i vestiti, da 10mila a 25mila dollari”. Su un’altra c’era scritto “sodomia; rapporto sessuale, da 50mila a 175mila dollari”. In realtà, gli effetti deleteri dell’abuso sessuale superano l’atto in sé, e abbracciano un ampio spettro di traumi emozionali, disabilità, e sofferenze fisiche. La distinzione tra i diversi tipi di sofferenze inflitte fa effettivamente la differenza, con enormi conseguenze per le vittime. Ma a un certo punto, dicono gli esperti, chi negozia gli accordi deve mettersi d’accordo su come tradurre queste ‘distinzioni’ in freddi numeri. Gli impiegati delle società assicurative a volte elaborano sistemi a punteggi per determinare come stanziare un risarcimento. Questi sistemi sono spesso messi a punto sulla base di casi simili con criteri volti a quantificare come la vita della vittima sia stata condizionata dall’aggressione subita. 

Il patteggiamento da 500 mln di dollari dello Stato del Michigan nel caso Nassar prevede un pagamento da 425 mln di dollari a 330 persone che hanno sporto denuncia prima del 6 dicembre 2017; i rimanenti 75 mln sono stati messi da parte per le vittime che si sono palesate dopo questa data. Finora fanno parte di questa seconda tornata di denunce già 160 persone, cosa che ha sollevato dubbi sul fatto che la somma sia sufficiente. Circa un terzo servirà a pagare i compensi degli avvocati, anche per il tempo speso durante il processo di conciliazione, secondo alcuni esperti del settore. 

Il compito di distribuire la tranche da 425 mln di dollari spetta a William Bettinelli, ex giudice della California, nominato supervisore del caso a luglio del 2018, dalla corte distrettuale federale. Anche il suo compenso proviene dalla somma stabilita per il risarcimento. Come riportato sul sito web del suo studio, in circa 30 anni di attività da mediatore professionista, Bettinelli ha mediato casi di catastrofici danni a persone, dichiarazioni di morte illecite e disastri ambientali; il suo ufficio si è rifiutato di concedere interviste. 

Secondo alcune persone che conoscono da vicino il caso della Msu, Bettinelli è autorizzato ad approvare versamenti fino a sette cifre per persona (tasse e spese non incluse). Secondo alcune fonti, Bettinelli ha l’autorizzazione ad approvare versamenti fino a sette cifre per vittima (prima delle tasse). Persone vicine al caso dicono che Bettinelli sta seguendo un ‘protocollo di allocazione’ che prevede che vengano fatte interviste telefoniche alle vittime per valutare il loro risarcimento. Una delle domande che potrebbe porre Bettinelli, ad esempio, è se l’abuso sia avvenuto quando le vittime erano minorenni, così come la durata, la frequenza, e la natura degli atti stessi. Il mediatore può anche prendere in considerazione altri fattori come il rischio in cui potrebbe incorrere una vittima facendosi avanti o qualsiasi tipo di ritorsione affrontata in seguito alla denuncia. 

In molti casi, una vittima potrebbe presentare prove che non erano state utilizzate nel trial di Nassar, ad esempio valutazioni psicologiche e spese. Molte vittime hanno presentato diari dove veniva documentato il numero delle violenze subite. Le nuove prove vengono sottoposte al mediatore come documento, o tirate fuori durante un incontro, o entrambe le cose. Una delle cose positive del processo di conciliazione è che le vittime non sono obbligate a parlare del loro caso in pubblico. Tuttavia, chi fa ricorso spesso si ritrova a raccontare dettagli orribili sulla propria esperienza, soprattutto se tali dichiarazioni non sono già state messe a verbale. E quelle conversazioni, anche quando una vittima ha davanti una montagna di prove, possono essere terribili. 

Mittleman, avvocato di molti dei querelanti, ha spiegato che tra i vari danni alla salute riportati da chi ha subito abusi, ci sono il tentato suicidio, spese per permanenza in ospedali psichiatrici, perdita di capelli, problemi gastrointestinali e disturbi del sonno. Non è raro che la psicoterapia che deve seguire chi ha subito abusi abbia un costo che varia dai 150 ai 300 dollari a seduta, con sedute multiple a settimana o al mese, spesso per anni. C’è chi ha perso il lavoro, chi il matrimonio. La matematica di un processo di conciliazione, idealmente, prende in considerazione tutti questi fattori. Ma per Mittleman e altri sostenitori, i colloqui a volte pongono eccessiva enfasi sul numero o sulla durata degli abusi. Nel contesto di un danno di vasta portata, si chiede Mittleman “60 o 100 penetrazioni valgono davvero più di una penetrazione sola? Perché secondo me una volta è già troppo”.

Olympic Gold Medalist Aly Raisman, center, joined by dozens of victims of sexual assault by USC’s Dr. George Tyndall, speaks in support of a measure by Assemblywoman Eloise Gomez Reyes, D-,San Bernardino, right, that would extend the statute of limitations to file civil lawsuits against Tyndall, at the Capitol Tuesday, April 23, 2019, in Sacramento, Calif. Tyndall, who was an OB GYN at the USC health center, is accused of sexually assaulting and abusing women under his care for nearly three decades. Raisman was assaulted by former USA Gymnastics doctor Larry Nassar. (AP Photo/Rich Pedroncelli)

 

UNO DEGLI OBIETTIVI  dei mediatori o dei periti è quello di essere sia giusti che veloci. Gli incontri finalizzati a determinare il risarcimento di una vittima e il valore della sua sofferenza possono essere straordinariamente brevi, e nella maggior parte dei casi, la decisione del mediatore non è aperta ad appelli. Il numero deciso è quello definitivo. Alcune vittime di Nassar con cui ho parlato sono rimaste soddisfatte dell’ammontare complessivo dei risarcimenti ottenuti; altre no. E per molte, è cominciata una nuova difficile fase dopo il processo, quando si sono rese conto che i soldi da soli non potevano cancellare ciò che era stato fatto di sbagliato. La figlia di Donna Markham, Chelsey, era una delle tantissime ragazze che nei primi anni ‘90 viveva confinata nelle palestre del Michigan nella speranza di entrare in una squadra olimpica, come gli eroi ritratti nei poster che adornavano la parete della sua camera da letto. Da bambina, sostengono i procuratori, Chelsey ha subito un’aggressione sessuale da Nassar durante una visita medica. Dopo l’abuso, è entrata in una spirale di droga, alcol, depressione e attacchi di rabbia, fino a togliersi la vita nel 2009. Aveva 23 anni. 

Markham ha ricevuto il suo risarcimento, ed è una delle vittime che sono rimaste perplesse dai calcoli e sopraffatte da scartoffie e logistica. L’abuso “si divora l’amor proprio, la tua autostima”, afferma Markham. Questa realtà, per lei così evidente, era qualcosa che sentiva che il patteggiamento non poteva contabilizzare. “Non si può mettere un prezzo a una vita umana”, afferma Markham. “E come si fa a prendere una decisione su un accordo quando Chelsey aveva tutta la vita davanti a lei?”. Nel racconto di Markham, il risultato più importante del processo non era monetario: le ha permesso di stringere forti legami con altre donne coinvolte nel caso ed è impegnata nel lavoro di difesa di altre donne che sono state danneggiate. “Non mi aspettavo di ottenere nulla – spiega Markham – Volevo solo che la storia di Chelsey potesse essere raccontata”. 

Alcune vittime hanno optato per non parlare con Bettinelli. Avendo già testimoniato durante i procedimenti giudiziari o avendo rilasciato dichiarazioni ufficiali, potevano lasciare che quei documenti parlassero per loro. Morgan McCaul, che era una studentessa della scuola superiore quando si è unita al gruppo che ha denunciato Nassar, attualmente è iscritta all’Università del Michigan: “ho solo pensato che [un incontro] sarebbe stato l’ennesima cosa inutile”, dice. McCaul ha ricevuto un risarcimento all’inizio di quest’anno. Con questi soldi “la mia vita non è cambiata”, dice. “Ma so che sono stata fortemente in ansia nel corso dell’anno e mezzo prima dell’erogazione del risarcimento, e mi sono chiesta più volte se accettare un assegno per qualcosa che non può realmente essere quantificato fosse una cosa eticamente accettabile”. McCaul ha poi incanalato quell’energia nell’attivismo, per “trasformare questa orribile esperienza in qualcosa di potenzialmente utile per qualcun altro”.  Se da una parte nulla impedisce ai partecipanti al processo della Msu di rivelare pubblicamente la somma ricevuta, farlo non è una buona prassi: parlare degli importi può rendere le vittime preda di frodi o di critiche sul fatto che siano state mosse spinte da motivi fiscali. Può anche creare conflitti con parenti e familiari, e con altre vittime. Alcune vittime nel caso Msu descrivono una situazione paradossale all’interno del processo: quelli che erano abbastanza resilienti e fortunati da avere avuto aiuto prima, o da evitare i traumi più gravi, alcune volte si sentivano come se riferire questi aspetti della loro esperienza gli si ritorcesse contro da un punto di vista economico o, al contrario, che un assegno di un importo maggiore potesse significare che avevano sofferto più della maggior parte delle altre persone. Questo senso di confronto imbarazzante, spiegano le vittime, si aggiunge al dolore di sapere che il denaro stanziato è, in un certo senso, la prova dell’abuso. Come dice French, la cofondatrice di Army of Survivors: “incassi l’assegno, e ti sembra sporco”. 

 

LA MEDAGLIA D’ORO OLIMPICA McKayla Maroney spiega che era una delle ragazze che Larry Nassar aveva preso di mira. Prima del suo arresto, ha ricevuto un risarcimento di 1,25 mln di dollari dal consiglio nazionale per lo sport, USA Gymnastics, che includeva una clausola di non divulgazione. Ma una volta venuti alla luce i suoi attacchi, l’organizzazione è stata molto criticata per aver coperto il comportamento di Nassar imbavagliando Maroney, e ha detto che non avrebbe imposto l’obbligo di rispettare la clausola di silenzio. 

I casi contro Nassar hanno giocato un ruolo cruciale nell’intensificazione dei controlli sull’utilizzo delle clausole di non divulgazione nei casi di abuso e molestie. Questi ‘nondisclosure agreements’, gli Nda, sono storicamente onnipresenti, soprattutto negli accordi che comportano abusi nella Chiesa cattolica. Nel settore privato, la Vanderbilt Law Review indica dati che mostrano come oltre un terzo della forza lavoro americana sia soggetta a Nda. L’utilizzo degli accordi di non divulgazione, originariamente mirati a proteggere i segreti commerciali, è stato esteso a limitare il diritto dei dipendenti di parlare apertamente dei problemi sul posto di lavoro, molestie sessuali incluse. “Sono state protette tante, troppe cose dalla clausola di riservatezza” dice Minna J. Kotkin, professore alla Brooklyn Law School e direttore della Employment Law Clinic. “Siamo appena all’inizio”. Il fatto che molti degli accordi della Msu non abbiano previsto un Nda riflette un cambiamento più ampio nel modo di pensare agli abusi, dice Kotkin. Quelle che un tempo si pensava fossero questioni private che contrapponevano la reputazione di individui vulnerabili a quella di personalità o istituzioni più potenti cominciano ad essere percepite come una tossina per la società, il tipo di pericolo dal quale si dovrebbe essere messi in guardia. 

È difficile misurare la portata di questo effetto nelle aziende. Alcuni avvocati avvertono che togliere completamente dal tavolo le clausole di riservatezza è un atto che potrebbe ritorcersi contro le vittime, incoraggiando i molestatori a contestare le accuse piuttosto che a risolvere tutto per chiudere. Eppure 12 Stati, tra cui New York e la California, hanno approvato leggi per limitare il campo d’azione degli accordi di riservatezza sui casi di molestie e aggressioni sessuali. Alla fine del 2017, Microsoft ha detto che aveva rimosso gli Nda per i dipendenti nei casi di molestie sessuali; altre aziende hanno seguito l’esempio, alcune dopo scandali all’interno dei loro ranghi. 

Feinberg, il mediatore, sostiene che bisognerebbe capovolgere l’obbligo al silenzio. “Penso che sia molto, molto importante che siano le aziende e le istituzioni ad accettare la clausola di riservatezza”, dice. “Ma se la vittima vuole parlare, è giusto incoraggiarla a farlo”. Rappresenterebbe uno spostamento di potere, dall’istituzione alla vittima. 

Per quanto sia doloroso, molte vittime di Nassar continueranno a parlare a lungo. È ancora da capire se la Msu amplierà il suo fondo di risarcimento mano a mano che altre vittime si faranno avanti e come pagherà i costi aggiuntivi. Si profilano anche azioni legali contro la Usa Gymnastics e la Us Olympic committee (Usoc). La Usa Gymnastics ha tenuto Nassar come medico sportivo della nazionale per anni e ora sta fronteggiando 100 cause da circa 350 querelanti. A dicembre ha presentato istanza di fallimento appellandosi al Capitolo 11, una mossa che ha messo un freno sia alle cause che ai colloqui di mediazione. Leslie King, una portavoce della Usa Gymnastics, ha detto che l’organizzazione “si è concentrata sulla sicurezza e il benessere degli atleti”. Le discussioni con queste organizzazioni hanno portato Rachael Denhollander a inserire il processo di risoluzione in una lunga lista di problemi da risolvere legati ai casi di abuso. Nel peggiore dei casi, sostiene, i risarcimenti esonerano le grandi organizzazioni dall’esaminare sé stesse, regalando loro, in sostanza, un nuovo inizio. “Nessuno vuole scoprire cosa è andato storto, ammettere cosa si è sbagliato, e gestirlo”, dice. Denhollander e le altre vittime hanno intenzione di continuare a parlare per fare pressione sulle organizzazioni in cui lavorava Nassar. “Quale lezione abbiamo bisogno di imparare da tutto ciò?” dice. “In quell’udienza preliminare c’erano tantissime donne a farsi avanti pubblicamente. È stata la prima volta che il mondo intero ha visto nomi e volti, e li ha collegati all’idea di violenza sessuale. Non eravamo più solo numeri.  

 

Mary Pilon è coautrice, con Carla Correa, di ‘Twisted: The story of Larry Nassar and the women who took him down’, un audiolibro di Audible disponibile da luglio. 

 

Articolo apparso sul numero di Fortune Italia di settembre 2019.

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