Advertisement

29 Luglio 2020

Amazon, Apple, Facebook e Google alla sbarra del Congresso Usa

Carlotta Balena

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

C’è chi ha chiamato l’incontro di oggi – rigorosamente in streaming, ed anche questo ha un che di storico – un ‘Big Tobacco moment’ cioè il punto di non ritorno in cui si certifica che anche il mondo della tecnologia è diventato un monopolio pericoloso. Era il 1994, infatti, quando i presidenti delle sette più grandi aziende americane di sigarette (definite, appunto, ‘Big Tobacco’) si presentarono al Congresso Usa per dire che le loro ‘bionde’ non producevano dipendenza. I tempi sono cambiati, ma il succo è quello: Amazon, Apple, Facebook e Google sono i colossi mondiali della tecnologia e oggi i loro amministratori delegati sono stati convocati dal Congresso americano per una interrogazione sul loro ruolo sempre più pervasivo nelle vite dei cittadini tanto da diventare un cartello. I quattro si dovranno difendere, presumibilmente smentendo che le loro aziende siano quelle che usano tutti, ogni giorno, da qualsiasi dispositivo e in qualsiasi luogo, e che il loro potere di influenza non è poi così grande.  

 

I loro nomi sono ormai noti forse quanto le aziende che guidano: Jeff Bezos è colui che ha fondato Amazon nel lontanissimo 1994 trasformandola in una gallina dalle uova d’oro (attualmente Bezos è l’uomo più ricco del mondo, grazie alle azioni di Amazon); Tim Cook ha preso le redini della Apple direttamente da Steve Jobs; Mark Zuckerberg, a soli 36 anni, a capo del gruppo Facebook (che comprende anche Instagram e Whastapp), si è già trovato di fronte al Congresso per il caso Cambridge Analytica e ultimamente ha dovuto affrontare una campagna di boicottaggio contro il dilagare dell’hate speech sulla sua piattaforma; Sundar Pichai, infine, guida Google (Alphabet). 

 

Dopo numerose denunce, centinaia di ore di interviste e dopo aver ottenuto dalle società oltre un milione di documenti, gli ispettori del Congresso interrogheranno oggi i quattro Ceo. È la prima volta che appaiono insieme in un contesto di questo tipo: dovranno difendere le loro società presumibilmente da accuse di monopolio e pratiche scorrette, formulate in seguito ad oltre un anno di inchieste. Ed è decisamente la prima interrogazione al mondo che vede alla sbarra due degli uomini più ricchi al mondo e quattro aziende che in totale valgono quasi 5 trilioni di dollari. 

 

Nell’udienza ci saranno 15 membri dell’Antitrust americana che faranno domande domande da 5 minuti. Le accuse per ogni azienda sono diversificate ma tutte coinvolgono il loro essere diventate, in qualche modo, un monopolio. Di Amazon si dice che stia abusando del suo doppio ruolo di venditore diretto e di piattaforma che ospita venditori terzi, Apple è accusata di pratiche scorrette sul suo App Store per bloccare i rivali, Facebook avrebbe costruito un monopolio dei social network, mentre ad Alphabet, cioè Google, l’Antitrust contesta il dominio sfrenato sulla pubblicità online, e sugli algoritmi di ricerca. Il tutto condito dalla paura che, soprattutto per le piattaforme di contenuti, siano veicoli di fake news.

A portata di click

Acquista Fortune in formato digitale per leggere i nostri contenuti su qualsiasi dispositivo.

In ufficio o a casa tua

Abbonati per ricevere dove preferisci ogni nuova uscita della versione cartacea di Fortune.

Rimani aggiornato

Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere la migliore selezione degli articoli di Fortune.