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18 Febbraio 2020

Intesa Sanpaolo ha lanciato un’offerta su Ubi Banca

Alessandro Pulcini

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La prima banca del Paese che cerca di prendersi la quarta: l’annuncio di Intesa Sanpaolo, che ha lanciato un’offerta pubblica di scambio sul capitale di Ubi Banca, è di fatto clamoroso, e ha le potenzialità per rivoluzionare il panorama bancario italiano. Intesa Sanpaolo offrirà 17 azioni di Intesa ogni 10 azioni di Ubi Banca portate in adesione all’offerta. Il premio è del 27,6% rispetto al prezzo ufficiale delle azioni di Ubi alla chiusura del 14 febbraio scorso. Intesa sottoporrà l’accordo all’assemblea degli azionisti straordinaria convocata a Torino il prossimo 27 aprile, mentre prevede il perfezionamento dell’operazione entro la fine del 2020.

L’offerta pubblica di scambio volontaria, promossa sulla totalità delle azioni ordinarie di Ubi Banca, “ha come obiettivo strategico il rafforzamento della sostenibilità della creazione di valore per tutti gli stakeholder con un’unione basata su modelli di business affini e su valori condivisi, che non presenta complessità significative anche in considerazione della comprovata capacità di Intesa Sanpaolo di realizzare integrazioni”, sottolinea Intesa Sanpaolo in una nota.

Il perfezionamento dell’operazione, atteso entro la fine di quest’anno e subordinato all’ottenimento delle autorizzazioni da parte delle autorità competenti, permetterà al futuro gruppo di “rafforzare il supporto all’economia reale e sociale consolidando il proprio ruolo di prima banca italiana con quote di mercato di circa il 20% in tutti i principali settori di attività, accrescendo la creazione e distribuzione di valore con la realizzazione di importanti sinergie senza costi sociali e con la riduzione del profilo di rischio senza costi straordinari per gli azionisti”.  Intesa Sanpaolo, si spiega dalla banca guidata da Carlo Messina, “considera Ubi Banca tra le migliori banche italiane, radicata nelle regioni italiane più dinamiche, con rilevanti risultati conseguiti grazie all’eccellente lavoro svolto dal ceo e dal management e con un valido piano di impresa, che nel gruppo risultante dall’operazione possono trovare non solo continuità di realizzazione ma anche ulteriore valorizzazione”. Inoltre la permanenza dei molti azionisti italiani di Ubi Banca, in particolare delle fondazioni, nell’azionariato del gruppo risultante dall’operazione “consoliderebbe le affinità valoriali anche sotto il profilo dell’azionariato”.

I numeri previsti

Con il perfezionamento dell’operazione, Intesa Sanpaolo prevede un aumento dell’utile per azione, con sinergie a regime, pari a circa il 6% rispetto all’utile per azione 2019 di Intesa Sanpaolo, un impegno a distribuire un dividendo per azione cash di 0,20 euro per l’esercizio 2020 e superiore a 0,20 euro per l’esercizio 2021 e un coefficiente patrimoniale Common Equity Tier 1 ratio a regime pro-forma atteso superiore a 13% nel 2021, in linea con le stime del Piano di Impresa 2018-2021 della banca guidata da Messina.

La redditività del gruppo risultante dall’operazione beneficerà di sinergie annue prima delle imposte attese di 730 milioni di euro a regime, 680 milioni entro il 2023 e altri 50 milioni entro il 2024, di cui 510 milioni da costi e, tenendo conto delle dissinergie, 220 milioni da ricavi. Le sinergie di costo sono previste derivare per circa 340 milioni dalle spese per il personale, a seguito di uscite esclusivamente volontarie di circa 5mila persone e di assunzioni di 2.500 giovani, nel rapporto di un’assunzione ogni due uscite volontarie. I restanti circa 170 milioni di sinergie di costo riguardano le altre spese amministrative.

Il goodwill negativo di circa 2 miliardi di euro permetterà di coprire nel 2020 oneri di integrazione per 880 mln al netto dell’effetto fiscale e rettifiche di valore su crediti per circa 1,2 mld al netto dell’effetto fiscale con cui aumentare il grado di copertura dei crediti deteriorati di Ubi Banca e cedere successivamente un ammontare di circa 4 mld di euro di crediti deteriorati di Ubi Banca a un prezzo in linea con il valore di carico, riducendo l’incidenza dei crediti deteriorati lordi per il gruppo risultante dall’operazione al livello inferiore al 5% nel 2021.

Intesa Sanpaolo per gli anni successivi all’orizzonte temporale del 2021 del Piano di Impresa in corso di realizzazione prevede un utile netto del gruppo nato dall’operazione superiore a 6 mld di euro dal 2022. Per accelerare il raggiungimento degli obiettivi industriali dell’operazione Intesa Sanpaolo “ritiene prioritario procedere, nei minori tempi possibili”, con il delisting di Ubi Banca e con la successiva fusione tra le due banche.

Inoltre, Intesa Sanpaolo e Bper Banca hanno sottoscritto un accordo vincolante, per prevenire il sorgere di situazioni rilevanti ai fini antitrust sull’offerta pubblica di scambio di Intesa su Ubi Banca, che prevede la cessione di un ramo d’azienda costituito da un insieme di filiali del gruppo risultante dall’operazione, nell’ordine di 400-500 filiali

 

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