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15 Luglio 2020

Le armi più estreme contro il riscaldamento globale

Fortune

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I ricercatori stanno lavorando ad alcuni rimedi incredibili per contrastare il riscaldamento globale, come ad esempio piantare alberi artificiali e far crescere nuovi tipi di alghe nell’oceano, su larga scala. Ma i critici temono che alcune delle idee rischino di danneggiare la natura invece di aiutarlaArticolo di Jennifer Alsever apparso sul numero di Fortune Italia di maggio 2020.

 

È da vent’anni che Klaus Lackner studia il meccanismo attraverso il quale gli alberi estraggono l’anidride carbonica dall’aria. E se, ha teorizzato il professore di ingegneria dell’Arizona State University, si potesse creare una macchina che funziona come un albero, ma mille volte più efficiente, in grado di ridurre così gli effetti del cambiamento climatico? A gennaio, il primo albero artificiale di Lackner, che assomiglia più ad una lampada gigante che ad un albero, è uscito dalla linea di produzione di Boston e, insieme ad altri 250, sarà installato vicino a Phoenix. A differenza di un vero albero, che assorbe 10 tonnellate di carbonio nel corso della sua vita, questi alberi meccanici un giorno potrebbero arrivare ad assorbire fino a 32 tonnellate di CO2 l’uno in un solo anno. “Abbiamo bisogno di iniziare a ripulire ciò che ci circonda”, dice Lackner. Gli alberi finti possono sembrare una soluzione inverosimile al cambiamento climatico. Ma oggi sono una delle tante idee fantascientifiche che prendono slancio dai minacciosi studi scientifici che mostrano l’aumento delle temperature terrestri e l’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera. Queste tecnologie fanno parte di una branca della scienza chiamata geoingegneria, che mira a manipolare l’ambiente per compensare l’impatto del cambiamento climatico. A differenza, ad esempio, dei veicoli alimentati con l’energia solare o elettrici, la cui adozione diffusa dipenderebbe dal cambiamento del comportamento dei consumatori e delle industrie consolidate, le tecnologie di geoingegneria attaccano direttamente il cambiamento climatico e, teoricamente, hanno un impatto più rapido. 

 

Ma secondo i critici queste tecnologie potrebbero rendere più difficile arginare il problema alla base, perché rimuovono qualsiasi incentivo per gli esseri umani a smettere di emettere gas serra. Se raffreddiamo la terra con le nuove tecnologie, le aziende e la gente non fermeranno l’inquinamento, affermano. Un altro timore è quello che interventi su larga scala possano modificare negativamente l’ecosistema della Terra alterando le precipitazioni e i modelli meteorologici o causando inondazioni e siccità. E che alcuni dei potenziali effetti semplicemente non possano essere fermati. Ecco altre quattro idee che potrebbero compensare l’impatto dell’umanità sull’ambiente. 

 

Coltivare alghe 

 

Diversi scienziati in Germania, Canada e India hanno studiato la fertilizzazione dell’oceano con solfato di ferro per stimolare la crescita di alghe, la vita marina che assorbe l’anidride carbonica e rilascia ossigeno. Nel 2012, ad esempio, un uomo d’affari americano ha scaricato solfato di ferro al largo della Costa pacifica del Canada, dando vita a una fioritura di alghe artificiali su ben 10mila km quadrati di fondali. Ma tali sforzi sono controversi perché le alghe competono con altre forme di vita acquatica e possono ridurre la popolazione ittica. Nel frattempo, nel mese di febbraio, i ricercatori del Massachusetts Institute of Technology hanno pubblicato uno studio secondo il quale sarebbe quasi impossibile promuovere la crescita di alghe benefiche su scala globale.  

 

Banchi di sabbia glaciali 

 

I ricercatori stanno considerando l’idea di costruire enormi banchi sottomarini di sabbia laddove i ghiacci incontrano l’oceano per arginare la scomparsa dei ghiacciai, e il conseguente innalzamento del livello del mare. La sabbia formerebbe delle pareti attorno alla parte di ghiacciaio sommerso e, teoricamente, impedirebbe che si frammenti in diversi pezzi. Scienziati provenienti da tutto il mondo, dalla Princeton University, al Beijing Normal University, e la Finland’s University of Lapland, stanno anche considerando la possibilità di costruire isole artificiali e grandi stazioni di pompaggio che canalizzerebbero l’acqua fredda sotto i ghiacciai, che, sulla terraferma, scivolano su un sottile strato di ghiaccio, per rallentarne il movimento. 

 

Uno scudo nella stratosfera 
 

 

Gli scienziati stanno prendendo spunto dalle eruzioni vulcaniche, che rilasciano naturalmente anidride solforosa in forma nebulizzata nella stratosfera, raffreddando così la terra sottostante. Gli scienziati dell’Università di Harvard vogliono nebulizzare nella stratosfera uno scudo di nebbia di carbonato di calcio (si trova nel gesso e nelle conchiglie), riflettendo così i raggi solari nello spazio. Per testare la teoria intendono inviare nella stratosfera un pallone che rilascerà particelle che riflettono la luce. Se funzionasse l’idea sarebbe quella di schierare aerei ad alta quota per fare la stessa cosa su scala più ampia. 

 

Nuvole salate

 

Nel tentativo di ridurre la temperatura terrestre, gli scienziati sperano di rimodellare le nuvole in modo che siano più luminose e quindi riflettano più luce solare nello spazio. Come? Attraverso potenti irrigatori fissati alle barche, in grado di spruzzare 3 trilioni di particelle di acqua di mare al secondo, a centinaia di metri di altezza. I modelli computerizzati del team della University of Washington che sta lavorando a questo progetto, suggeriscono che spruzzare solo il 20% delle nubi terrestri permetterebbe di raffreddare l’intero pianeta di due o 3°. La tecnologia imiterebbe un fenomeno già noto in cui lo scarico dalle navi oceaniche crea striature nelle nubi marine e raffredda la temperatura della terra sotto di loro. 

 

La versione originale di questo articolo è disponibile sul numero di Fortune Italia di maggio 2020. Ci si può abbonare al magazine mensile di Fortune Italia a questo link: potrete scegliere tra la versione cartacea, quella digitale oppure entrambe. Qui invece si possono acquistare i singoli numeri della rivista in versione digitale.

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