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Recovery fund, Paesi ‘frugali’? No, miopi

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Austria, Olanda, Danimarca e Svezia. Quattro Paesi e una definizione profondamente sbagliata. I Paesi ‘frugali’ non esistono. Ci sono Paesi, e i quattro in questione sono molto diversi tra loro per cultura e tradizioni politiche, che hanno un obiettivo comune nel negoziato in corso per decidere le sorti dell’Europa: guardare esclusivamente ai propri, presunti, interessi. Quindi, più che ‘frugali’, meglio ‘egoisti’ o, ma serve approfondire, ‘miopi’.

 

Egoismo e miopia sono peraltro strettamente connessi tra loro. Nella proposta franco-tedesca non c’è l’approccio umanitario che sostiene la beneficienza e la solidarietà che prevede, come è giusto che sia, non è una gentile concessione. Se Francia e Germania fanno realmente sul serio, lo fanno perché hanno compreso che l’economia europea senza la Spagna, l’Italia e tutti gli altri Paesi colpiti dall’epidemia del Coronavirus non può reggere. Lo fanno perché un interesse collettivo coincide con un interesse particolare. Ecco perché il calcolo opportunistico di Austria, Olanda, Danimarca e Svezia è soprattutto miope.

 

Le difficoltà dei Paesi del Sud non sono un fattore estraneo alla loro economia e le richieste di sostegno non sono il tentativo di redistribuire debito accumulato. Il Recovery fund deve essere uno strumento che, in maniera diretta o indiretta, porta un beneficio all’intera economia europea. E l’emissione di debito comune, considerata un tabù dai quattro ‘miopi’, non è una colletta per sfamare gli indigenti ma l’unico strumento possibile per condividere uno sforzo comune, finalizzato a un obiettivo comune: portare fuori dalla crisi un’Europa quanto più possibile preservata nella sua integrità economica e sociale.

 

L’alternativa è muoversi in ordine sparso, seguendo la suggestione della Brexit e assecondando il principio che da soli, protetti, e barricati nei propri confini, si possa fare meglio. È una narrazione che appassiona tanti sovranisti sparsi un po’ ovunque in Europa, ovviamente Italia inclusa.

 

Più che dividersi tra Paesi ‘frugali’, come se veramente si trattasse di essere ‘sobri’ o ‘parchi’ nei comportamenti, e Paesi ad alto debito, e per questo ‘sregolati’ o ‘sfrenati’ nelle spese, sarebbe il caso di trovare il modo per sentirsi tutti un po’ più europei.

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