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20 Novembre 2020

Giglio: sul digitale al punto di non ritorno

Maria Elena Molteni

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(LuxuryandFinance) – Una rivoluzione copernicana che segna un punto di non ritorno e che darà luogo a una selezione naturale, perché, come sosteneva Darwin, “non sopravvive il più forte ma chi meglio si adatta ai cambiamenti”. Alessandro Giglio, a capo di Giglio Group (e-commerce media company quotata a Piazza Affari con oltre 100 brand, 200 piattaforme mondiali, 300 milioni di utenti e sedi in Milano, Genova, Roma, Lugano, New, York, Hong Kong, Shanghai), ne è certo. Il digitale ha definitivamente sfondato gli argini. Non solo non se ne potrà più prescindere, ma modificherà le nostre abitudini di acquisto, in tutti i settori. Con buona pace di chi sostiene che l’esperienza del retail fisico è ancora importante, soprattutto nel lusso. Dopo i 40 anni si smette fondamentalmente di consumare, si esce dai radar delle strategie dei brand. I Millenials non hanno necessità di toccare quello che acquistano.

 

La loro ‘soddisfazione’, per non parlare di quella delle generazioni successive, trova riscontro in altri aspetti: la rapidità, la velocità, la ricchezza di informazioni immediatamente reperibili. Il fatto di non doversi spostare per effettuare l’acquisto. Ciò non significa che il negozio fisico morirà: avrà altre funzioni, di servizio essenzialmente e in alcuni casi nemmeno quello. Uno scenario da vera e propria rivoluzione socioculturale, oltreché economica, ma che traccia una visione chiara sul futuro, senza paura. “La pandemia – spiega il presidente di Giglio Group a Luxury&Finance – ha accelerato lo sviluppo digitale di circa 7-8 anni. Abbiamo fatto un balzo nel futuro e nelle abitudini di acquisto degli utenti di circa 8 anni in pochi mesi. Anzi, aggiungerei in un mese, quello di marzo”. Giglio cita un dato per tutti: “la Sardegna è cresciuta in acquisti on-line nel solo mese di marzo del 2500%. Questo dimostra che le persone hanno immediatamente reagito alla costrizione legata al covid con uno slancio e una evoluzione digitale molto netta e molto rapida. La triste e terribile situazione nella quale ci troviamo dettata dalla pandemia non fa che rafforzare questo processo di sviluppo digitale. Non solo all’interno delle aziende – sopravviveranno solo quelle che saranno capaci di attuare questa trasformazione digitale o che hanno già iniziato ad attuarla- ma nelle abitudini di acquisto delle persone. Si sta creando un processo irreversibile di trasformazione nei modelli di comportamento“.

 

Un processo che sarà “lento” e che certamente “non si risolverà nei primi mesi dell’anno e che comunque condizionerà il 2021”. Secondo Giglio “in attesa del vaccino, ci aspettano due anni di vita all’insegna del digitale che segneranno una linea di non ritorno. Nulla portare tornare più come prima. Il retail non potrà più avere il medesimo modello di business di prima. Il canale di vendita è diventato l’e-commerce. Tutto il resto ruota attorno ad esso. Del retail fisico rimarrà molto poco, e quel poco che resterà dovrà per forza essere agganciato all’e-commerce attraverso le più avanzate tecnologie di multicanalità, in una modalità completamente diversa da quella alla quale eravamo abituati”.

 

Per Alessandro Giglio, “l’importanza del contatto fisico al momento dell’acquisto è assolutamente superata. Per Millennials l’esperienza tattile è assolutamente inutile, inusueta. Chi prova l’e-commerce, e tutti l’hanno provato in questo periodo, capisce che ogni abitudine è facilmente superabile”. Ma, avverte, il digitale non lo dobbiamo vedere come ciò che ‘ammazza’ il business del retail. Può dare invece una forte spinta: pensiamo alle botteghe dei presepi di San Gregorio Armeno a Napoli. Quanto c’è di più artigianale, tipico, locale di una bottega artigiana di statuine dei presepi? “Con l’online questi piccoli negozi potranno esportare i loro prodotti in tutto il mondo. Immaginiamo un turista giapponese che va a Napoli, vede le statuine del presepe, le acquista, torna a Tokyo e poi decide di arricchire la sua collezione, Come potrà farlo senza l’online? E se gli amici che fanno a fargli visita dovessere appassionarsi? Ecco che una piccola piccola bottega assolutamente local, caratterizzata direi incastrata in un territorio ben preciso può diventare glocal e quindi globale”.

 

Altro discorso per i negozi di prossimità, anche se, in quel caso, vivrà chi mostrerà una maggiore capacità di adattamento. “Nel momento in cui negoziante di prossimità riesce a trasmettere un rapporto umano, una conoscenza approfondita del prodotto e quindi trasforma la vendita in un servizio, la sua esistenza continua ad avere senso” sottolinea Giglio, che porta anche l’esempio delle boutique all’interno dei centri storici. Non capiterà più di volerle raggiungere per un acquisto, ma saranno un tassello di una giornata che diventa esperienza, durante la quale si visita un museo, si sorseggia un caffè in un bar storico: “diventa parte di un’esperienza importante in un contesto storico, architettonico, enogastronomico e culturale”. Andremo dunque in un negozio solo e soltanto se lì troveremo skill tali da giustificare lo spostamento.

 

Intanto Giglio Group, mostra numeri in crescita nel terzo trimestre con un ritorno all’utile: 73 mila euro (contro una perdita netta al terzo trimestre 2019 di 2,9 mln). I ricavi nei nove mesi si attestano a 34,3 milioni, in aumento del 19,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. L’attesa è per una crescita in linea rispetto a quella già tracciata. “Ci attendiamo un 2021 di enormi soddisfazioni” assicura il presidente: “il nostro obiettivo è allargare il portafoglio prodotti, perché la trasformazione digitale che prima era concentrata sul fashion, si è estesa a tutte le fasce di popolazione e a tutte le aree geografiche e categorie anagrafiche. E’ lì che noi vogliamo cogliere questa occasione, allargando i nostri servizi dall’elettronica, al food, al design (Giglio è distributore mondiale di Kartell) e all’healthcare, che significa non solo mascherine chirurgiche, ma anche parafarmaceutico e nel futuro anche farmaceutico. Continueremo a presidiare il fashion con il quale siamo nati e dal quale continuiamo a mantenere grandi aspettative”.

 

L’obiettivo di Giglio Group, dunque, “è riuscire a cogliere le opportunità del digitale a 360 gradi e sfruttare tutte le piattaforme possibili: i social saranno la prossima frontiera delle vendite on-line. Lo sono già in paesi asiatici e lo diventeranno per tutto il mondo. Ci sono nuovi metodi di pagamento che si stanno affacciando”. Anche in relazione al fintech si assisterà quindi a una grande rivoluzione: “i social ormai tendono sempre di più a emettere una loro criptovaluta o una propria modalità di pagamento. Questo andrà a scontrarsi con una serie di problematiche soprattutto politiche di varia natura, ma sicuramente a quello siamo destinati. Non mi meraviglierei che domani anche le prestazioni professionali venissero pagate con buoni Amazon, per esempio. Si creerebbero delle monete, delle valute parallele completamente indipendenti dalle banche centrali, che potrebbero cambiare radicalmente lo scenario valutario. trovo che sia inevitabile. Non so in quanto tempo, ma lì si arriverà”. Insomma, questa è la frontiera. “La storia ci insegna che questi sviluppi avvengono per scalini non in maniera progressiva e graduale. Ci sono dei momenti che sono disruptive rispetto ai precedenti. Pensiamo a quello che è successo nelle nostre vite nel 2007: non penso a Lehman Brothes, ma al primo smartphone. Ci ha cambiato la vita in maniera radicale”. E quello che stiamo attraversano è un grande scalino della storia: “nella drammaticità, questo resta un momento straordinario per le profonde trasformazioni sociologiche che attraverseranno l’umanità” conclude Giglio..

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