9 Febbraio 2020

Steriltom, un km zero autentico

Attilia Burke

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Steriltom è il primo produttore di polpa di pomodoro al mondo. Interamente made in Italy, cresce da quattro generazioni. Da quando, nel 1934, Dario Giuseppe Squeri fondò l’azienda all’export in 80 Paesi di oggi.

La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di febbraio.

 

Per Hemingway era la valle più bella del mondo: morbide colline verdi, castelli secolari, paesini pervasi di storia e sapori. Ed è proprio tra i colori e i profumi ancora oggi immutati della Val Trebbia che sorge il produttore di polpa di pomodoro numero uno al mondo: Steriltom. Presente in più di 80 Paesi, con oltre 700 clienti, e più di 400 dipendenti nel periodo di produzione dei 3,3 milioni di quintali di pomodoro fresco lavorato ogni anno, il fascino antico di questa impresa di famiglia non si è dissolto davanti al binomio industria e primato. Un primato conquistato come produttore per il food service e il canale industriale. “Siamo specializzati nei grossi formati”, spiega Alessandro Squeri, bisnipote del fondatore e direttore commerciale dell’impresa di famiglia.  

E che il prodotto approdi in un ristorante stellato Michelin italiano, in un’industria di trasformazione in Cina, o tra i banconi di una catena di pizzerie americana, piuttosto che nei magazzini di un produttore di sughi francese, la materia prima è e rimane 100% made in Italy. Il 90% delle colture di pomodori non dista più di 25 chilometri dalle due fabbriche di proprietà dell’azienda, una a Piacenza, e l’altra a Ferrara. Un autentico Km zero che assicura “maggiore sostenibilità, ma anche maggiore qualità perché il prodotto può essere concentrato subito appena dopo che è stato colto, e non si stressa durante il viaggio”, spiega Squeri. 

La tradizione di Steriltom affonda le sue radici nel piacentino del dopoguerra, quando Dario Giuseppe Squeri, prima di dare vita nel ‘34 all’azienda, era un piccolo agricoltore. “Il bisnonno si era stufato di fare la fila per consegnare il pomodoro alle fabbriche – ai tempi circa una trentina, oggi ne sono rimaste un paio – per la lavorazione, e così decise di aprire la sua”, racconta Alessandro. 

Da allora sono passati 66 anni, e quattro generazioni di Squeri, ognuna delle quali ha portato il business a fare un passo avanti, a salire un gradino fino alla conquista del mercato estero. Dopo l’intuizione di Dario Giuseppe, il figlio Carlo progetta e realizza la prima macchina industriale per la produzione di polpa di pomodoro. “Ha preso spunto dal macinino che usava la nonna per sminuzzare i pelati quando preparava da mangiare. Da lì l’idea di un prodotto già triturato e più denso, dunque meno acquoso, che ci mettesse meno tempo a cuocere”.

 

La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di febbraio.

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