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2 Marzo 2020

Antitrust contro il monopolio 4.0

Alberto Sisto

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L’Antitrust ha aperto un fascicolo per sospetto abuso di posizione dominante accusando il gruppo canadese Husky, leader mondiale nella produzione di macchinari e accessori per la produzione di articoli in plastica, di utilizzare i sensori dei propri macchinari per costringere i propri clienti a non utilizzare stampi e forniture di altri produttori. L’Autorità garante per la concorrenza e il mercato ha preso di mira il gigante d’oltreoceano, che in ambito europeo controlla il 65-70% circa della domanda a fronte di una quota residua del mercato frammentata tra più operatori, il principale dei quali Nestal-Machinery si attesta ad appena il 10-15% circa, seguita dalla Sipa con un 5-10%. ‘Nani’ la cui attività rischia di essere messa in forse dalle furbizie del gigante nordamericano.

La decisione è stata pubblicata oggi sul Bollettino dell’autorità di vigilanza in cui si annuncia l’avvio della prima indagine sull’uso anticoncorrenziale delle nuove tecnologie dell’industria 4.0. Si apre così un nuovo capitolo della battaglia per la difesa della concorrenza che si preannuncia corposo. Non più tardi di quindici giorni fa l’Agcom, presentando la propria indagine sui Big Data, spiegava di dover assumere esperti matematici in grado di capire i segreti degli algoritmi utilizzati dai giganti del web per scoprirne eventuali intrinseche capacità anticoncorrenziali. Negli Stati Uniti, poi, sono già partite le prime cause per aggiotaggio contro dei computer accusati di aver fatto acquisti in borsa “concertati”.

Ai canadesi di Husky viene contestato l’uso improprio dei sensori, di cui sono fornite le loro apparecchiature più moderne, per bloccare l’uso da parte dei clienti, che ne sono anche i proprietari, di accessori forniti dalla concorrenza. Il gruppo produce macchine per fabbricare bottiglie e tappi di plastica ma anche l’involucro di prodotti elettronici e fornisce anche gli stampi con cui si dà la forma ai prodotti: la bottiglia della Coca Cola è diversa da quella della Fanta o di un’acqua minerale. I clienti italiani del gruppo, produttori di pet o imbottigliatori di acque minerali che si fanno i contenitori in casa, hanno spiegato che la necessità di rivolgersi a “produttori terzi di stampi discenderebbe dall’esigenza di personalizzare/diversificare il design dello stampo sulla base delle proprie esigenze e/o di acquistare tali beni a condizioni maggiormente concorrenziali rispetto all’offerta del produttore del macchinario”. Ma quando lo fanno vanno incontro ad un inconveniente.

Husky, si legge nella decisione dell’Antitrust, “avrebbe apposto sui propri macchinari di nuova generazione HPP7 un sistema basato su sensori elettronici in grado di far funzionare il macchinario a piena velocità solo in presenza di uno stampo originale, dotato di uno speciale chip elettronico riconosciuto dal macchinario. Qualora il sistema rilevi l’utilizzo di uno stampo ‘compatibile’ prodotto da terzi, la performance del macchinario diminuirebbe.  Nello specifico, l’apposizione di questi sensori farebbe rallentare sensibilmente i tempi del processo di produzione delle preforme in PET, incidendo negativamente sulla velocità di iniezione del materiale all’interno dello stampo e/o sulla velocità con cui la mano di presa raccoglie le preforme dalla cold half”.

È una situazione ben conosciuta anche ai consumatori che usano le stampanti più moderne, che vengono continuamente richiamati se usano cartucce non originali. Ma i macchinari di Husky e la società canadese sono andati anche più in là, visto che i clienti lamentano che nei contratti di vendita e fornitura è prevista anche la decadenza della garanzia.

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