10 Febbraio 2020

Rifiuti, l’inchiesta di Greenpeace sul traffico di plastica in Malesia

Fortune

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Nei primi nove mesi del 2019 abbiamo spedito in Malesia, illegalmente, più di 1.300 tonnellate di rifiuti in plastica. Su un totale di 65 spedizioni dirette in Malesia, 43 sono state inviate a impianti privi dei permessi per importare e riciclare rifiuti stranieri. L’ha scoperto l’Unità Investigativa di Greenpeace Italia, con un’indagine condotta tra Italia e Malesia, che ha portato alla scoperta di un traffico internazionale di rifiuti in plastica.

Secondo i documenti confidenziali, ottenuti dall’associazione ambientalista e già consegnati alle autorità, nei primi nove mesi dello scorso anno, su un totale di 2.880 tonnellate di rifiuti plastici spediti per via diretta in Malesia, il 46% è stato inviato a impianti privi delle autorizzazioni necessarie, e che quindi operano senza alcun rispetto per ambiente e salute umana. Una analisi che Greenpeace è riuscita a condurre anche grazie a documenti riservati, ottenuti dal governo di Kuala Lumpur, contenenti i nomi delle 68 aziende malesi autorizzate a importare e trattare rifiuti in plastica dall’estero.

”Pochi mesi fa abbiamo mostrato le drammatiche conseguenze sanitarie e ambientali delle esportazioni di rifiuti in plastica dall’Italia verso la Malesia. Ora, con questa nuova inchiesta, sveliamo le illegalità che si celano dietro questi fenomeni- dichiara Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace Italia – Si tratta di una situazione inaccettabile che conferma, ancora una volta, l’inefficacia del sistema di riciclo e la necessità di adottare misure urgenti per ridurre la produzione di quella frazione di plastica, spesso inutile e superflua, rappresentata dall’usa e getta”.

Oltre all’analisi documentale, un team di Greenpeace si è recato in Malesia e con l’ausilio di telecamere nascoste è riuscito raccogliere testimonianze video in alcune delle aziende malesi disposte a importare illegalmente i nostri rifiuti (plastica contaminata e rifiuti urbani compresi). Inoltre, ha documentato la presenza di rifiuti plastici provenienti dall’estero, Italia inclusa, abbandonati all’aperto senza alcuna sicurezza per l’ambiente e la salute umana.

Nel corso degli ultimi anni, la Malesia è diventata una delle principali destinazioni delle esportazioni di rifiuti occidentali in plastica di bassa qualità e di difficile riciclo, pur essendo sprovvista di un sistema di trattamento e recupero efficace e di stringenti regolamentazioni ambientali, alimentando così un mercato globale spesso illegale. Un sistema che interessa anche l’export di rifiuti in plastica dall’Italia. Per Paola Ficco, giurista ambientale e avvocatessa, ”l’esportazione dovrebbe essere l’ultima ratio, una società tecnologicamente avanzata deve essere in grado di gestire i propri scarti; se non lo è, deve interrogarsi seriamente su quello che sta facendo”.

Il punto non è, secondo la giurista, se i rifiuti plastici italiani debbano essere spediti in Malesia, ”il punto è che questi rifiuti non dovrebbero essere spediti all’estero”. Ma la realtà documentata dall’Unità Investigativa di Greenpeace Italia è ben diversa. Per Greenpeace, di fronte a questa situazione il governo italiano non può più continuare a chiudere gli occhi, ma deve assumersi le proprie responsabilità e intervenire subito per porre fine a questi traffici illeciti di rifiuti.

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