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11 Giugno 2020

Il Coronavirus e l’inizio di un nuovo ciclo immobiliare

Fortune

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Il Coronavirus sta cambiando profondamente anche il mercato immobiliare. Per capire che direzione prenderà abbiamo parlato con Marco Daviddi,  EY, e Marco Dettori, Assoimpredil Ance.  La versione completa di questo articolo, a firma di Alessandro Pulcini, è disponibile sul numero di Fortune Italia di giugno.

 

IL 14 MAGGIO, NEL SUO BOLLETTINO economico, la Bce ha scritto come fosse “probabile” che la pandemia di Coronavirus avrebbe provocato un calo significativo della domanda di abitazioni a causa delle perdite di reddito e di ricchezza. L’incertezza causata dalla pandemia potrebbe “incoraggiare le famiglie e gli investitori a rinviare le transazioni nell’immobiliare”. Con una crisi come quella odierna, che colpisce principalmente (e in maniera inaudita) i consumi, il settore delle costruzioni, e dell’immobiliare residenziale in particolare, potrebbe subire conseguenze fra le più pesanti. Per la Bce “la sospensione dei piani e la chiusura dei cantieri, in particolare nei Paesi in cui le misure di lockdown sono state attuate fin dalle fasi iniziali, come la Germania, l’Italia e la Spagna, hanno già causato gravi problemi finanziari alle imprese edili”. 

 

Le imprese confermano. Secondo i dati di Assimpredil Ance, l’associazione delle imprese di costruzioni di Milano, Lodi e di Monza e Brianza, i costruttori della zona temono un calo del fatturato tra il 20 e il 35%, nel 2020. A metà maggio si riscontrava un portafoglio ordini fermo e un calo dei permessi a costruire richiesti ad aprile, con prevedibile ricaduta sull’apertura dei cantieri dopo l’estate. Le imprese notavano anche come fosse scesa la produttività del 10-20% a causa delle fasi di lavoro in cui applicare il distanziamento. A far sperare, perlomeno in parte, è arrivato il decreto Rilancio: l’ecobonus (detrazione fiscale del 110% delle spese per riqualificazione energetica e interventi antisismici) è “sicuramente una misura importante”, dice Marco Dettori, vice presidente Ance Nazionale e presidente Assimpredil Ance. Ma “il procedimento amministrativo per arrivare al cantiere è farraginoso e rimane pesantissima l’incognita dei tempi di reazione del sistema bancario”. Le stime sul potenziale impatto dell’Ecobonus sono ancora in corso, dice Dettori. “Potrebbe essere un provvedimento che aziona investimenti privati ma ha un grosso limite, ovvero la scadenza al 2021 per l’ultimazione delle opere e delle certificazioni. Ci piacerebbe che andasse a regime come provvedimento di politica industriale, quindi con una finestra un po’ più lunga. Nella conversione in legge, stiamo chiedendo lo spostamento dei termini al dicembre 2022, altrimenti questo sforzo potrebbe essere vanificato”. 

 

La versione completa di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di giugno. Si può comprare in edicola e in versione digitale, oppure ci si può abbonare ai link di seguito:

 

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