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1 Febbraio 2020

Brexit in cinque titoli

Fabio Insenga

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Brexit e’ un processo lungo, che arriva da lontano e porterà profonde trasformazioni. Ha un’origine secolare ma la data di oggi diventerà uno dei passaggi di svolta della storia. Brexit e’ anche un processo complesso in cui si sovrappongono piani diversi: quello storico, quello sociale, quello politico, quello istituzionale e quello economico. Su ognuno di questi, ci sono interpretazioni opposte. E una posizione da prendere. 

Un passo indietro della storia

Quando si richiude un confine, quando si rivendica sovranità rinunciando all’integrazione, quando si limita la circolazione e la libertà delle persone ci si trova di fronte a un arrotolarsi del percorso, mai lineare, della storia. Chi ha una visione progressista, lo percepisce come un passo indietro. Chi sceglie un angolo conservatore, vede opportunità e vantaggi per chi si chiude, si separa, si protegge. 

Una frattura che non si risalda

Leave or remain hanno scandito una campagna referendaria che è destinata a non chiudersi. La separazione tra chi si è speso per una o l’altra opzione resterà la linea di una frattura che non si risalda. In un senso o nell’altro, i prossimi anni saranno scanditi dalla dialettica tra fazioni pronte a rinfacciarsi la scelta di campo fatta. 

Una vittoria del populismo

Sul piano politico, Brexit segna la vittoria di uno schieramento più ampio di quello tradizionalmente conservatore. Nelle ragioni del ‘no’ all’Europa c’è anche l’onda lunga del populismo, che è un fenomeno globale. La suggestione alimentata dalla paura del diverso, dalla tentazione di rinunciare a condividere per capitalizzare un presunto beneficio di parte, ne ha allargato la base di consenso. 

Una sconfitta della ‘foga’ referendaria

Non ci sarebbe stata Brexit senza la scelta dell’allora primo ministro britannico David Cameron di concedere all’ala più oltranzista del suo partito di testare la volontà del popolo, nel referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione europea, che si è svolto il 23 giugno 2016. Doveva essere una mossa politica ma la risposta di quella consultazione, senza la capacità di trovare un accordo negoziale che ne circoscrivesse le conseguenze, ha prodotto un effetto che è andato oltre le intenzioni di chi l’ha promosso. 

Conseguenze di lungo periodo 

Il piano economico è quello che può presentare il conto più salato. Con conseguenze rilevanti soprattutto nel lungo periodo. I prossimi mesi porteranno disagi, aggiustamenti, perdite e profitti temporanei, che alimenteranno correzioni in corsa. Quello che Brexit rappresenterà nei prossimi anni, con gli equilibri globali tutti da scrivere, è ancora meno prevedibile. Ma il rischio che sia il Regno Unito sia l’Europa possano indebolirsi nella competizione con Cina e Stati Uniti, sembra piuttosto concreto. 

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