Advertisement Advertisement Advertisement Advertisement Advertisement

30 Ottobre 2020

Scorporo rete Tim inizia il suo percorso all’Agcom

Fortune

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

Siamo al preliminare del preliminare, ma intanto la pratica è tornata sul tavolo dell’Autorità garante per le comunicazioni. Accolta con il più cauto ottimismo. Al prossimo Consiglio, l’Agcom deciderà l’avvio della consultazione pubblica, l’ascolto di tutti gli operatori concorrenti, sul progetto di scorporo della rete di accesso da Tim per farla confluire in FiberCop. Poi si passerà all’esame approfondito.

 

Dopo il via libera, ci vorranno una decina di giorni per mettere a fuoco le domande per la consultazione degli stakeholder e altri 30 per ricevere tutte le risposte. A quel punto, dopo Natale, l’Agcom, che opera anche per conto dell’Ufficio europeo viste le dimensioni dell’operazione, potrà cominciare a tirare le fila del lavoro e capire gli effetti sotto il profilo della regolamentazione della fattibilità dello scorporo.

 

Come è noto, Tim punta a trasferire a Fibercop il milione e 530 mila tonnellate di rame, il calcolo è stato fatto da un ingegnere del settore, che collegano i circa 270.000 armadi della rete alle case dei clienti con due obiettivi. Consentire alla nuova entità costituita insieme al fondo americano KKR e Fastweb, di muoversi più agilmente liberandosi dalle pastoie regolatorie che impongono vincoli di investimento e commerciali a Tim anche nel cablare con la fibra, oltre ad avere le risorse per consentire la sostituzione del doppino con le nuove connessioni.

 

Il progetto prevede l’ingresso con il 37,5% del fondo americano KKR, che ha messo 1,7 miliardi e corroborerà, pro quota, il piano di investimento da 14,5 miliardi in cinque anni che non è privo di rischi perché l’attenzione alla fibra, in Italia sembra ancora scarsa.  Dai dati dell’Agcom si scopre che i clienti in fibra di Tim, a giugno 2020, erano poco sopra le 200.000 unità su circa 10 milioni di abbonati al fisso. In tutta Italia su oltre 20 milioni di linee solo 1,4 milioni di persone si sono lasciate convincere all’upgrade verso l’ultra banda.

 

Il secondo obiettivo è di creare una società che possa diventare il fulcro della rete unica a cui l’intero governo sembra aderire. Ma c’è da convincere Enel a mettere a fattor comune Open fiber, società per la rete in fibra, di cui il colosso elettrico detiene il 50%, e che finora non ha voluto portare in dote al progetto di rete unica nazionale. Ma Enel ha sempre la via d’uscita di cessione della propria quota al fondo australiano Macquarie che ha già presentato un’offerta e che potrebbe a quel punto rendersi disponibile per il progetto più grande per il quale Tim si è sempre adoperata, senza però mai riuscire a trovare il consenso o il supporto convinto anche degli altri operatori. Avendo creato una società separata, l’Ad di Tim, Luigi Gubitosi, potrebbe raccogliere maggiore interesse.

 

Per il momento, l’Autorità getta acqua sul fuoco delle aspettative essendo stata “chiamata a valutare, con gli strumenti propri dell’analisi di mercato, l’effetto del progetto di separazione sugli obblighi regolamentari esistenti avuto riguardo in particolare alle garanzie di equivalence e parità di trattamento nella fornitura dei servizi di accesso alla rete”, un lavoro che non sarà né breve né facile, fanno capire.  Se il progetto è stato valutato in prima approssimazione “fattibile” e in grado di “migliorare le condizioni di concorrenza nel settore”, è anche probabile che raccoglierà, malgrado il mantenimento del controllo da parte di Tim, il favore degli altri operatori. Lo scorporo con la societarizzazione è considerata la misura che più di ogni altro consente, in astratto, la trasparenza antitrust per le autorità.

 

E poi c’è l’aperto sostegno del governo. Il presidente del consiglio, il ministro dell’economia Roberto Gualtieri e anche numerosi esponenti della maggioranza vorrebbero la rete unica sul modello esistente nel settore elettrico e hanno detto di volersi impegnare allo scopo. E se si andasse avanti con progetto, prima scorporo e poi riunificazione, mentre la pandemia da Coronavirus è ancora imperante, i problemi antitrust potrebbero essere superati d’autorità: “il Parlamento potrebbe aggirare i vincoli antitrust con una legge che non potrebbe essere cassata dall’Europa”, ha spiegato a Fortune Italia un alto funzionario di una delle Autorità coinvolte.

A portata di click

Acquista Fortune in formato digitale per leggere i nostri contenuti su qualsiasi dispositivo.

In ufficio o a casa tua

Abbonati per ricevere dove preferisci ogni nuova uscita della versione cartacea di Fortune.

Rimani aggiornato

Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere la migliore selezione degli articoli di Fortune.